Toghe
MAMBO 10 Settembre Set 2014 1220 10 settembre 2014

Giustizia, Renzi vada avanti nonostante le toghe

Il partito delle procure vuole decidere le sorti del Paese. E non accetta la riforma del settore. Ma i magistrati devono capire che la ricreazione è finita.

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Toghe

Preparatevi perché dopo Stefano Bonaccini e Matteo Richetti toccherà a Marco Carrai, amico stretto del premier, e allo stesso Matteo Renzi.
I boatos che vengono dalle procure ne indicano cinque al lavoro per far finire l'avventura dell'uomo che, col suo 40% di consensi, voleva addirittura cambiare l'Italia e, soprattutto, accorciare le ferie ai magistrati e renderli responsabili dei loro eventuali errori.
LE PROCURE SNOBBANO IL VOTO POPOLARE. Non c'è niente da fare. Le procure, ormai divise fra di loro e in lite con le icone del giustizialismo - vedi l'ultimo scontro fra la Sabina Guzzanti e l'ex pm Giancarlo Caselli - non accettano due cose: essere considerati secondi al voto popolare nell'avviare o fermare il corso della politica, perché questa la decidono loro e non gli elettori, e venire indicati come inattaccabili nell'accumulo di privilegi di tipo orientale.
Coperti dietro grandi figure di martiri, i magistrati italiani, almeno quelli sindacalizzati, vogliono decidere chi è il premier, cosa deve o non deve fare, con chi può accompagnarsi, per quanto tempo deve durare. C'è, accanto alla sacrosanta caccia al reato e al corrotto, una stagione di caccia meno faticosa e più produttiva: cercare le debolezze della politica, i suoi piccoli vizi, i suoi inconfessabili non-detti e farne teoremi. Sapeste quanti ne stanno girando su Renzi: li leggeremo fra qualche settimana in impegnative pagine di ricostruzione retrospettiva sul Fatto o su Micromega!
LA CLASSE DIRIGENTE DEVE RESISTERE. L'Italia va così. La sinistra non ha creato il partito delle procure ma questo è l'unico partito a cui non si è contrapposta e in questo 'movimento', spariti i campioni, cioè i giuristi alla Falcone, sono rimasti quelli che hanno in tasca l'indirizzo giusto per piazzare la notizia sulla prima pagina di un quotidiano o in apertura di un Tg.
Ormai la prima riforma è quella della giustizia, che va fatta separando le carriere e mettendo regole precise sulla responsabilità dei magistrati, oltre a controlli severi e certificati sulla loro professionalità e produttività.
Far questo richiederà una stagione di arresti, di voci incontrollate.
Ma se la classe dirigente saprà tenere botta, eliminando i corrotti dal suo seno, anche i magistrati capiranno che la ricreazione è finita e non gli resterà che piangere solo sulle spalle di Travaglio perché l'Italia, quella vera, non crede a queste lacrime.

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