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CONSULTAZIONE 7 Settembre Set 2014 0013 07 settembre 2014

Scozia, indipendentisti avanti nei sondaggi

Il 51% favorevole allo strappo da Londra.

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Il 18 settembre 2014, la Scozia deciderà sulla sua indipendenza. Dopo 300 anni dalla formazione del Regno Unito, gli abitanti delle terre scozzesi sono chiamati a esprimersi in un referendum per ottenere l'autonomia sulla propria politica estera, sul sistema di difesa, sulle relazioni con il Regno Unito e l'Unione europea.
Il favore dei sondaggi tuttavia va alla campagna 'Meglio insieme' che sostiene la permanenza sotto la Corona di Elisabetta II.

L'indipendenza della Scozia non è più un miraggio e a Londra gli unionisti tremano. Per la prima volta un sondaggio, pubblicato a meno di due settimane dal referendum del 18 settembre, ha dato infatti in vantaggio i sì alla secessione dalla Gran Bretagna.
La rilevazione, realizzata da YouGov per il Sunday times e dilagata in apertura su tutti i media britannici, attribuisce ora agli indipendentisti un 51% contro il 49% di coloro che vogliono difendere il legame con l'Inghilterra e con tutto il Regno Unito.
PAREGGIO VIRTUALE. In base al margine di errore statistico si tratta di un pareggio virtuale. Nondimeno il dato resta clamoroso e corona la lunga rimonta dei sostenitori del divorzio, partiti piuttosto indietro all'inizio della campagna.
Già il 2 settembre, per il fronte del 'no', era scattato l'allarme. Un precedente sondaggio YouGov accreditava infatti i secessionisti di un 47% dei consensi, a soli tre punti dalla soglia magica della metà più uno. L'indicazione del 6 settembre accentua la tendenza e conferma una battaglia all'ultimo voto. Con la probabile incognita decisiva dell'affluenza.
SALMOND OTTIMISTA. «Ho sempre pensato che potessimo vincere, i sondaggi sono molto incoraggianti», ha dichiarato il first minister Alex Salmond, capo del governo di Edimburgo e portabandiera del vessillo scozzese con la croce di Sant'Andrea. Per il leader indipendentista il consenso al 'sì' continua a crescere e si vede nell'entusiasmo della gente, che fa ormai «la coda per registrarsi nelle liste elettorali».
Il 18 i votanti hanno tempo fino alle 24 per poter esprimere la loro opinione: e, nel caso, per capovolgere la storia dopo 300 anni di unione. Secondo le rilevazioni YouGov, nell'ultimo mese i secessionisti hanno guadagnato più di 10 punti. Ed è in particolare fra gli elettori laburisti che si sta assistendo a una repentina svolta: i favorevoli all'indipendenza sono passati in poche settimane dal 18% a oltre il 30%.
ALISTAIR DARLING NON FA BRECCIA. Su questo avrebbe influito la scarsa prestazione di Alistair Darling, ex ministro del Tesoro laburista e ora leader della campagna per il 'no', nel corso del secondo dibattito televisivo sull'indipendenza che lo ha visto contrapposto a Salmond.
Downing Street da giorni cerca comunque di non mostrare le proprie preoccupazioni. «Il nostro atteggiamento non cambia, conta il voto nel referendum», ha continuato a ripetere come in una sorta di mantra il premier britannico David Cameron, assicurando di non essere intenzionato a dimettersi neanche in caso di sconfitta.
Come del resto non pensa di farsi da parte Salmond laddove a prevalere dovesse essere il mantenimento dei legami con Londra.
GOVERNO CAMERON OTTO ACCUSA. Ma gli ultimi dati hanno scosso molti ambienti dell'establishment, a cominciare dalla City. Al governo Cameron non pochi hanno imputato in effetti di aver dato fin troppo per scontata la vittoria e di non avere pronto un piano b nel momento in cui la Scozia scommettesse alla fine davvero sulla separazione.
Un atteggiamento che ha attirato inevitabilmente le critiche di Edimburgo, inducendo i paladini dell'indipendenza a cavalcare con ancora maggior foga l'orgoglio nazionale. «Stanno rendendo un cattivo servizio ai cittadini a Nord e a Sud del confine», ha avvertito Angus Robertson, leader dello Scottish national party a Westminster. Se non altro perché i punti su cui eventualmente serve concordare una separazione 'amichevole' tra Londra ed Edimburgo sono tanti: dal destino della sterlina in Scozia a tutti i dossier economico-finanziari, fino ai sottomarini nucleari nelle basi scozzesi.

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