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NOMINE 4 Settembre Set 2014 1200 04 settembre 2014

Ue, Juncker ha pronto il nuovo esecutivo

Il rigorista Katainen supervisore di Moscovici.

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da Bruxelles

Il presidente della Commissione Ue in pectore Jean-Claude Juncker.

Il 5 settembre il neo presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker deve presentare la squadra di commissari del nuovo esecutivo europeo. Ma è entro la seconda settimana del mese che il politico lussemburghese deve occuparsi del capitolo più complesso della partita: distribuire i portafogli all'intero collegio, cercando di soddisfare le richieste degli Stati membri ma anche del parlamento. Per insediarsi a palazzo Berlaymont (il primo novembre) la Commissione deve infatti avere il via libera di Strasburgo (la seduta plenaria è dal 15 al 18 settembre).
Compito non facile visto che gli europarlamentari hanno già promesso battaglia in caso non siano rispettati gli equilibri politici, etici e di genere.
LO SCETTICISMO DEI SOCIALISTI. Come ha sottolineato il 3 settembre il gruppo parlamentare dei socialdemocratici S&D in una nota rivolta a Juncker: «La questione di genere non è l'unico ostacolo che vediamo nel percorso del nuovo esecutivo», si legge, «dobbiamo vedere che la nuova Commissione è una rappresentazione reale e appropriata delle forze politiche in parlamento».
L'equilibrio tra commissari provenienti dai diversi schieramenti politici è quindi fondamentale. I socialisti, per quanto siano soddisfatti per la promessa fatta da Juncker di dare alla sinistra la commissione per gli Affari economici, temono che la nomina dell'ex ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici sia in realtà un cavallo di Troia.

Moscovici sotto la supervisione del rigorista Katainen

Pierre Moscovici.

Ancora prima di aggiudicarsi l'importante portafoglio, che era del finlandese Olli Rehn, il francese ha visto il proprio potere “ridimensionato” da uno stratagemma che Juncker ha messo a punto per evitare che la flessibilità abbia la meglio sul rigore.
L'idea è quella di dare a sette 'super vicepresidenti' il coordinamento dei portafogli affidati ai singoli commissari. E secondo quanto spiegato dall'entourage del lussemburghese, il portafoglio degli Affari economici affidato a Moscovici potrebbe essere 'gestito' dal 'rigorista' finlandese del Ppe Jyrki Katainen.
Una supervisione che si dovrebbe estendere anche ad altri portafogli economici di peso come la Concorrenza, l'Industria e il Mercato unico.
Scelta che fa storcere il naso ai socialisti preoccupati per una possibile perdita del potere decisionale da parte del candidato transalpino, costretto a subordinarsi con il finlandese, e a occuparsi alla fine solo della crescita.
MERKEL, OK AL FINLANDESE. La prospettiva di un Moscovici commissario semplice agli Affari economici coordinato da Katainen piace invece ai popolari. E soprattutto spiega il placet da parte di Berlino verso il francese. Fintanto che un sostenitore della linea dura di bilancio, come Katainen, è nominato vicepresidente della Commissione, ha osservato il Der Spiegel, Angela Merkel non ha nulla da temere.
Berlino aveva infatti espresso il proprio scetticismo nell'affidare il difficile ruolo a un Paese come la Francia dove si violano le norme europee sul deficit. Soprattutto considerando che il ministro delle Finanze di Parigi degli ultimi due anni (dal 2012 al 2014) è stato proprio Moscovici.
PIERRE, MINISTRO DELLA FRANCIA 'SPENDACCIONA'. Ma a non fidarsi del socialista francese non è solo la Germania: a Bruxelles alcuni eurodeputati della commissione parlamentare per gli Affari economici e monetari (Econ) non serbano un buon ricordo del francese e potrebbero esprimere un parere negativo sulla sua nomina.
Come tutti i ministri delle Finanze dell'Ue, Moscovici è stato infatti più volte invitato a presentare la politica economica del suo Paese alla Econ. Un appuntamento fondamentale soprattutto visto che la Francia era sotto procedura per deficit eccessivo.
L'ATTACCO DELLA BRITANNICA BOWELS. Ma Moscovici ha cancellato la sua audizione sulla politica economica «per ben quattro volte», ricordano alla Econ, «e per di più all'ultimo momento». Un episodio che non fa certo onore al futuro commissario per gli Affari economici: «Il suo comportamento è stata una vera beffa nei nostri confronti», disse l'allora presidente della Econ, la parlamentare liberale britannica Sharon Bowels. Una mancanza che non «pregiudicherà il suo voto in parlamento», spiega un europarlamentare francese, ma sicuramente renderà il suo 'commissariamento' con l'affiancamento di Katainen più digeribile, non solo ai popolari.

Quote rosa: nove commissarie sicure, l'ultima è la belga Thyssen

Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini.

Nonostante le tensioni, quindi, la possibilità che la squadra di Juncker riceva il via libera da Strasburgo già durante la prima seduta plenaria è quasi certo. Anche la minaccia di bocciare la Commissione per mancanza di un adeguato numero di donne è infatti ormai data per superata.
Dopo la nomina di Federica Mogherini ad Alto rappresentante per la politica estera, Juncker dovrebbe riuscire ad avere almeno lo stesso numero di commissarie presenti nell'esecutivo uscente, ovvero nove, considerato il minimo indispensabile dall'Europarlamento per dare il suo via libera.
BRATUSEK TRA LE PAPABILI. La Romania, di fronte alla promessa di ottenere le Politiche regionali, ha sostituito Dacian Cialos con Corina Cretu. La Danimarca ha candidato il ministro dell'Economia Margrethe Vestager, la Polonia ha scelto la vicepremier e ministro delle Infrastrutture Elzbieta Bienkowska, la Slovenia l'ex premier sloveno Alenka Bratusek e il Belgio ha confermato l'europarlamentare popolare Marianne Thyssen.
Una rosa di nomine al femminile che si va ad aggiungere alla ceca Vera Jourova, alla svedese Cecilia Malmström, alla bulgara Kristalina Georgieva. Nove sono già sicure, senza considerare che anche Cipro e Malta hanno una donna come candidato B. Che in cambio di un portafoglio importante potrebbe diventare la prima scelta.

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