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MAMBO 1 Settembre Set 2014 1156 01 settembre 2014

Israele, la deriva intransigente porta all'isolamento

L'intolleranza verso il dissenso sta assumendo proporzioni preoccupanti. Il rischio, concreto, è che il popolo ebraico resti solo.

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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

Daniele Nahum, responsabile cultura del Pd milanese e da sempre in posizione apicale nella Comunità ebraica della sua città, è stato in questi giorni, racconta il primo settembre il Giornale, pesantemente insolentito e minacciato da militanti della sinistra, non solo estrema, per il suo appoggio a Israele.
Da tempo l'antisemitismo ha smesso di essere un marchio della destra. Nella storia dei partiti comunisti, e del maggiore di essi il Pcus, molte volte la caccia all'ebreo ha avuto la stessa virulenza della caccia al dissidente.
In Italia, nella sinistra moderata e liberale, dai radicali di Pannella ai repubblicani di La Malfa e Spadolini fino al Psi di Nenni, invece, l'amicizia verso Israele era sentita e praticata. Nel Pci fu diverso. Quel partito che pure, come fece l'Unione sovietica, condivise la nascita dello Stato di Israele, nel tempo divenne crogiolo di terzomondismi che suscitarono anche la sospettosità di Giorgio Amendola, comunista, se si può dire, liberale che accettava e difendeva, tuttavia, il ruolo dell'Urss nel mondo.
IL PCI E LA DIFFIDENZA VERSO ISRAELE. Ebrei e sostenitori di Israele nel Pci, sono stati numerosi i primi, scarsi i secondi. Napolitano e Fassino ruppero questo clima di chiusura ma, a parte Veltroni, il maggior partito della sinistra è sempre stato ostile o diffidente verso Israele e ha considerato la questione ebraica solo come un tributo postumo all'anti fascismo e alla memoria della Shoah.
L'ebreo combattente per la sua patria o ansioso sulle sorti di quel Paese pur essendo cittadino a pieno titolo dell'Italia non ha mai trovato terreno facile nella sinistra. Questo fu l'unico punto di contatto fra il Pci e Craxi, che mutò la tradizione socialista facendola diventare filo-araba e palestinese in strano connubio con una sua antica componente di sinistra, poi confluita nel Psiup e infine nel Pci, che è sempre stata baathista (Vecchietti e Valori, ecc).
VIETATO DISSENTIRE. Non è quindi strano che nella sinistra anche moderata convivano non solo critiche legittime allo Stato di Israele ma anche posizioni che ne mettono in dubbio il diritto a esistere e a difendersi. Su quest'ultimo punto però il dibattito prende un'altra piega. Detto che non si sarà mai sufficientemente vigilanti sull'antisemitismo, bisogna stare molto attenti nel dare questa etichetta a chi critica, come fanno molte insigni personalità israeliane, Netanyahu. Invece, soprattutto fra alcuni amici devoti di Israele, zelanti in modo predicatorio, e in alcuni ambienti delle comunità ebraiche italiane o fra alcuni ebrei che vivono a Tel Aviv e dintorni e sono di origini italiane, sta diventando diffuso l'atteggiamento di chiusura verso chiunque non la pensi come il governo di Gerusalemme (scritto bene, no?).
QUEGLI INSULTI A JESURUM. Leggo spesso il blog e le cose che scrive Stefano Jesurum, giornalista titolato del Corriere della Sera. Attento, colto, equilibrato, uomo di pace. Il 30 agosto Jesurum ha pubblicato un'agenzia di stampa che raccontava come il governo israeliano stia pensando a nuovi insediamenti, si chiamano colonie, nei pressi di Betlemme. Jesurum ha criticato questa decisione con parole convincenti, comunque che hanno convinto me.
È stato insultato pesantemente fino a essere spinto a non intervenire più nel dibattito. Non va bene. Dico parole al vento che non saranno raccolte, ma fra alcuni amici di Israele e nelle stesse comunità, e anche nei loro organi apicali, sta crescendo una intolleranza verso il dissenso e il dibattito che allarma. Se tutto ciò che non converge con il governo israeliano è antisemita, Israele e il popolo ebraico sono più soli. C'è qualche personalità autorevole che, anche in memoria di una straordinaria tradizione culturale ebraica di tolleranza, può fermare questa pericolosa deriva?

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