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STRATEGIA PRONTA 8 Settembre Set 2014 1953 08 settembre 2014

Obama, guerra all'Isis in tre fasi

Raid aerei, nuovo governo iracheno e offensiva finale.

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Barack Obama.

Il piano anti-Isis è pronto. E nelle previsioni è destinato ad avere uno sviluppo triennale. Con una conclusione dunque dopo la scadenza del secondo mandato di Barack Obama alla Casa bianca.
La campagna prevede tre fasi per indebolire e infine «distruggere» le forze jihadiste in Iraq e in Siria, come ha detto il presidente americano.
IL CONGRESSO ATTENDE. Il Commander in Chief si appresta a presentarlo al Congresso dettagliando per la prima volta la sua strategia, dopo settimane di polemiche sulla presunta mancanza di direzione da parte del governo.
Poi mercoledì, alla vigilia dell'anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001, il discorso alla nazione in diretta tivù.
OPINIONE PUBBLICA DUBBIOSA. Obama deve convincere l'opinione pubblica ancora dubbiosa sulla necessità di agire, anche militarmente, contro l'avanzata dell'estremismo islamico nella regione mediorientale.
L'obiettivo è quello di fermare una violenza cieca dei jihadisti che finora - è stata l'ultima denuncia dell'Onu - ha portato dall'inizio del 2014 all'uccisione o alla mutilazione di almeno 700 bambini, anche nell'ambito di esecuzioni sommarie.
Il presidente però deve rassicurare gli americani che il Paese non verrà trascinato in una nuova guerra in Iraq, come nel 2003.

CAMPAGNA SENZA PRECEDENTI. Del resto - come ha sottolineato il New York times - si tratta di una campagna senza precedenti.
Niente a che vedere con le operazioni anti-terrorismo in Yemen o in Pakistan, limitate a colpire con i droni i leader dei gruppi terroristici.
Diversi anche il conflitto in Afghanistan e la precedente guerra in Iraq, con il coinvolgimento di truppe sul campo.
Un'altra storia fu quella del Kosovo nel 1999, quando il presidente Bill Clinton e la Nato concentrarono la loro offensiva in appena 78 giorni, o i raid che in Libia portarono alla caduta del regime di Gheddafi, con gli Usa che rimasero defilati.
USA LEADER DI UNA COALIZIONE. Stavolta gli Stati Uniti hanno intenzione di giocare un ruolo centrale, di leadership nella vasta coalizione che sta nascendo, dagli alleati della Nato ai Paesi della penisola arabica, passando per la Giordania, l'Egitto e - anche se nessuno lo ammette esplicitamente - l'Iran.
Nessun blitz dunque. Almeno 36 mesi, con i raid aerei che servono a indebolire le forze del 'califfo' e a sostenere le truppe sul campo, che saranno solo irachene, curde e siriane.

1) I bombardamenti già iniziati

Soldati dell'esercito americano. (Ansa)

La prima fase di questa campagna è già iniziata.
È proprio quella dei bombardamenti dei caccia e dei droni Usa, che già conta 145 operazioni: avviata in Iraq con l'obiettivo dichiarato di prevenire massacri e crisi umanitarie e di difendere il personale Usa, ha già indebolito le forze jihadiste e, nelle ultime ore, è stata estesa a difesa di centri strategici come la diga di Haditha, nell'Ovest del Paese.
LA SIRIA NEL MIRINO. E i raid potrebbero ben presto riguardare la Siria, dove si trovano le principali roccaforti dell'Isis, con la città di Raqqa che è stata dichiarata capitale dello stato islamico.
Di sicuro gli Usa non vogliono inviare truppe in Siria, perché «sarebbe un grave errore», ha ribadito il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, spiegando come Washington continuerà invece ad aiutare alcuni gruppi di ribelli.

2) Addestramento delle forze militari irachene

Combattenti peshmerga. (Ansa)

La seconda fase - ha riportato il Nyt - si aprirà con la costituzione del nuovo governo iracheno, probabilmente già nella seconda settimana di settembre.
Un governo più inclusivo che possa permettere agli Usa e ai suoi alleati di concentrarsi sull'addestramento e sull'equipaggiamento delle forze militari irachene, dei combattenti curdi e di alcuni gruppi sunniti.
Saranno fornite armi e munizioni e altre attrezzature militari, che costeranno uno sforzo maggiore in termini finanziari.
STANZIAMENTO DI ALTRI 500 MILIONI. Obama - ha scritto il Wall Street journal - si appresta a chiedere al Congresso di approvare velocemente la proposta da lui presentata nella primavera del 2014, quella di uno stanziamento di ulteriori 500 milioni di dollari per addestrate e armare i ribelli siriani pro-occidentali.

3) Offensiva finale per annientare lo Stato islamico

Le pagine del Sun dedicate a John il jihadista, presunto autore dell'uccisione del reporter Usa James Foley. (Ansa)

Infine la terza fase, quella dell'offensiva finale per annientare lo Stato fondato dal califfo al Baghdadi.
Ci vorranno non meno di tre anni per raggiungere questo risultato, hanno spiegato gli esperti al Nyt. E Obama che doveva chiudere la stagione dei conflitti si ritroverà suo malgrado a lasciare la Casa Bianca con una guerra in corso.
A BAGHDAD ALTRI DUE ATTENTATI. Intanto a Baghdad si registrano almeno 18 morti dopo due attentati suicidi organizzati dall'Isis e una serie di scontri che ne sono seguiti ad Al Dhuluya, circa 50 chilometri a nord della capitale.
E mentre la Lega araba ha chiesto uno stop alle forniture di armi alle milizie 'illegittime' in Libia da parte di Paesi stranieri, uno studio londinese ha mostrato come l'Isis - ironia della sorte - combatta anche con armi americane, quelle sottratte alle forze irachene o ai gruppi anti-Assad in Siria.

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