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L'ANALISI 10 Settembre Set 2014 1800 10 settembre 2014

Commissione Ue, la regia di Merkel

Il pressing della Cancelliera.

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Jean-Claude Juncker.

da Bruxelles

Che quella presentata a Bruxelles il 10 settembre da Jean Claude Juncker sarebbe stata una Commissione nata sotto il segno di Angela Merkel era chiaro fin dall'inizio. Da quando la Cancelliera tedesca aveva aperto alla candidatura del lussemburghese come futuro presidente in caso di vittoria del Ppe alle elezioni europee di maggio.
LO ZAMPINO DI ANGELA. Chiaro quindi che tra gli interlocutori del neo presidente dell'esecutivo europeo Merkel avesse un posto speciale. Così speciale da riflettersi in maniera riconoscibile nelle scelte fatte dal successore di Josè Manuel Barroso. A partire dalla nomina di quattro ex primi ministri - in quota Ppe, oltre all'estone liberale Andrus Ansip - di Paesi che condividono la linea tedesca del rigore fiscale e che ora ricoprono ruoli in settori politici e strategici chiave, cari alla Germania.
SUPER POTERI A KATAINEN. A loro Juncker ha affidato infatti la sorveglianza del rigore di bilancio, l'austerità, le riforme strutturali. In particolare il finlandese 'rigorista' Jyrki Katainen è stato nominato vicepresidente coordinatore di tutti i principali portafogli economici: Lavoro, Crescita, Investimenti e Competitività.
«I sette vicepresidenti possono bloccare qualsiasi iniziativa anche legislativa», ha spiegato Juncker. Ed è questa la vera novità della Commissione di Juncker: lanciandola come una squadra di team player, il lussemburghse ha creato un cordone sanitario intorno ai 27 commissari che dovranno agire in sintonia tra loro e sotto il coordinamento dei rispettivi vicepresidenti «a cui spetta il compito di tirare le fila», spiegano a palazzo Berlaymont, «essendo in pratica incaricati a livello politico».
I SETTE VICEPRESIDENTI. I sette “supervisori” sono l'olandese Frans Timmermans (Ppe) vicepresidente vicario; Federica Mogherini designata dal Consiglio agli Esteri e alla Difesa (S&D); la bulgara Kristalina Georgieva, (Ppe) al Bilancio e Risorse umane, la slovena Alenka Bratusek (Alde) all'Unione energetica; il finlandese Jirky Katainen (Ppe) a Lavoro, Crescita, Investimenti e Competitività; il lettone sempre in quota Ppe Valid Dombrovskis ad Euro e Dialogo sociale; e l'estone Andrus Ansip (Alde) al Mercato unico digitale.

Juncker strizza l'occhiolino all'euroscettica Gran Bretagna

Lord Hill, candidato inglese alla Commissione europea.

Il dubbio è che questo collegio di vicepresidenti indebolisca l'azione dei commissari, interrogati e votati dal parlamento in base ai loro portafogli e competenze. C'è, insomma, il rischio di una diminuzione di responsabilità dei commissari?
Dal canto suo la nuova commissione tiene a sottolineare che l'azione di governo sarà un gioco di squadra. Ma all'esterno c'è chi teme che alla fine prevarranno tecnocrazia e burocrazia.
DUBBI SULLA TRASPARENZA. Il rischio è infatti quello di allungare il processo legislativo, il lavoro della Commissione e, allo stesso tempo, rendere più complesso e meno trasparente l'esecutivo. Soprattutto agli occhi di chi già si è mostrato ultrascettico, come per esempio la Gran Bretagna. Che per ora non si è ancora espressa.
Forse, anche grazie al risultato che gli inglesi sono riusciti a portare a casa.
CLIMA ED ENERGIA AGLI SPAGNOLI. Secondo i rumors, Londra doveva aggiudicarsi il portafoglio unificato Clima ed Energia, nella precedente Commissione in mano tedesca e fortemente rivendicato per un bis da Gunther Oettinger. Alla fine, ad aggiudicarsi la Commissione unificata sono stati gli spagnoli con Miguel Arias Cañete, sul cui conflitto di interessi - non si sa se è ancora in possesso di azioni della società petrolifera Ducar S.L - Juncker ha deciso per ora di non esprimersi.
HILL CONQUISTA I SERVIZI FINANZIARI. Al conservatore inglese Jonathan Hill è stato affidato invece un portafoglio degno di nota anzi di banconota: i servizi finanziari. Una scelta che conferma la volontà di Juncker di riconquistare la fiducia dei britannici, affidando loro uno dei ruoli più ambiti.
«Spero che ora gli amici britannici capiscano un po' meglio la logica europea dei servizi finanziari e le sue necessità, se gliela spiegano nella lingua di Shakespeare», ha detto Juncker. Stesso discorso per la Francia: con Pierre Moscovici agli Affari economici «forse gli amici francesi capiranno meglio la necessità del consolidamento dei conti», ha continuato il presidente.

