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SCENARIO 3 Settembre Set 2014 0600 03 settembre 2014

Ucraina, Nato-Russia: nuova Cortina di ferro

L'Alleanza atlantica pronta a muovere 4 mila uomini a Est.

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Il segretario della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

Una nuova Cortina di ferro ai confini dell'Unione europea. Sostanza e forma sono in via di definizione tra i 28 alleati della Nato che si sono riuniti d'emergenza (anche con l'Ucraina, esterna al patto) e, tra il 4 e il 5 settembre, presente anche il presidente degli Usa Barack Obama, sono chiamati a tirare le somme dell'accordo in un meeting nel Galles. Sul tavolo la protezione della frontiera orientale del Patto atlantico dall'«aggressione» sia di Mosca sia di chiunque altro.
LA NATO FRENA KIEV. Mentre Kiev batteva i piedi per entrare nella Nato, in vista di una «grande guerra» con la Russia, l'Alleanza atlantica ha frenato, rimettendo al parlamento ucraino l'iter per l'ingresso e valutando un generico dislocamento di forze negli ex satelliti sovietici.
Anche se al momento non si è definito alcun nemico, è chiaro che a est della Scandinavia e delle Repubbliche baltiche, da tamponare ci sono solo mire nazionaliste dello “zar”del Cremlino, Vladimir Putin.
IPOTESI DI TRUPPE ALL'EST. La proposta di schierare, secondo quanto è trapelato, una «nuova forza di 4 mila unità» nei Paesi confinanti con la Russia - truppe regolarmente addestrate, equipaggiate per i combattimenti e con mezzi logistici che permettano di muoversi nell'arco di 48 ore - non può leggersi che come il ritorno alla militarizzazione dei confini tra Est e Ovest. Putin, dal canto suo, ha ricordato che la «Russia è una potenza nucleare». Con cui «non si scherza».
Tra i membri della Nato ci sono governi più agguerriti (Stati post comunisti e Gran Bretagna) e altri più prudenti (Germania e Italia).
Ma tutti concordano, in linea generale, sulla condanna dell'azione di Mosca in Ucraina. Verosimilmente, l'accordo militare per la fortificazione a Est della Nato sarà soft. Ma verrà stretto.

Cameron capitano coraggioso in Ucraina: coalizione di 10 mila uomini

David Cameron.

Il segretario uscente della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha anticipato che lo schieramento - un mix di truppe regolari e unità speciali, sarà composto a rotazione dalle forze dei Paesi membri e sarà pronto a un impegno immediato - «potrà viaggiare leggero e, se necessario, colpire duro».
INTERVENTO IN 48 ORE. Nell'arco di 48 ore, dalle basi permanenti nell'Est il contingente potrà intervenire «ovunque ci sia una minaccia», con il supporto di Aviazione, Marina e delle Forze speciali dell'Alleanza.
È singolare che, per l'escalation ucraina, anche Svezia e Finlandia - tenacemente fuori dalla Nato -, dopo un lungo dibattito interno abbiano aperto le porte al Patto atlantico per dislocare le truppe (via terra, nello spazio aereo e in mare) e svolgere esercitazioni militari.
L'OK DI FINLANDIA E SVEZIA. Putin, evidentemente, questa volta spaventa anche i due Paesi scandinavi rimasti neutrali nella Guerra fredda. I documenti per l'accesso alla Nato sul territorio sono pronti per essere firmati all'inizio di settembre, in occasione del summit in Galles.
La sede Oltremanica del vertice atlantico, benché programmato ampiamente prima dell'escalation ucraina, cade a fagiolo per tracciare la nuova Cortina di ferro. Tra i più penalizzati per le sanzioni di Mosca che colpiscono i business degli oligharchi russi della city finanziaria londinese, il governo di destra inglese si è convinto che, a questo punto, è meglio passare all'azione, piuttosto che temporeggiare con sanzioni e contro-sanzioni.
LONDRA CAPOFILA DEGLI INTERVENTISTI. Contro Putin, il premier britannico David Cameron si è infatti posto capofila di una cordata interventista di sette Paesi Nato (Regno Unito, Danimarca, Lettonia, Lituania, Estonia, Norvegia e Olanda), proponendo di creare un contingente di almeno 10 mila soldati. Al gruppo, secondo le indiscrezioni del Financial Times, potrebbe unirsi anche il Canada. La nuova forza (comprensiva di unità navali e aeree e complementare ai 4 mila uomini), cosiddetta di corpi di spedizione Jef, dovrebbe essere annunciata da Londra, in coincidenza con il summit Nato. Con buona pace dell'opinione pubblica britannica, che chiede a Cameron di star fermo, in Iraq come in Ucraina.
MERKEL PROPONE NUOVE SANZIONI. La Germania che, pure contro l'opinione pubblica, ha armato 4 mila peshmerga curdi di missili anti-carro, fucili e granate, sull'Ucraina frena: «Niente guerra, né armi a Kiev», ha detto Angela Merkel, «servono nuove sanzioni».
All'unisono con il capo di Stato Joachim Gauck, ex dissidente dell'Est, la cancelliera tedesca ha dichiarato Mosca «fuori, per sua volontà, dalla partnership con l'Europa». E la Germania (primo partner commerciale europeo di Putin), pur pagando più degli altri lo scotto delle sanzioni e delle contro-sanzioni russe, è schierata con Kiev.

Mogherini: «La soluzione politica è l'unica possibile»

Federica Mogherini.

Come Berlino, anche l'Italia ha grandi interessi sul gas e subisce perdite dal blocco agri-alimentare russo.
«La soluzione politica è l'unica possibile. Ribadisco quello che l'Unione europea (Ue) e la Nato finora hanno sempre detto», ha sottolineato il ministro degli Esteri italiano (designato capo della diplomazia europea) Federica Mogherini, alla vigilia del vertice atlantico. Per Roma, tuttavia, Mosca, «per sua scelta», ha cessato di essere un partner strategico.
A frenare c'è anche la Turchia, che con la Russia ha interessi consistenti in ballo, al pari della Francia. Ma con il presidente russo che alza il tiro («se voglio prendo Kiev in due settimane», ha minacciato Putin) è improbabile che l'Alleanza atlantica non concordi su un cordone di protezione, perlomeno di poche unità, nell'Europa orientale.
NUOVA URSS CONTRO L'ALLEANZA. Proprio ciò che Putin, nel post Guerra fredda, non ha mai voluto: truppe della Nato di stanza negli ex satelliti dell'Est. Ma la perdita dell'Ucraina, tassello fondamentale per l'Unione euroasiatica russa, ha scoperchiato i suoi progetti di ricostituzione dell'Urss (la grande Nuova Russia), per i quali Putin pare disposto a tutto. Anche a rialzare barricate tra Est e Ovest.
EUROPA DEBOLE. L'Europa unita, d'altra parte, è nel suo massimo di debolezza politica ed economica: un'esca per squali. «In Galles ci incontreremo in un mondo cambiato», ha detto Rasmussen, «il summit è cruciale per la storia della Nato».
Il Readiness action plan (Rap, piano di intervento rapido), con le «punte di lancia» atlantiche ai confini, farà il solletico alle 20 mila unità russe che lambiscono l'Ucraina. Putin, in risposta all'Occidente, è pronto a schierare rinforzi, una «dottrina militare adeguata alle nuove minacce».

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