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SPIN DOCTOR 3 Settembre Set 2014 0600 03 settembre 2014

I leader e il ruolo dei numeri due

Liberano il capo dalle incombenze. Lo illuminano, rimanendo autentici. E risultano decisivi. Perché l'importanza dei numeri due non va sottovalutata.

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Matteo Renzi con Luca Lotti.

Una antica categoria di spin doctor sono i consiglieri: quelli del Principe, ieri, quelli a fianco dei top manager o dei leader politici, oggi. Il loro ruolo non è cambiato molto nel tempo. Erano e sono potenti nell’ombra, assistono con diverso stile i decisori nella loro attività quotidiana, sono i secondi in comando, gli interlocutori preferiti, il braccio destro, i confidenti dei segreti più reconditi, gli alleati nelle battaglie etiche e nei colpi bassi. Ma quali sono le loro caratteristiche e come devono essere scelti dai potenti?
IL POTERE DERIVA DAL LEADER. È il tema di un libro stuzzicante, appena uscito a Londra il cui titolo Consiglieri introduce nella lingua universale il tema che l’autore Richard Hytner, vicepresidente per le strategie e l’innovazione del colosso della pubblicità Saatchi & Saatchi, sviluppa accuratamente in oltre 270 pagine, senza un calo di tensione. Quali caratteristiche deve avere il consigliere? Come mantenere la fiducia tra il leader e il suo braccio destro? E come scegliere chi mettersi a fianco delegandogli potere e autonomia? Sono domande alle quali ciascun leader ha tentato di dare risposta e che Hytner dettaglia in diversi stili di personalità, pur ribadendo che dal Cardinale Richelieu, la cui figura è diventata una icona della categoria, ad Alistair Campbell, che ha vissuto una stagione di immenso potere al fianco di Tony Blair, nessun consigliere ha mai dimenticato che il proprio potere deriva dal leader che gliel’ha attribuito. Pena la fine del rapporto fiduciario.
LE IDEE AL CENTRO DELL'AGENDA COMUNICATIVA. L’esatto ruolo del consigliere è definito da un comune accordo fin dalle prime fasi del rapporto con il suo leader. E Hytner identifica quattro archetipi generali di influenza del consigliere verso il suo capo, perché è indubbio che per diventare indispensabile al leader, il numero due dovrà non solo eseguire perfettamente quanto gli viene richiesto, ma anche realizzare quanto il capo non ha mai sognato di raggiungere. E questo è vero particolarmente per gli spin doctor che riescono a far sì che le idee del leader siano sempre al centro dell’agenda comunicativa. È stato così per Karl Rove, il consigliere di Bush, per Campbell con Blair, per Steve Hilton con David Cameron, in diverse fasi Ferrara, Bondi e Bonaiuti per Berlusconi, fino al duo Luca Lotti e Filippo Sensi per Matteo Renzi.
Cosa si aspetta il bravo leader. Le aspettative, secondo la ripartizione ideata da Hytner, e che possiamo ritrovare nella nostra esperienza, sono quattro:

1. Essere liberato dalle incombenze e dai pensieri. Il leader liberato si concentra sull’essenziale sapendo che tutto ciò che non è per lui prioritario è coperto dal suo consigliere che non gli manderà mai, dunque, una mail al primo mattino che recita più o meno: «Avrei pensato che sarebbe meglio informarti...». Il leader sa che se riceve un tale messaggio significa che il suo consigliere non sa che pesci pigliare.
2. Essere illuminato dai continui stimoli del suo consigliere. Il tempo è poco per continuare ad aggiornarsi, per essere in linea con le nuove tendenze e con il dibattito prevalente.
3. Riuscire a rimanere autentico. Sono già tanti coloro che lisciano il pelo e che blandiscono. Il vero leader non ha bisogno di yes men tra i suoi consiglieri, ma di persone che reggono lo specchio e lo rappresentano com’è. Solo così sa di poter affrontare al meglio le sfide.
4. Portare a compimento gli obiettivi ed essere decisivo nell’ultima azione o nella parola definitiva. Il leader vuole dal suo consigliere sostegno e idee, ma al grande pubblico, nelle riunioni che contano, con gli azionisti deve essere lui il protagonista della soluzione.

A fronte di queste quattro categorie di aspettative da parte dei leader (ma ovviamente possono esserci diversi mix), si intuiscono altrettanti stili dei consiglieri.

1. Il consigliere magnetico è una pietra solida, sui cui il capo sa di potersi appoggiare, liberandosi da incombenze e fastidi. Il consigliere magnetico prende il lavoro dal tavolo del suo capo, liberandolo dalla quotidianità per permettergli di concentrarsi sulla leadership. Hytner identifica poi diverse sottocategorie di questa tipologia di consigliere: il Caddie (una sorta di portatore instancabile), il Roadie (cioè un assistente operativo e psicologico), la Spalla (che ricorda la controfigura nel teatro) e la Colonna (che porta su di sé il peso degli altri collaboratori).
2. Il consigliere educatore, la prima fonte di illuminazione del leader. Anche qui, diverse sottocategorie: lo Sherpa (conduce il suo capo nei meandri della conoscenza tecnica), il Filosofo, che dà sempre un punto di vista indipendente, l’Allenatore che sostiene il leader nel miglioramento continuo delle sue performance.
3. Il consigliere ancora tiene il leader con i piedi per terra, sa ridurre la sua vanità e lo libera dalla presunzione. Tra le sottocategorie va indicato il Ragionatore, che riporta il suo leader dai sogni alla realtà, il Confidente (il solo a stare di fronte al suo capo ascoltandone i segreti più profondi), il Simpatico che sa sdrammatizzare i momenti di tensione, l’Amico (che condivide anche il tempo libero e la famiglia).
4. Infine, il consigliere potremmo dire efficace a cercare la pace, a mediare, a dare un senso all’agenda, a completare un lavoro, sempre per dare al leader la possibilità di archiviare un risultato. In questa categoria troviamo i consiglieri capaci di creare valore all’attività del leader, quelli in grado di creare il clima più adatto al risultato, i montatori instancabili del puzzle operativo del proprio capo, i giocatori nell’azzardo della policy quotidiana.

E voi sareste un buon consigliere?
Fate il vostro test qui.

Twitter @gcomin

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