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VERSO IL VOTO 10 Settembre Set 2014 2329 10 settembre 2014

Scozia, il referendum fa paura: capitali in fuga

Gli investitori temono l'indipendenza da Londra.

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Indipendentisti a Edimburgo il 21 settembre 2013.

L'indipendenza da Londra è un'arma a doppio taglio. La possibilità di una vittoria dei secessionisti nel referendum in Scozia spaventa così tanto gli investitori che, a più di una settimana dal voto, è già iniziata una fuga di capitali.
Secondo il Financial times infatti, società finanziarie e gestori di asset hanno ricevuto dai loro clienti la richiesta di spostare fuori dalla Scozia già centinaia di milioni di sterline.
«SI MUOVONO TUTTI». «Si stanno tutti muovendo», ha detto Chris Fisher, a capo di Multrees investor services, società finanziaria che ha già visto una sorta di 'esodo' verso mercati che vengono ritenuti più sicuri. «Se lo stanno facendo i tuoi clienti vuol dire che lo stanno facendo anche gli altri», ha aggiunto l'amministratore delegato.
«I clienti sono spaventati da uno scenario del tutto sconosciuto», gli ha fatto eco la consulente finanziaria Claire Walsh.
È uguale la domanda che tutti si pongono: è sicuro il mio denaro nelle banche scozzesi? In particolare si teme un grosso contraccolpo dall'indipendenza a un sistema bancario che gestisce asset 12 volte superiori al Pil del Paese.
Una situazione che richiederebbe l'intervento di garanzia della Banca d'Inghilterra e quindi altissimi costi.
PIANO D'EMERGENZA IN CASO DI VITTORIA DEL SÌ. Proprio il 10 settembre, il governatore Mark Carney ha dichiarato che esiste un rischio di fuga dei capitali ma che è anche pronto un piano di emergenza in caso di vittoria del 'sì'.
Ma molti si preparano al peggio. Da qualche tempo vengono inserite delle «clausole di uscita» nei contratti per le proprietà commerciali scozzesi: il compratore in caso di vittoria del 'sì' al referendum può rinunciare all'accordo o rinegoziarlo. E in generale il settore immobiliare sta assistendo a uno stallo nelle vendite. Tutti aspettano l'esito del referendum, col timore che l'indipendenza possa far schizzare in alto i mutui casa.
Le conseguenze negative per l'economia scozzese sono state segnalate da più parti.
DARLING: «IN PERICOLO I POSTI DI LAVORO». Il leader della campagna unionista, Alistair Darling, ha detto che con una affermazione dei nazionalisti sono a rischio i posti di lavoro. Mentre l'amministratore delegato di Bp, Bob Dudley, ha fatto appello a una Gran Bretagna «integra» per servire meglio gli interessi del settore petrolifero.
«Le opportunità nel Mare del Nord sono minori e più difficili da sviluppare che nel passato», ha detto, «dobbiamo inoltre fronteggiare le sfide per estendere la vita produttiva degli attuali asset e gestire i futuri costi di dismissione». In questo contesto il Regno Unito fornisce più garanzie, a partire dalla stabilità fiscale, rispetto a una Scozia indipendente. E ancora il gigante delle assicurazioni Standard life ha minacciato di trasferire la sua sede dalla Scozia all'Inghilterra se il 18 settembre dovessero vincere i secessionisti.

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