Massimo Alema 140828170235
MAMBO 4 Settembre Set 2014 1712 04 settembre 2014

Renzi e D'Alema, perché lo scontro tra i due leader è infruttuoso

Si detestano appassionatamente. Ma il conflitto tra di loro è sterile. Se non possono collaborare, almeno non alimentino l'ennesima rissa a sinistra.

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Massimo D'Alema.

Gli ex amici di Massimo D'Alema sono stati i più severi e ingenerosi sull'intemerata anti-Renzi del personaggio a cui devono quasi l'intera loro notorietà.
Si sa che l'ex segretario Pds ha acceso - e in parte accende - sentimenti forti, di amore e di odio.
Si sa anche che è politicamente sempre all'erta. Talvolta prende il sopravvento la prudenza, più spesso la voglia di dire e di combattere.
Nel rapporto con Renzi abbiamo avuto molte ombre e poche luci.
ANCHE D'ALEMA E VELTRONI HANNO ROTTAMATO. D'Alema ha regalato per primo all'attuale premier lo statuto di nemico della vecchia guardia della sinistra all'indomani del lancio della cosiddetta rottamazione.
Lo stesso D'Alema, e con lui Veltroni, ha risparmiato a Renzi e ai suoi ragazzi la fatica di alcune cancellazioni dalle liste elettorali rinunciando alla rielezione.
Del resto entrambi gli ex segretari non ebbero mano leggera nel rottamare Achille Occhetto e Alessandro Natta.
D'ALEMA IRRITATO PER LA NOMINA DI MOGHERINI. Ora si dice che le nuove critiche di D'Alema a Renzi siano frutto di quella recente battaglia rottamatrice e si dice, in aggiunta, che l'ex deputato di Gallipoli sia molto irritato per la nomina della Mogherini al suo posto nel ruolo di capo degli Affari Esteri in Europa. Probabilmente è tutto vero.
Resta la brutta impressione di una discussione successiva di non alto livello.
D'Alema si sorprende delle reazioni renziane e definisce i suoi avversari come energumeni di Twitter.
Se tenesse conto, cosa che sa perfettamente per averla praticata, che quando un leader è sotto attacco i suoi collaboratori reagiscono duramente, si sorprenderebbe meno e si presenterebbe meno come vittima.

Max e Matteo, impossibile vederli collaborare

Il premier Matteo Renzi.

Gli amici di Renzi e il premier, che hanno tutto, dico tutto, il potere politico con annessa egemonia comunicativa, se smettessero di demonizzare un ultra-sessantenne che non li ama e li contrasta alla luce del sole, forse darebbero l'idea di un gruppo dirigente meno nervoso.
Gli ex amici di D'Alema per un po' dovrebbero dimenticarlo.
Non si può passare la vita a incensare un leader e a trascinarlo nella povere, e talvolta nel fango, quando conviene a ciascuno di loro.
DUE ESTRANEI DI TALENTO. D'Alema e Renzi, che appassionatamente si detestano, dovrebbero essere contenti di essere l'uno l'avversario dell'altro.
Il presidente del Consiglio ha come contraddittore un uomo ormai anziano che viene da quel 'lontano' a cui si sente estranea tanta parte della gente del Pd.
L'ex ministro degli Esteri ha di fronte a sé un leader di successo che non insidia la sua tradizione essendo figlio di altri padri.
Sono politicamente due estranei di talento.
Immaginare di vederli collaborare è ormai impossibile.
UNO SCONTRO INFRUTTUOSO. La politica di oggi, però, non prevede ruoli per i perdenti, neppure simbolici o di pura tribuna.
La politica di oggi contiene una regola terribile: ti sarà fatto quel che hai tu fatto.
D'Alema patisce ora l'accantonamento che subì il povero Occhetto, domani Renzi potrà trovarsi nelle stesse condizioni di oggi di D'Alema, con tanti renziani a sfoderare interviste contro di lui.
Servirebbero due cose semplici-semplici: la prima, che entrambi riconoscessero di essere irriducibilmente contrapposti dall'età, dalla cultura, dalla visione. La seconda, che entrambi dicessero ai loro sostenitori di astenersi dall'aprire l'ennesima rissa nella sinistra per non dare a quest'ultimo spettacolo quest'ombra di tristezza, e di servilismo, che non aiuta né D'Alema né tanto meno Renzi.

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