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PROGRESSISTI 7 Settembre Set 2014 2210 07 settembre 2014

Pd, Matteo Renzi lancia il patto del tortellino

Festa dell'Unità coi leader socialisti Ue.

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L'euro-patto del tortellino ha consacrato la loro alleanza politica.
Giovani, renziani (almeno nell'abbigliamento) e progressisti.
Sono stati i protagonisti della chiusura della Festa dell'Unità a Bologna. Invitati dal premier italiano Matteo Renzi, c'erano il primo ministro francese Manuel Valls, il segretario del Partito socialista spagnolo Pedro Sanchez, il segretario generale del Pse Hakim Post e il leader dei laburisti olandese Diederik Samso.
UNITI CONTRO ANGELA MERKEL. Hanno mangiato i tortellini auspicando di far andare, nei prossimi anni, il brodo di traverso ad Angela Merkel, paladina dell'austerity.

Il premier Matteo Renzi con il leader Psoe Pedro Sanchez al ristorante Bertoldo, storico stand della Festa dell'Unità di Bologna. (Ansa)

I 40enni leader della sinistra europea si sono riuniti con l'obiettivo di fare squadra e costringere i conservatori ad abbandonare le politiche di rigore per rilanciare la crescita.
RIGOROSAMENTE IN BRODO. Renzi lo ha chiamato il patto del tortellino e li ha costretti tutti a mangiarlo non al sugo ma rigorosamente in brodo, nonostante gli oltre 30 gradi del Parco Nord di Bologna.
Così il simbolo per eccellenza della cucina emiliana si è trasformato in vessillo politico per l'Europa che sognano Renzi e i suoi compagni-coetanei in camicia bianca (che fu 'stroncata' da Giorgio Armani).

Forte del 40,8% alle elezioni europee, i vari ospiti europei hanno riconosciuto nel Pd di Renzi un modello e un punto di riferimento.
«Siamo il più grande partito in Europa», ha detto il premier rivolgendosi ai militanti: «Insieme dobbiamo cambiare l'Ue, questo tipo di Europa la possiamo fare soltanto se il Pd fa il suo mestiere».

Il pubblico della Festa dell'Unità di Bologna. (Ansa)

Valls, alle prese anche con calo dei consensi di Hollande, ha auspicato una sinistra europea che non abbia paura a rinnovarsi e «che faccia sentire unita la propria voce. Se vogliamo essere ascoltati dobbiamo essere uniti, non lo siamo stati abbastanza in passato», ha detto dal palco della festa parlando in italiano.
SFIDA CON SANCHEZ PER I SELFIE. Ma un modello politico, Renzi, lo rappresenta ancor di più per Pedro Sanchez, che anche per l'avvenenza ha conteso al premier italiano il primato dei selfie fra i viali della festa.

Matteo Renzi concede un selfie a due fan. (Ansa)

Per lui, che Renzi ha presentato come il futuro capo del governo spagnolo, la sfida del governo è ancora da vincere.
«Faremo in Spagna quello che avete iniziato a fare qui in Italia con Matteo Renzi», ha detto, «recupereremo il futuro della Spagna e lasceremo la destra senza futuro».

«Scelte difficili, però niente lezioni dai tecnici»

Ma Renzi, oltre al continente, ha guardato anche all'Italia e alle dinamiche della politica interna.
Appellandosi all'unità del Pd «perché in ballo non c'è il mio destino, ma il Paese».
Il premier ha voluto riaffermare il primato della politica: i tecnici «cresciuti all'ombra della Prima Repubblica che per 20 anni non hanno capito né Berlusconi né la crisi e ora ci criticano. Non accettiamo lezioni da loro».
MESSAGGIO ALLA MINORANZA PD. Ai tanti dirigenti della minoranza in platea, da Bersani a Cuperlo, da Civati a Kyenge, ha voluto dare il senso della sfida e della determinazione del governo.
«Ci dicono di prepararci a un autunno caldo e io non voglio sottovalutare le difficoltà dell'Italia. Faremo scelte difficili, avremo il coraggio di rischiare e anche di chiedere scusa se sbagliamo, ma nessuno può fermare il cambiamento».

Matteo Renzi e Federica Mogherini sul palco. (Ansa)

Ha garantito di non voler mollare «di un centimetro», ribadendo che però «da solo» non può farcela né come segretario né come premier.
L'uomo solo al comando, come viene criticato Renzi dentro il Pd, ha teso una mano ai suoi.
«Se tutti ce la mettiamo tutta non ce n'è per nessuno», ha ripetuto per ben due volte sapendo che i 'compagni' non tollerano più le divisioni interne.
APERTURA A BERSANI. Un'apertura vera a Pierluigi Bersani, in platea, che ha ringraziato per essere tornato «grintoso dopo il coccolone», e alla sinistra interna.

Pier Luigi Bersani ascolta l'intervento di Matteo Renzi. (Ansa)

Omaggio anche a Giorgio Napolitano: «Un grande italiano che ha sopportato una campagna indecente e indecorosa per essere stato costretto a dare una mano agli italiani e aver chiesto di rendere il sistema capace di funzionare».
La proposta è quella di aprire la nuova segreteria a tutte le aree. Senza alcun diritto di veto e nessuna rivincita sul congresso.
«LA RIVINCITA NEL 2017». «Se in questo partito qualcuno vuole la rivincita l'avrà nel novembre 2017, se vuole lavorare può farlo da domani mattina». Dopo sei mesi il Pd avrà la nuova segreteria nella quale sono pronti a entrare anche il dalemiano Enzo Amendola e la bersaniana Micaela Campana.

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