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RETROSCENA 6 Settembre Set 2014 1546 06 settembre 2014

Segreteria Pd, Renzi verso le nuove nomine

Nella nuova squadra saranno presenti le anime dem.

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Poche ore ancora e conosceremo i nomi della nuova segreteria nazionale del Pd. Matteo Renzi li annuncerà domenica 7 settembre, chiudendo la Festa Pd di Bologna, nel discorso in cui dovrebbe chiarire anche il futuro dell'Unità, lo storico giornale di partito.
IL «PATTO DI NON BELLIGERANZA». Non ci saranno figure di primo piano, nella squadra che guiderà il Nazareno, ma dovrebbe essere rispettato il «patto di non belligeranza» stabilito ormai da mesi con la minoranza, che in cambio otterrà la gestione unitaria del partito.
IL CENCELLI DEL PD. Tra i più gettonati, almeno nei rumors di palazzo, ci sono Enzo Amendola, Micaela Campana, Paola De Micheli e Francesco Sanna per Area riformista (i tre rispecchierebbero le anime dalemiane, bersaniane e lettiane del gruppo creato da Roberto Speranza e Nico Stumpo), Valentina Paris, Lia Quartapelle e Francesco Verducci per i Giovani turchi (che comunque si ritengono soddisfatti con la nomina di Matteo Orfini alla presidenza).
LA CORSA DEGLI INDIPENDENTI. I renziani del giro stretto non escludono però delle sorprese, nel senso che il segretario potrebbe pescare in quel bacino di indipendenti che ancora non hanno trovato collocazione, ma si sono distinti per meriti sul campo: in questo caso i nomi degli outsider che circolano sono quelli della giovanissima Laura Coccia, deputata e atleta paralimpica, fresca di successo con il suo ddl CrescoAttivo (a favore dell'assunzione dei laureati in scienze motorie nella scuola primaria) inserito nelle linee guida della riforma della scuola, o Roberto Gualtieri, ex dalemiano appena rieletto in Europa, e (da poco) consigliere molto ascoltato da Renzi sulle vicende continentali.
IL NODO DELLA PARITÀ DI GENERE. Oltre all'obiettivo della «pacificazione interna», resta comunque il criterio della parità di genere da rispettare, e visto che dalla precedente squadra sono uscite tre donne (Maria Elena Boschi, Marianna Madia, Federica Mogherini) e un solo uomo (Luca Lotti), o la segreteria verrà allargata a più dei 12 membri attuali, o ci saranno solo rimpiazzi. Ma in quest'ultimo caso la gestione unitaria sarebbe irrealizzabile. Questo perché chi non ha avuto incarichi di governo, o si è trasferito a Strasburgo, non dovrebbe perdere il suo posto.
L'unica rotazione prevista è quella di Stefano Bonaccini, che dovrebbe passare dagli Enti locali all'Organizzazione del partito, a meno che Davide Faraone non entri nel governo come sottosegretario al Miur (il presidente del Consiglio farà nuove nomine entro ottobre, quando sceglierà il sostituto di Mogherini al ministero degli Esteri).
LA PRIORITÀ È LA COESIONE. Incognite su cui Renzi, come suo costume, si pronuncerà solo all'ultimo momento, magari un'ora prima di salire sul palco bolognese. Non che alla segretario non interessi la vita del partito, anzi. In questo momento storico serve coesione al Nazareno: in ballo ci sono anche i destini dei dipendenti del partito, in fibrillazione da mesi per decisioni che tardano ad arrivare. Anche se quella sui contratti di solidarietà sembra scongiurata, visto il buon flusso di denaro incamerato con le donazioni del 2x1000.
Ecco perché Renzi ha rimandato le nomine in segreteria. Prima doveva avere la certezza che la cosiddetta gestione unitaria non arrecasse danni (ulteriori) alle casse del Pd. L'epoca dei contratti d'oro e delle consulenze pagate a caro prezzo è finita: si cambia verso.
E anche i nuovi membri di segreteria dovranno attenersi a questo «dogma». Oltre, ovviamente, a rispettare i patti e concedere una vita più tranquilla alle riforme in parlamento.

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