L'ALLERTA 5 Settembre Set 2014 0600 05 settembre 2014

Isis, foreign fighters: misure più stringenti in Europa

Così i governi occidentali contrastano il «turismo» jihadista.

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Un agente davanti all'ingresso del numero 10 di Downing street.

Allarmato dalle informazioni delle agenzie di intelligence che stimano in «almeno 500» il numero di cittadini britannici che si sarebbero uniti ai jihadisti dell'Is, il primo settembre, il premier inglese David Cameron ha annunciato alla Camera dei Comuni l'intenzione di varare un nuovo pacchetto di norme anti-terrorismo per contrastare il reclutamento jihadista ed evitare che il rischio di un attacco terroristico su suolo britannico diventi «critical».
LONDRA ALZA IL LIVELLO DI ALLERTA. Tre giorni prima, infatti, Downing Street aveva deciso di innalzare il livello di allerta da «sostanziale» a «grave» (il livello «critical», massimo allarme, viene attivato solo se il rischio di un attentato è considerato imminente). Era dal 2010 che non succedeva.
DIRITTI, SCONTRO TRA CAMERON E I LIBDEM. La reazione di Cameron è apparsa ad alcuni analisti eccessivamente allarmista, e nel parlamento inglese c'è già chi, soprattuto tra i libdem, si è detto contrario a una misura - la possibilità per la polizia inglese di ritirare il passaporto ai cittadini sospettati di volersi unire alle milizie jihadiste in Siria o in Iraq - che lederebbe i diritti di cittadinanza. Cameron dovrà ora cercare una mediazione ma non sarà l'unico leader europeo a doverlo farlo. Olanda e Francia hanno già proposto misure eccezionali di controllo, a differenza dell'Italia. Il ministro Angelino Alfano riferirà in Senato il 9 settembre sul «terrorismo internazionale di matrice religiosa».
ALMENO 3 MILA OCCIDENTALI TRA I JIHADISTI. Il fenomeno dei cosiddetti foreign fighters, infatti - stranieri convertiti alla jihad o che hanno deciso di combattere in conflitti non convenzionali in Medio Oriente e nel Nordafrica - ha messo in allarme le cancellerie europee e non solo.
Stabilire quanti siano con esattezza è molto difficile. Secondo i dati diffusi dal Soufan Group di New York e dall'International center for the study of radicalization di Londra ci sarebbero tra gli 11 mila e i 12 mila combattenti stranieri in Siria, dei quali circa 3 mila occidentali. Numeri che stanno spingendo molti governi a considerare misure straordinarie di sicurezza.

Regno Unito: potenziare servizi di sicurezza e controllo sulle linee aeree

Il premier britannico David Cameron.

Oltre al ritiro del passaporto, il piano presentato dal primo ministro britannico prevede anche un rafforzamento dei poteri dei servizi di sicurezza per controllare i sospetti terroristi: se sarà approvato, le compagnie aeree saranno obbligate a passare alle autorità informazioni sui passeggeri diretti in zone di conflitto (o di ritorno).
SCAMBIO DI DATI TRA INTELLIGENCE. Un'iniziativa che dovrebbe, secondo Cameron, essere condivisa anche con gli altri governi europei in modo tale da facilitare lo scambio di dati tra le diverse intelligence. Il premier inglese ne parlerà con gli omologhi europei al summit Nato in corso a Newport, in Galles.

Francia: divieto di espatrio per chi è a rischio terrorismo e confisca passaporti

Bernard Cazeneuve, ministro dell'Interno francese.

Il 9 luglio scorso, il ministro dell'interno francese, Bernard Cazeneuve, ha presentato al parlamento una legge anti-jihad che comprende il divieto di lasciare la Francia per i cittadini considerati a rischio terrorismo o radicalizzazione per un periodo massimo di sei mesi.
Il pacchetto, se entrasse in vigore, darebbe anche alle autorità francesi il diritto di confiscare il passaporto ai sospettati.
UN NUMERO VERDE PER SEGNALARE I SOSPETTI. Quattro mesi fa, l'Eliseo ha anche attivato un numero verde a cui denunciare comportamenti anomali e Cazeneuve ha espressamente invitato i genitori di giovani potenzialmente esposti alla propaganda jihadista a segnalarli alle autorità. Da quando è stata attivata la linea, ha detto il ministro, sono state registrate circa 300 chiamate.
Secondo le stime del governo, tra i 700 e gli 800 cittadini francesi si sarebbero uniti all'Isis nell'ultimo anno.

Olanda: revoca nazionalità per chi si unisce a gruppi terroristici e controllo del web

Ivo Opstelten, ministro della Giustizia olandese.

Anche in Olanda il governo sembra deciso a voler contrastare il fenomeno dei foreign fighters con smisure di sicurezza sempre più stringenti.
Il 29 agosto, il ministro della Giustizia, Ivo Opstelten, ha rivelato che la autorità olandesi hanno già annullato finora 33 passaporti di persone sospettate di volersi unire ai jihadisti. I figli di due coppie di Huizen, nel nord dell'Olanda, sottoposte al provvedimento, sono stati presi in affidamento dalle autorità, in attesa di ulteriori accertamenti.
APPROCCIO INTEGRATO. In una lettera al parlamento datata 3 settembre, Opstelten e il collega Lodewijk Asscher, ministro del Lavoro e degli Affari sociali, hanno illustrato il piano del governo per un «approccio integrato» nel contrasto all'estremismo religioso. Nel documento vengono proposte molte misure, tra cui la revoca della nazionalità olandese per coloro che si uniscono a a gruppi terroristici, solo nel caso in cui questo non comporti l'apolidia. Per farlo però il parlamento dovrà modificare la legge olandese sulla cittadinanza. La discussione è prevista per novembre.
STRETTA SU INTERNET. Una parte importante del piano è dedicata al controllo dell'informazione online. «Chiunque produca o diffonda propaganda jihadista online, e le piattaforme digitali che verranno utilizzate a questi scopi, saranno identificate», si legge nella bozza. «Le informazioni saranno prontamente condivise con le agenzie competenti».

Australia: possibilità di fermo senza mandato di arresto

Anche in Australia, dove le autorità hanno già sequestrato il passaporto a un numero non precisato di sospettati, come ha rivelato il 16 giungo scorso lo stesso ministro degli Esteri australiano, Julie Bishop, si discute di nuove norme antiterrorismo, tra cui la possibilità del fermo senza mandato di arresto.

Italia: Alfano riferisce in Senato il 9 settembre. Nessuna misura speciale presa

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano.

In Italia non sono state proposte finora misure speciali per individuare ed eventualmente punire i foreign fighters. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha annunciato che riferirà al Senato martedì 9 settembre sul «terrorismo internazionale di matrice religiosa».
Dai dati in possesso del Viminale, sarebbero una cinquantina circa gli italiani che hanno imbracciato le armi insieme con i miliziani jihadisti dell'Isis.

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