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OPINIONI 9 Settembre Set 2014 1203 09 settembre 2014

Ucraina, Manifesto e Berlusconi alleati pro Putin

Il Giornale e il foglio della sinistra difendono lo zar.

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Vladimir Putin.

C’è una sottile linea rossa che lega due realtà così diverse fra loro come Il Giornale e Il Manifesto. Gli «strani compagni», uniti da una passione neanche troppo velata per il presidente russo Vladimir Putin, difeso da entrambi nelle rispettive edizioni di martedì 9 settembre.
PER SALLUSTI È UN’«EUROPA SUICIDA». Il quotidiano di via Negri non ha mai risparmiato attestati di stima nei confronti dell’«amico» Vladimir, quello più volte immortalato con Silvio Berlusconi sia in Italia sia in Russia (recarsi per credere nella sede di Forza Italia a San Lorenzo in Lucina, a Roma, per ammirare i numerosi scatti appesi al muro).
Per il direttore Alessandro Sallusti combinare nuove sanzioni contro Mosca, ufficializzate lunedì 7 settembre dalla Commissione europea ma comunque congelate, sarebbe addirittura un «suicidio».
VLADIMIR IL PRESTIGIATORE. Nell’editoriale in prima pagina, affidato alla penna di Mario Cervi, si sottolinea come «Putin fa sapere che se i paladini occidentali della lacerata Ucraina esagereranno nel volergli imporre divieti lui risponderà a tono. Non solo bloccando i rubinetti energetici, ma addirittura sbarrando gli ingressi dell’immenso spazio aereo che sta sopra l’immensa Russia».
Insomma «s’era tanto parlato, nei giorni scorsi, dell’arma energetica impugnata da Mosca che lui, con l’inventiva che lo distingue, estrae dal cilindro di grande prestigiatore l’arma aerea».
Già lo scorso 6 settembre il numero uno del Giornale aveva detto la sua sulla vicenda. Sallusti aveva definito una «guerra giusta» quella contro l’Is e una «guerra sbagliata» quella contro la Russia, «minacciata ma congelata grazie alla mediazione del premier e, dietro le quinte, di Silvio Berlusconi» (e chi sennò?).
«LA SOLITA IDEOLOGIA ANTISOVIETICA». Più duro il commento apparso in prima pagina sul Manifesto. Citando un’analisi di John J. Mearsheimer pubblicata sull’ultimo numero di Foreign Affairs e riguardante la questione ucraina, Rita di Leo scrive che «il saggio dovrebbe essere generosamente inviato ai nostri media che, salvo eccezioni, da mesi propinano non i fatti ma la solita ideologia antisovietica con il solito pizzico di anticomunismo».
COLPA DEGLI OLIGARCHI DELLA FINANZA. «Al momento il controllo sui combattenti “volontari” pro Nato o pro Russia dipende dall’intesa tra gli oligarchi della finanza e quelli dell’economia», sostiene ancora di Leo. Per questo «il cioccolataio Poroshenko è debole e vuole l’accordo con Putin».
Sempre citando la «puntuale analisi» dell’esperto di relazioni internazionali statunitense, il Manifesto scrive che «i viaggi di Putin nelle ex repubbliche asiatiche, le relazioni con la Cina sarebbero non prove di espansionismo “imperial-sovietico” ma ricerca di alleati e di affari giacché le porte dell’Europa sono chiuse» e «anzi nemiche».
La Russia «è un Paese capitalistico in affari con gli uomini dell’economia di tutta l’Europa, ha un governo stabile, con un’opinione pubblica che l’appoggia, ha una politica estera orientata a risolvere le crisi in atto e non a fomentarle. Certo», si domanda di Leo, «non è un limpido stato di diritto kantiano ma oggi chi lo è?».
Magari la risposta la leggeremo domani sul Giornale

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