Matteo Renzi 140807213229
MAMBO 29 Agosto Ago 2014 1021 29 agosto 2014

Matteo, l'individualismo politico non fa riforme

Il passo indietro del premier sul decreto scuola è un campanello d'allarme di un governo che non lavora in squadra.

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Matteo Renzi.

Il passo indietro di Renzi sul decreto scuola e forse su altro ancora è un involontario elogio alla vecchia politica.
Penso alla 'vecchia politica' in senso astratto perché anche nel passato siamo stati assillati dagli annunci, abbiamo assistito a rinvii, abbiamo visto liti nei governi.
PONDERARE LE SCELTE O TWITTARE? C'è però una vecchia politica astratta dove si immagina che il premier ponderi le sue scelte, ne annunci quelle certe, risolva preventivamente i contrasti nel proprio esecutivo.
La 'nuova politica', invece, sia quella buona sia quella meno buona, è tutta dichiarazioni, tweet, prove muscolari, rapide marce indietro.
Il problema di oggi non sono le riforme annunciate che non ci saranno, perché prima o poi questo premier le farà, il problema di oggi è la caduta di immagine che questo clamoroso passo indietro provocherà. La scuola è un tema sensibile.
I 100MILA INSEGNANTI 'PROMESSI'. Renzi ha parlato di una riforma che ci avrebbe lasciato a occhi aperti, di 100 mila insegnanti in più, e, per dire solo una delle cose annunciate, il doppio maestro/a alle elementari. È roba che interessa non milioni di italiani, ma tutti gli italiani. La sera del 28 agosto, invece, ha deciso di rinviare a nuova data.

Il rischio: promesse a go-go ma niente fatti

Giorgio Napolitano (a sinistra) con Matteo Renzi.

C'è una critica, distruttiva, che Renzi deve evitare gli venga rivolta, cioè l'idea che lui sia come gli altri: promesse a go-go e fatti zero. Così torniamo al tema di fondo del renzismo e del suo protagonista. L'impeto e la vocazione riformista sono grandi, scarseggiano però sia la capacità di analisi delle difficoltà e degli avversari sia la forza culturale della squadra.
L'ASSENZA DI UNA SQUADRA DI LAVORO. Renzi, lo notava qualche giorno fa Ernesto Galli Della Loggia, non ha né vuole avere una squadra, né tale può ritenersi il piccolo gruppo che gli sta attorno. Una squadra è composta da intellettuali, manager, burocrati in grado di gestire le intuizioni del leader e di realizzarle.
UN PREMIER CHE NON VUOLE VINCOLI. Serve gente tosta non fidati amici. Renzi non vuol fare questa scelta. Chi lo conosce dice che ha una tale ossessione della propria autonomia politica da portarlo a temere rapporti consolidati e quindi vincoli di squadra.
Calcisticamente gioca inseguendo la palla dopo averla buttata davanti all'avversario. Così rischia di prendere il goal non di farlo.
IL RISCHIO DI UNA 'MUSATA'. Personalmente penso che personalità così strutturate non cambino idea per un esercizio di intelligenza, che Renzi ha abbondantemente, ma perché prendono una 'musata'.
Resta questa particolare circostanza che Renzi, per suo merito e per quella cosa chiamata destino, ha in mano il destino del Paese e se va a sbattere ci facciamo male tutti. Anche per lui la ricreazione è finita da tempo. Qui non c'entrano i gufi, qui si parla di errori. Se poi i gufi gufano sugli errori c'è poco da lamentarsi. È la loro natura.

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