Il cordone sanitario intorno a Moscovici

Pierre Moscovici.

Nonostante i rumors degli ultimi giorni che davano per persa la partita, alla fine i socialdemocratici hanno incassato la Commissione degli Affari economici.
E all’«amico» Pierre Moscovici, Juncker, come promesso, ha affidato l’importante portafoglio, privato però degli Affari monetari che, ha spiegato il lussemburghese, «sono un affare della Banca centrale».
IL CONTROLLO DEI DUE SUPER COMMISSARI. Al socialista francese, ex ministro delle Finanze, è stato però limitato il margine di manovra attraverso i poteri conferiti ai due 'super commissari', Jyrki Katainen e Valdis Dombrovskis, ex primi ministri di Finlandia e Lettonia, entrambi fedeli alla linea Merkel durante i quattro anni di crisi dell'euro. Da loro Moscovici dovrà ottenere l'ok per presentare ogni proposta. Un escamotage per rassicurare coloro che non vedevano di buon occhio la Francia a capo dell’Economia europea.
Una scommessa quella di Juncker che consiste non solo nell'affidare gli Affari economici ai francesi, ma anche la responsabilità per l'Immigrazione a Dimitris Avramopoulos, esponente di un Paese - la Grecia - fortemente coinvolto nella questione migranti.
MOGHERINI SI TRASFERISCE. Scelte di cui Juncker si è mostrato fiero, così come quella di avere nella propria Commissione Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera. «Sono rimasto sorpreso non dalla alta qualità di Mogherini, ma da quella bassa dei commenti che hanno accompagnato la sua nomina», ha commentato Juncker. «È un vicepresidente della Commissione che vuole giocare il suo ruolo a pieno». Ed è proprio per questo che Mogherini ha deciso di trasferire il suo ufficio apalazzo Berlaymont.
GENDER BALANCE A PAROLE. Infine Juncker ha affrontato uno dei temi più spinosi: il gender balance (la parità di genere). La Commissione comprende nove donne, il minimo ritenuto necessario per ottenere il voto di fiducia al parlamento europeo il mese prossimo. Un gender balance raggiunto solo a metà.
Ad ammetterlo è stato lo stesso presidente: «Trovare commissari di sesso femminile è stata un'impresa ardua, nove non è un risultato brillante ma almeno non è una retrocessione». Nove donne quindi anziché 14 come avrebbe voluto una vera gender equality, di cui tre sono però vicepresidenti. E le commissarie, si consola Juncker, «hanno tutte portafogli chiave come Concorrenza (la danese Margrethe Vestager), Mercato interno e Industria (alla polacca Elzbieta Bienkowska), Politiche regionali (la rumena Corina Cretu), Giustizia (la ceca Věra Jourová) e Commercio (la svedese Cecilia Malmstroem)».
Senza dimenticare poi che questa Commissione è nata proprio sotto il segno di una donna: Angela Merkel.
L'ASSE BRUXELLES-BERLINO. Proprio mentre Juncker presentava la sua squadra, la Cancelliera tedesca metteva in guardia il Bundestag sulla necessità di continuare sulla strada delle riforme e del rigore, sottolineando come la Commissione europea faccia bene a premere per questo obiettivo. E rinnovando il sostegno di Berlino all'esecutivo europeo. A buon intenditore...

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