Parlamento Europeo Europee 140522194708
SCENARIO 8 Settembre Set 2014 0653 08 settembre 2014

Unione europea, dal parlamento alla lobby

Gli ex eurodeputati passati al privato.

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da Bruxelles

L'assemblea del parlamento europeo.

Indovinello europeo: «Quanto tempo ci vuole per trasformarsi da parlamentare a lobbista?». Il tempo di un trasloco, verrebbe da dire guardando la velocità con la quale numerosi politici attraversano quella porta girevole che a Bruxelles dall’ufficio parlamentare di rue Wiertz conduce direttamente a quello di un’azienda, una società di consulenza o uno studio legale.
PRONTI ALLE REVOLVING DOOR. Un passaggio sempre più facile e veloce che però non è sfuggito ai watch dog dell’associazione no profit Corporate Europe observatory che si occupa proprio di monitorare il funzionamento delle lobby a Bruxelles. Il nuovo parlamento europeo si era appena insediato, che gli ex deputati erano già sulla soglia delle cosiddette revolving door.
DALL'ECON AL LSEG. Tra le new entry segnalate sul sito RevolvingDoorWatch (finora sono circa 60 gli ex commissari e deputati 'schedati'), il passaggio che ha destato più clamore è quello di Sharon Bowles, ex presidente della commissione Affari economici e monetari (Econ) nell’ultima legislatura, e ora membro del consiglio di amministrazione del London Stock Exchange Group (Lseg) - il principale gruppo borsistico europeo - in qualità di direttore non esecutivo.

Sharon Bowles: know how Ue a disposizione del London Stock Exchange

Sharon Bowels, ex presidente della commissione economica del parlamento europeo, è ora direttore non esecutivo del London Stock Exchange Group.

La commissione Econ di cui Bowles è stata presidente, ricordano gli osservatori di Ceo, ha svolto un ruolo chiave nella costesura di leggi e regolamenti Ue per il settore finanziario. Soprattutto dopo la crisi economica e bancaria, ha lavorato su alcuni importanti atti legislativi, tra cui Solvency II (regolamento per il settore assicurativo), la MiFID Markets in financial instruments directive (per regolare la speculazione sui prodotti), l’Alternative investment fund managers (per regolamentare gli hedge fund) e la Capital requirement directive sui requisiti patrimoniali.
BOCCONCINO PER LE LOBBY. «Facile capire il motivo per cui le lobby dell'industria sarebbero liete di acquisire le intuizioni degli ex deputati che hanno preso parte a dibattiti, negoziati e revisioni su questi temi, che conoscono le debolezze e le lacune di queste legislazioni. E che soprattutto», dice a Lettera43.it Olivier Hoedeman, ricercatore e coordinatore Ceo, «avranno ottimi contatti sia all'interno del parlamento sia in tutte le altre istituzioni dell'Ue».
CONTATTI CON IL DATORE DI LAVORO. Un know how che Lseg era sicuro di trovare in Bowles, con la quale aveva già avuto più di un contatto. Secondo quanto risulta a Ceo, infatti, durante gli ultimi due anni di legislatura parlamentare (2012-14) l'europarlamentare ha avuto 10 incontri con il London Stock Exchange, di cui quattro con il suo amministratore delegato Xavier Rolet, due dei quali sono avvenuti a pranzo. Mentre era ancora eurodeputata ha parlato poi al pranzo di Natale del Lseg nel dicembre 2012. Dalla metà del 2011 alla primavera del 2014, il suo staff «ha avuto altri otto incontri con la Lseg, almeno tre dei quali sul tema della MiFID».
L'AFFONDO DEL VERDE GIEGOLD. Proprio per questo quello di Bowles è stato un passaggio «scandaloso», secondo il deputato verde tedesco Sven Giegold. «È sempre stata a favore della liberalizzazione del mercato quando si è trattato di regolamentare quello azionario», ha commentato con il settimanale tedesco Der Spiegel. «Ora potrà contrastare l'attuazione delle norme Ue duramente conquistate contro la speculazione alimentare per il London Stock Exchange».
LAVORO PRIVATO, INDENNITÀ PUBBLICA. Il tutto continuando a percepire l'indennità transitoria, che secondo Ceo ammonterebbe a circa 60 mila euro. E che Bowles stessa ha definito: «Dovuta come parte del mio contratto, perché quando sono stata eletta ho rinunciato a una professione molto più remunerativa».
Gli ex parlamentari hanno infatti diritto a un'indennità transitoria equivalente a un mese di stipendio per ogni anno che sono stati deputati (con un minimo pay-out dello stipendio di sei mesi e un massimo di 24 mesi). Soldi di cui possono godere anche se iniziano a lavorare per qualcun altro, a meno che non si tratti di un «mandato presso un altro parlamento o di una carica pubblica come per esempio membro di un governo regionale», solo in quel caso l'assegno viene sospeso. «Il paradosso è che continuano a ricevere l'indennità parlamentare se lavorano per un privato», dice Hoedeman che denuncia come il codice di condotta parlamentare sia «attualmente inadeguato» per regolare il sistema di revolving door. E che, anzi, renda agli ex europarlamentari la via per diventare un lobbista ancora più breve.
LA COMMISSIONE CHIEDE 18 MESI DI ATTESA. Se per i commissari europei c'è per esempio un regolamento che impone, una volta lasciato l’incarico istituzionale, di aspettare almeno 18 mesi prima di impegnarsi in un campo simile a quello in cui lavoravano a palazzo Berlaymont, al parlamento europeo non vige nessuna indicazione di questo tipo, anzi. Già quando sono eurodeputati «possono lavorare nel settore privato», spiegano dal parlamento. «Secondo il codice di condotta per motivi di trasparenza, devono giusto indicare se sono membri di un consiglio di amministrazione e se hanno un'attività remunerata». Ma una volta che non sono più deputati «sono liberi di svolgere le attività che vogliono».

