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EDITORIALE 4 Settembre Set 2014 1220 04 settembre 2014

Forza Italia, ora Berlusconi potrebbe scioglierla

Il Cavaliere sempre meno a suo agio nel partito. Perché, forte del suo rapporto con Renzi, non gli serve più.

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Il leader di Forza Italia ed ex premier Silvio Berlusconi.

Nel partito di Berlusconi, adesso che grazie alla sentenza Ruby il Cav un po' di agibilità politica l'ha riconquistata, è tutto un borbottante mal di pancia che dalla provincia arriva fino ai piani alti.
Dove, per altro, anche la dirigenza è di nuovo spaccata tra falchi e colombe.
I primi vorrebbero un'opposizione dura e pura al governo, cui non hanno però sinora mai fatto mancare i voti. Gli altri, sempre più minoranza per la verità, sono per l'andare d'amore e d'accordo. Una minoranza con un piccolo e non trascurabile particolare: vi è compreso il fondatore e mentore di Forza Italia, ovvero colui che in prima e in ultima istanza dirime e comanda.
Berlusconi infatti non ha nessuna voglia di fare la guerra a Matteo Renzi. E per molti motivi.
PARTITO SEMPRE PIÙ INGOMBRANTE. L'ex sindaco, siglando il patto del Nazareno, gli ha restituito la perduta centralità politica. I due si “piacciono”, il più vecchio vede nel più giovane quel quid invano cercato tra i suoi aspiranti eredi.
In più, e questa è la ragione dirimente, i manager delle sue aziende e i figli che le governano vogliono che questo esecutivo duri.
Piersilvio, che gestisce le televisioni, a suo tempo sorprese tutti dichiarandosi renziano della prima ora.
Marina, capo di Fininvest, in una delle ultime riunioni di famiglia, è stata tranchant: «Se il partito diventa un ostacolo per le nostre aziende, sciogliamolo».
Il che conferma la primigenia e mai dismessa vocazione di Forza Italia a essere partito-azienda, ovvero un movimento nato e cresciuto per fare da scudo al patrimonio della famiglia Berlusconi.
Ma soprattutto conferma che Silvio, nonostante il crescente malumore dei suoi, non ha alcuna intenzione di mollare Renzi al suo destino. Se mai, e la crisi Ucraina è lì a dimostrarlo, tende a ricavarsi uno spazio di mediazione non da leader di partito, ma da “padre della patria”, ruolo che con l'età stimola il suo narcisismo e gli costa molta meno fatica che gestire una Forza Italia che intorno alle sua spoglie politiche è dilaniata da lotte fratricide.
L'ENTOURAGE DEL CAV SENZA BUSSOLA. Questo Cavaliere versione governativa spiazza come non mai il suo entourage. Il Giornale si trova giocoforza a fare titoli al bromuro, abdicando alla sua dose di inesausto rancore a favore del Fatto Quotidiano.
Brunetta non sa più a che santo votarsi, anche perché per la sua animosità rischia di perdere la prediletta creatura del Mattinale, la tribuna da cui ogni giorno può sfogare il suo malcontento.
La Santanché vaga di dibattito in dibattito, esibendo lo spettro della pasionaria forzista che fu. Mentre Fitto, l'oppositor scontento, ripete come una macchinetta che occorrono le primarie, mostrando ancora di non aver capito che di primario nel suo partito c'è soltanto il Cavaliere.
A questo punto, la logica imporrebbe due sbocchi.
O Forza Italia si scioglie, prendendo atto della sua inutilità a fronte di un leader cui è venuta a noia e che percorre in solitudine la corsia preferenziale del rapporto con Renzi. Oppure si ribella al capo, lo sfiducia in una resa dei conti alla 25 luglio 1943 (magari prima meditando sulla fine che poi fecero gli oppositori del Duce), e ne insedia uno di nuovo.
Ma chi? E qui siamo alle solite: avendo ripetuto fino alla noia, come hanno fatto tutti i suoi maggiorenti, che Forza Italia esiste solo grazie a Berlusconi, se lo togli di mezzo poi dove vai? E soprattutto: (Alfano docet) chi ti vota?

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