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CONTI PUBBLICI 4 Settembre Set 2014 0740 04 settembre 2014

Spending review: un nuovo piano per arrivare a 20 miliardi

Il governo vuol fermare i tagli.

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Enrico Morando, viceministro dell'Economia.

Il governo studia un nuovo metodo per risparmiare sui conti pubblici, senza dover necessariamente tagliare, ma assegnando un valore economico alla buona amministrazione.
MIGLIORARE LE AMMINISTRAZIONI. Come ha riportato La Repubblica, secondo il vice ministro dell'Economia, Enrico Morando, «un’operazione di spending così profonda e radicale - con obiettivi qualitativi e quantitativi importanti, 16 miliardi nel 2015 e 32 miliardi nel 2016, rispettivamente uno e due punti di Pil - si può realizzare soltanto attraverso misure legislative nuove? Oppure una quota di risparmio può venire da una più efficace azione amministrativa per attuare le riforme già fatte?».
«ATTUARE LEGGI GIÀ APPROVATE». Secondo Morando, la risposta è che «una quota di questi risparmi può anche derivare da attività di alta amministrazione, ovvero di migliore attuazione delle leggi già approvate, dunque già incorporate nel bilancio a legislazione vigente».
In sostanza, si tratta di un cambio di approccio per il risparmio sui conti dello Stato, se prima si partiva dall'alto per andare verso il basso, da oggi dovrebbe essere il contrario.
ARRIVA IL MODELLO INGLESE. Non sarebbe più il ministero dell'Economia, a decidere da solo quanti e quali tagli applicare, ma la spending review diventerebbe un processo in parte delegato alle amministrazioni periferiche. Si tratta quindi di un passaggio dal «modello francese», dove Parigi controlla tutto, a quello inglese, dove vige la delocalizzazione.
E per Morando, un'operazione del genere non troverebbe spazio nella legge di Stabilità, ma in quella di bilancio, dove potrebbero essere contabilizzati i risparmi maturati dal basso.
Per ora, non si sa come il ministero di Padoan potrebbe dare un valore all'amministrazione virtuosa. L'unica certezza è che in vista ci sono i tagli: da quelli alle partecipate non redditizie, per arrivare al 3% promesso ai ministeri.

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