ESTERI 8 Settembre Set 2014 1032 08 settembre 2014

Scozia, referendum per l'indipendenza: il voto in quattro punti

Gli scozzesi alle urne il 18 settembre per l'indipendenza.

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Dovrebbe la Scozia essere un Paese indipendente?
Una domanda secca, attorno a cui ruota lo storico referendum del prossimo 18 settembre per la scissione tra Edimburgo e Londra, da cui dipendono le sorti dei due Paesi d'Oltremanica.
Gli indipendentisti sono in testa negli ultimi sondaggi, nonostante l'Inghilterra abbia offerto alla Scozia una più ampia autonomia, nel tentativo di scongiurare la fine dell'Unione e le ricadute politico-economiche che potrebbero derivarne (foto).

  • Braveheart, il discorso finale prima della battaglia: il film racconta la storia dell'eroe nazionale scozzese William Wallace, interpretato da Mel Gibson.

DARLING: «UN CAMPANELLO D'ALLARME». Alistair Darling, ex cancelliere dello Scacchiere alla guida della campagna unionista Better together (Meglio insieme), ha ammesso che i numeri sono «un campanello d'allarme» per chiunque pensasse che l'esito del referendum fosse scontato e l'indipendenza respinta: «Adesso è il momento di schierarsi e di farlo a voce alta», ha detto il parlamentare laburista. Ma vediamo, nel dettaglio, regole, schieramenti e possibili conseguenze del voto.

1. Le regole: basta la maggioranza semplice, al voto anche i 16enni

Stando agli ultimi sondaggi gli indipendentisti sono avanti. © Getty

Per la prima volta, anche i giovani che hanno compiuto i 16 anni entro il 18 settembre possono esprimere il loro voto: il futuro della Scozia dipenderà anche da loro.
3,4 MILIONI DI PERSONE ALLE URNE. Secondo le stime più recenti, l'affluenza prevista è dell'80% degli aventi diritto: circa 3,4 milioni di persone dovrebbero quindi recarsi alle urne. L'inizio delle operazioni di voto è fissato alle 7 del mattino di giovedì 18 settembre, la conclusione alle 22 dello stesso giorno.
RISULTATI ATTESI IL 19 SETTEMBRE. Per il referendum è richiesta la maggioranza semplice: l'opzione che otterrà un numero di voti superiore alla metà del numero totale di votanti sarà quella vincente. I risultati verranno comunicati a conclusione dei conteggi di tutte le 32 circoscrizioni scozzesi, e l'esito finale dovrebbe essere annunciato nelle mattinata del 19 settembre.

2. I vip: Connery favorevole all'indipendenza, Bowie contrario

Sean Connery s'è detto favorevole alla separazione da Londra. © Getty

Le star del Regno Unito hanno intanto fatto sentire la propria voce, dividendosi tra fautori e oppositori dell'indipendenza.
Con il passare dei mesi, i fronti contrapposti si sono arricchiti di volti noti, nomi da prima pagina, vip e personalità del mondo dello spettacolo che hanno lanciato appelli a beneficio dell'una o dell'altra causa.
L'attore scozzese Sean Connery è stato tra i primi a prendere pubblicamente posizione nel dibattito, a favore del «sì»: «È un'opportunità da non perdere», ha detto Connery, da tempo un sostenitore della secessione dal Regno Unito. Una vittoria «catturerebbe l'attenzione del mondo».
IL DUCA BIANCO STA CON LA REGINA. Di tutt'altro tono è stata invece l'uscita di David Bowie, che ha affidato il suo appello a Kate Moss. A febbraio la modella inglese è salita sul palco dei Brit Awards e, su richiesta del cantante, ha scandito un messaggio anche a nome di Bowie: «Scozia, resta con noi».
BEATLES E ROLLING STONES D'ACCORDO SUL NO. Sempre in ambito musicale, il «no» all'indipendenza sembra aver messo d'accordo gli ex Beatles e i Rolling Stones, tutti inglesi: Paul McCartney ha firmato quella che è stata definita una «lettera d'amore alla Scozia» sottoscritta da diverse star sull'onda dello slogan: «Rimaniamo insieme». Prima di lui lo aveva fatto l'amico-rivale Mick Jagger, accompagnato dall'attrice Judi Dench e dallo scienziato Stephen Hawking tra gli altri.
ROWLING FINANZIA LA CAMPAGNA UNIONISTA. La creatrice di Harry Potter, JK Rowling, ha fatto anche di più: inglese di nascita, ma trasferitasi a vivere a Edimburgo, proprio nella capitale scozzese ha dato vita al mondo del maghetto. E la scrittrice ha deciso di donare 1 milione di sterline alla campagna Better together, che si batte per il mantenimento dell'Unione.

3. La regina: Elisabetta II ha paura per il futuro della Casa Reale

Elisabetta II e il principe Carlo. © Getty

Nonostante le rassicurazioni ricevute dal premier inglese David Cameron, la regina Elisabetta II è molto preoccupata per la futura unità del Regno. Fonti vicine alla famiglia hanno sottolineato la sensazione d'incertezza che pervade il Palazzo: nell'ipotesi di una vittoria degli indipendentisti, ci si avventurerebbe su un territorio incerto dal punto di vista costituzionale, con incognite anche sul destino della Corona.
WINDSOR «INORRIDITI». La prospettiva di una vittoria del «sì» farebbe addirittura «inorridire» i Windsor. In questo modo, se anche Buckingham Palace si è sforzato di mantenere la versione ufficiale, assicurando la doverosa neutralità politica della sovrana, non è mancato chi ha voluto sottolineare quella che forse è un'ovvietà, ma che tuttavia ha assunto un significato preciso nell'imminenza del referendum: «La regina è unionista».
MA IL VOTO NON RIGUARDA L'UNIONE DELLA CORONA. Elisabetta II, secondo quanto hanno riportato i tabloid inglesi, vuole essere informata quotidianamente sugli sviluppi e sull'andamento della campagna referendaria. E poco importa se Alex Salmond, il leader del partito indipendentista scozzese, ha messo in chiaro fin dall'inizio che il voto riguarda esclusivamente l'unione politica (che risale al 1707) e non l'unione delle corone inglese e scozzese (sancita nel 1603).
LO SPAURACCHIO REPUBBLICANO. C'e' infatti anche chi, nel disegnare scenari, è andato decisamente oltre: con una Scozia indipendente, l'eventualità di un dibattito sull'opportunità di un capo di Stato eletto potrebbe accendere una «miccia repubblicana», finora però pressoché assente. I sondaggi non lo hanno escluso: secondo un recente rilevamento di YouGov, infatti, il 31% degli scozzesi preferirebbe un capo di Stato eletto, anche se il 54% si è dichiarato affezionato alla regina, volendola mantenere anche in caso d'indipendenza.

4. Le ricadute economiche: timori per la moneta e contesa sul petrolio

Alistair Darling e Alex Salmond dopo un dibattito televisivo sul referendum. © Getty

Se per mesi gli economisti inglesi hanno preferito ignorare il voto del 18 settembre, all’indomani del sondaggio che ha rivelato un’impennata nel sostegno all’indipendenza nella City è scoppiato il panico. Se non altro perché i punti su cui eventualmente concordare una separazione amichevole tra Londra ed Edimburgo sono tanti: dal destino della sterlina in Scozia a tutti i dossier economico-finanziari, fino ai sottomarini nucleari nelle basi scozzesi.
IN FORSE IL FUTURO DELLA STERLINA. La sterlina, mercoledì 3 settembre, ha registrato la seduta peggiore degli ultimi sette mesi, e secondo alcuni analisti il calo potrebbe peggiorare in caso di indipendenza. I mercati risentono dell’incertezza, e una vittoria del «sì» porterebbe molte incognite. Il colosso bancario Lloyds potrebbe spostare la sede legale da Edimburgo a Londra, e la banca d’affari Goldman Sachs ha parlato di «conseguenze seriamente negative» per entrambe le economie. La Scozia, con un’economia di 150 miliardi di sterline, contribuisce per il 10% all’intera economia britannica e, senza considerare l’industria petrolifera, paga l’8,2% di tutte le tasse. La moneta sarebbe più debole e le mancate entrate fiscali del petrolio inciderebbero in maniera negativa sul deficit dello Stato.
NUMERI DISCORDANTI. Per i fautori dell'indipendenza, una Scozia sovrana potrebbe finalmente utilizzare i proventi derivanti dal petrolio nel Mare del Nord per investire nello stato sociale. Ma sul valore di tali entrate è battaglia di cifre: secondo i nazionalisti scozzesi guidati da Salmond, il petrolio potrebbe garantire un tesoro da circa 43 miliardi di euro entro il 2018 e sarebbe estraibile per altri 30 anni. L'Office for Budget Responsibility britannico, come riportato dal Telegraph, ha fornito però numeri molto diversi, ridotti della metà: petrolio e gas, entro il 2018, genererebbero per la Scozia indipendente 'soltanto' (si fa per dire) 20 miliardi di euro.

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