Arlene McCarty, da Strasburgo alla società di consulenza

Pericolo revolving door: Alter Eu denuncia il passaggio diretto di alcuni politici dalle poltrone delle istituzioni europee a quelle delle lobby.

Per questo Bowles non rappresenta certo una eccezione. Anche Arlene McCarthy, ex eurodeputata laburista inglese, è appena entrata a far parte del team della società di consulenza Sovereign Strategy. E non con un incarico qualsiasi, bensì come vicepresidente della strategia europea.
ESPERIENZA MATURATA IN PARLAMENTO. «Lavorare con Sovereign Strategy è una grande opportunità per utilizzare le competenze e l'esperienza che ho maturato in 20 anni di lavoro sulla politica e la legislazione europee», ha dichiarato la stessa McCarthy, che è stata la prima donna presidente della commissione per il Mercato interno e del Comitato per la protezione dei consumatori. Negli ultimi cinque anni come vicepresidente della commissione per gli Affari economici e monetari ha prodotto rapporti dettagliati che vanno dalla riforma bancaria all'abuso di informazioni privilegiate.
TRASPARENZA AGGIRATA. Competenze europee che però non saranno usate da una lobby iscritta nel registro per la trasparenza dell'Ue. Per quanto infatti la Uk Sovereign Strategy operi anche in territorio belga, visto che lo stesso incarico di McCarthy è quello di vicepresidente per la strategia europea, la società compare solo nel registro inglese.
Così dopo essere stata per 20 anni membro del parlamento europeo, da luglio 2014 - appena un mese dopo aver lasciato Strasburgo - McCarthy ha iniziato a lavorare per una società, che tra i suoi clienti nel 2014 conta Bloomberg, Cantor Fitzgerald, l'Ue-Sri Lanka Business Council. E che in passato, sottolinea Ceo, ha anche rappresentato clienti come Formula One Management, il governo islandese, Huawei Technologies, la compagnia petrolifera Knpc e il Foro transatlantico sull'energia nucleare.
FIONA HALL, LOBBISTA FAI DA TE. Tra gli altri nuovi casi di revolving door c'è quello di Fiona Hall, ex eurodeputata liberale britannica dalla commissione parlamentare Industria, ricerca ed energia, che da giugno ha istituito una propria società di consulenza. Uno dei principali clienti è il colosso energetico Rockwool, che nel sito a giugno ha scritto: «Lieta di annunciare la nomina di Fiona Hall come Senior Policy Advisor per la squadra efficienza energetica in azione da Settembre 2014».
WORTMANN-KOOL IN AEGON. Nel mese di maggio, anche Corien Wortmann-Kool (Olanda, centrodestra) si è unita al consiglio di sorveglianza di Aegon, una compagnia assicurativa olandese che si occupa di insurance sulla vita, investimenti e pensioni, ed è quotata nelle Borse di Amsterdam, Londra, New York e Tokyo.
L'ultimo segnalato da Ceo è la giovane danese Emilie Turunen (classe 1984), che è stata deputata al parlamento europeo per S&D. «Era membro della commissione Econ e ora ha appena iniziato un nuovo lavoro come capo degli affari pubblici nella grande società finanziaria danese Nykredit», racconta Hoedeman.
BLOCCARE LE AGEVOLAZIONI. Il problema, però, non è tanto il fatto che un ex parlamentare trovi lavoro presso un privato, ma che possa fornire tutte le informazioni necessarie per influenzare il processo legislativo europeo grazie alle conoscenze maturate durante l'incarico precedente.
Un rischio davanti al quale poco può il codice di condotta degli europarlamentari secondo il quale «gli ex deputati che si impegnano in attività di lobbying o di rappresentanza professionali direttamente connesse al processo decisionale dell'Unione europea non possono, per tutto il periodo in cui si impegnano in tali attività, beneficiare delle agevolazioni concesse agli ex deputati». Secondo Ceo infatti, «non vi è alcun processo di controllo che possa far anche solo rispettare la parte del codice secondo cui gli ex deputati non possono, per esempio, usare il loro pass di accesso permanente a fini di lobbying». Inoltre dice Hoedeman, «dovrebbe passare almeno un anno prima che un ex deputato possa lavorare per un'azienda che rappresenta un conflitto di interessi».
«SCHULZ RIFORMI IL CODICE DI CONDOTTA». Servono dunque nuove regole per disciplinare il sistema delle revolving door, è la richiesta che Ceo rivolge al nuovo presidente del parlamento europeo Martin Schulz, che ha la responsabilità per l'applicazione del codice di condotta per i deputati. «Con l'attivismo politico delle elezioni europee e il processo Spitzenkandidaten, possiamo solo sperare che durante il suo nuovo mandato, lavori per una vera riforma».

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