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CENTROSINISTRA 8 Settembre Set 2014 1645 08 settembre 2014

Segreteria Pd, no a Renzi da Fassina e Civati

Dubbi su ingresso minoranza dem nella nuova formazione.

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Stefano Fassina.

Scatta il countdown per la nuova segreteria Pd «rivista e corretta» da Matteo Renzi, il quale intende operare degli innesti vitali per lo stesso organismo, ma anche, e forse soprattutto, per il suo governo troppo esposto alle correnti di Nuovo centrodestra e Forza Italia (avide di contropartite in cambio del soccorso). Ma non sarà facile viste le prime reazioni della minoranza. L'autunno si preannuncia caldo, le riforme si accavallano, si lavora alla legge di stabilità mentre l'economia arranca: tanta carne al fuoco per un uomo solo al comando, consapevole di avere numeri risicati al Senato e che quindi si preoccupa di blindare esecutivo e maggioranza anche coinvolgendo gli avversari interni (fatta eccezione per D'Alema ormai giudicato 'irrecuperabile').
DIBATTITO INTERNO AL PD. L'appello lanciato a Bologna dal premier-segretario alle minoranze affinché si convincano di entrare a far parte della segreteria («unitaria»), ha aperto nel Pd un ruvido dibattito. Dalle prime reazioni delle minoranze si comprende che quella di Renzi non sarà una partita facile. Venderanno cara la pelle le aree interne del Pd che non appaiono disposte ad annacquare la propria specificità nel corpaccione del partito renziano. Nè tanto meno a svendere le proprie rivendicazioni interne in cambio di una poltrona.
CIVATI RESTIO A ENTRARE. Basta sentire ciò che ha detto il battagliero Pippo Civati, al quale già prudono le mani. «Se la linea rimane questa, non ho intenzione di entrare: sono un politico noioso, resto uno dei pochi che non cambia idea ogni cinque minuti», ha puntualizzato in una intervista alla Stampa. Ha poi ricordato a chi ha la memoria corta la sua avversione per «lo schema generale delle larghe intese» e la «contrarietà totale» su alcune scelte del governo: «su Costituzione, lavoro, legge elettorale, ho un sacco di perplessità».
FASSINA: «NULLA DI SCONTATO». Parlano lingue diverse Renzi e la minoranza Pd. Al premier che aprendo le porte alla segreteria unitaria aveva avvertito: «Però niente veti», Civati ha ribattuto: «Ma quali sono i veti? Esistono semplicemente opinioni su alcuni punti non coincidenti. A volte i gufi sono immaginari, nella sua testa». Non ha fatto sconti anche Stefano Fassina che da giorni martella Renzi sul versante economico accusandolo di essersi fotocopiato l' «agenda Monti». «Non è affatto scontato che la minoranza entri nella segreteria», ha infatti messo le mani avanti Fassina che chiede di risolvere prima «le differenze di fondo»: «Per quanto mi riguarda non sono d'accordo a fare 20 miliardi di tagli, a cancellare l'artiolo18 o a lasciare le liste bloccate nella legge elettorale. Se non risolviamo le differenze di fondo non credo sia possibile parlare di segreteria unitaria».

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