Camusso Landini 140205193444
SINDACATI 2 Settembre Set 2014 1035 02 settembre 2014

Maurizio Landini, le strategie del segretario Fiom

Il leader Fiom dialoga con Renzi. Che gli offre una sponda politica.

  • ...

Susanna Camusso e Maurizio Landini.

Divisi su tutto, ma uniti dalla necessità di contenere lo stesso rivale: Susanna Camusso.
Dopo mesi all’insegna di una certa freddezza, Matteo Renzi e Maurizio Landini hanno compreso di avere bisogno ancora uno dell’altro. E poco importa che da ottobre il leader della Fiom voglia organizzare la più grande mobilitazione che si sia vista nel Paese da qui a 20 anni. Che gioco forza, dovrà schierare la piazza contro il presidente del Consiglio.
A dicembre dell’anno scorso i due si incontrarono, in maniera molto plateale, a una mostra fotografica organizzata dalla Fiom a Firenze.
Era un momento delicato e cruciale per entrambi. C’erano state da poco le primarie per la guida del Pd e la Cgil, pur non prendendo ufficialmente parte alla contesa, di fatto si era schierata con Gianni Cuperlo. Da lì a pochi mesi si sarebbe tenuto il congresso di Corso d’Italia e Landini voleva avere le mani libere e sfilarsi dalla mozione unitaria, che portava in calce proprio il nome suo e quello della segretaria.
RENZI-LANDINI, PATTO ANTI-CGIL. La pressione delle parti sociali sul governo è forte.
Camusso minaccia l’autunno caldo e Raffaele Bonanni la corregge dicendo che «ci sarà un autunno difficile» e che «Renzi deve scendere dalla nuvola», convocando i sindacati a Palazzo Chigi.
Così, di fronte a cotanti attacchi, deve aver pensato il premier, che cosa c’è di meglio che invitare a Palazzo Chigi Fabrizio Landini e discutere con lui di massimi sistemi?
Questo è avvenuto il 27 agosto scorso e i due hanno colpito nel segno se subito il leader Cisl ha definito quello della Fiom la stampella di Renzi. Accusa, a dire la verità, ribadita da vari settori della sinistra del Pd e della Cgil. Sergio Bellavita, portavoce nazionale dell’area Il sindacato è un’altra cosa/Opposizione Cgil, ha dichiarato: «Se l’uso che il premier fa di Landini è chiaro, coprirsi a sinistra rispetto al duro attacco al mondo del lavoro che il suo governo persegue, diventa davvero incomprensibile la ragione che spinge Landini a Palazzo Chigi a un incontro informale».
IL PREMIER PUÒ OFFRIRE UNA SPONDA POLITICA. Da Palazzo Chigi hanno fatto sapere che i due hanno parlato delle crisi industriali in atto nel Paese, della riforma del lavoro e del rallentamento dell’attività economica.
Ed è probabile che sia vero, visto che Renzi – dopo che il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha avallato l’accordo sulla rappresentanza tra confederali e Confindustria – ha poco da offrire a Landini, se non una sponda politica. Perché il capo delle Tute blu ha tanto consenso tra i suoi, ma totale diffidenza appena varca i confini dell'organizzazione.

Il leader della Fiom: «L'interlocuzione? Io l'ho cercata con tutti i governi»

Matteo Renzi, presidente del Consiglio italiano.

In quest’ottica il leader Fiom ha dichiarato al Corriere della Sera 24 ore dopo la visita: «Io l'interlocuzione veramente l'ho cercata con tutti i governi, se la trovo adesso con questo non sono io che ho cambiato strategia. Poi è chiaro che ci sono punti di vista ancora molto diversi. Io voglio poter dire la mia. Ma senza porre veti, perché un governo ha poi il diritto di decidere». Per poi concludere: «La forza di Renzi sta nel consenso che ha saputo cogliere perché, dopo 20 anni di governi che non hanno affrontato i veri problemi, lui ha incarnato per la gente il cambiamento. Ho apprezzato la scelta degli 80 euro, che va confermata, e la tassazione delle rendite finanziarie. Non mi è piaciuta l'estensione dei contratti a termine e non mi convince molto la riforma istituzionale ed elettorale. Il vero banco di prova sarà nei prossimi mesi: dal lavoro alla lotta all'evasione. Staremo a vedere». Al riguardo, viene da chiedersi se Landini abbia illustrato a Renzi i suoi progetti per l’autunno.
LA DIFFIDENZA DELLA CGIL. Il segretario dei metalmeccanici della Fiom si appresta a lanciare una mobilitazione nazionale per riunire nelle piazze italiane lavoratori, studenti e precari, ai quali presentare una piattaforma di misure politiche ed economiche da far votare con appositi referendum in un’apoteosi della democrazia diretta. L’ultimo allievo di Claudio Sabatini vuole l’appoggio della macchina Cgil, ma da Corso d’Italia sono titubanti perché vedono in questa, più che un’iniziativa di lotta, la fondazione di un partito. Quello che manca alla sinistra del Pd.
Chi conosce Landini, dice che lui non ha velleità politiche. Poteva guidare Rivoluzione Civile al posto dell’ex magistrato Antonino Ingroia, ma nonostante tante pressioni ha sempre voluto restare in Fiom. A molti quest’iniziativa appare non altro che la materializzazione del “partito delle fabbriche” vagheggiato negli Anni 70 da Sabatini e sempre respinto dalla Cgil. La quale, fino a qualche anno fa, era più interessata a discutere di contratti che di politica.
I METALMECCANICI PERDONO PESO. Fatto sta che se il progetto di Landini andasse avanti, il leader Fiom farebbe poca fatica a mettere assieme un’area del dissenso dai contorni estesi e variegati. Indispensabile per tenere la piazza in un autunno che sarà contraddistinto da bassa crescita e alta disoccupazione. Anche perché al centro ci sono i precari, di fatto mai rappresentati dal sindacato.
È difficile fare una previsione sugli esiti di questa campagna. Ma il segretario ha soltanto da guadagnarci in una fase nella quale è isolato come non mai. Camusso ha stravinto l’ultimo congresso e con la firma del testo sulla rappresentanza ha portato a casa delle regole che, come ha chiesto da sempre la Fiom, impediscono a un’azienda di limitare l’agibilità sindacale per le sigle che non firmano i contratti. Ai principali tavoli i metalmeccanici della Cgil contano sempre meno. La Fiat, pure sconfitta in tribunale come dimostra il rientro di 19 operai a Pomigliano, sta portando avanti un ambizioso turnaround senza l’apporto della Fiom. La politica non sembra farsi ispirare dal partito delle fabbriche. Titti Di Salvo, ex Fiom vicina a Gianni Rinaldini, ha guidato la scissione di Sel portando Gennaro Migliore verso il Pd. Ma se nascesse il partito di Landini tutto cambierebbe.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso