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SPIN DOCTOR 10 Settembre Set 2014 0647 10 settembre 2014

Twitter e Facebook? Il consenso elettorale si crea altrove

Nonostante il dibattito sul web, la tivù resta il principale strumento in mano ai politici. I tg da soli condizionano il 55% dei cittadini. I social network nel loro insieme solo il 14%.

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La sede del New York Times.

Il dibattito su quanto incidono i media nelle scelte degli elettori è vivo in tutto il mondo e da almeno 20 anni. Ma l’avvento prepotente dei social network ha acceso nuove analisi e sfumature, alimentate un po’ ovunque dalla bulimia da Twitter e Facebook della maggior parte dei governanti e dei politici del mondo occidentale e non solo. Ma al di là delle valutazioni filosofiche o ideologiche sono ben pochi gli studi basati su statistiche e confronti su basi rilevanti. Eppure la valutazione sull’effettiva influenza dei media nell’orientamento del voto è alla base di qualsiasi piano di marketing elettorale di un bravo spin doctor.
TG E TALK SHOW ORIENTANO IL VOTO. Esce dal coro, sia per la profondità dell’analisi che per l’originalità il recente paper su un sistema di misurazione dell’influenza dei media sul sistema politico di un economista italiano, pluridecorato e conteso dalle università di tutto il mondo.
E le conclusioni confermano quanto da anni diciamo, in particolare in Italia: le televisioni sono il mezzo al quale più attingono gli elettori per farsi una idea su chi votare. E nonostante la crescita dell’informazione online sono ancora il tg e i talk show che orientano il voto.
IL TEST SUL SISTEMA AMERICANO. Si tratta di Andrea Prat, Business Professor alla Richard Paul Richman ed Economics Professor presso la Columbia University, nonché chairman della Review of Economics Studies che da tempo si occupa del rapporto tra mass media, economia e politica.
Nel suo paper Media power, Prat elabora un sistema in grado di misurare il potenziale d’influenza dei gruppi editoriali e fa un test sul sistema americano. L’indice non si focalizza sul peso dei media nel mercato generico di lettori, spettatori tivù, radioascoltatori o navigatori di internet. Ma punta dritto su una categoria: gli elettori.
IL PRIMO NEW MEDIA È SESTO. Attraverso il rapporto tra ciascuna fonte d’informazione effettivamente utilizzata e il numero di fonti seguite da ciascun votante, Prat identifica il livello di attenzione dell’individuo verso quel canale d’informazione. Il potere d’influenza di ciascun editore non è altro che funzione dell’overall attention share della sua audience. I risultati applicati ai dati del Pew Institute sul consumo di informazione del sistema Usa sono chiari. Nonostante la proliferazione del digitale, la maggior parte dell’elettorato a stelle e strisce si “in-forma” attraverso una ristretta cerchia di canali televisivi all news. I primi quattro network più influenti infatti sono televisivi. Per trovare un new media dobbiamo arrivare alla sesta posizione, con Yahoo News, mentre un’eminenza come il New York Times è solo al nono posto.

News Corporation è in grado di spostare l'11% dei voti

Rupert Murdoch.

E per mostrare la forza di orientamento dei media, Prat porta ad esempio News Corporation di Murdoch, che con un valore indice del 22% di capacità di spostamento di voti potenzialmente può rovesciare le previsioni elettorali. Se i sondaggi danno il partito A vincente con il 61% dei voti ed il partito B perdente con il 39%, News Corp potrebbe spostare l’11% dei voti dal partito A a quello B garantendogli la vittoria.
Com’è noto, la frammentazione dei media è uno dei capisaldi della libertà d’informazione. Sì, perché non ce ne voglia Michael Porter, ma quando si tratta di concentrazione dei mercati, il settore media e news è meglio che sia considerato come un’eccezione. A garanzia del processo democratico, infatti, la concentrazione dei media va analizzata non solo con logiche di mercato, ma soprattutto come indice di libertà di idee.
I QUOTIDIANI PERDONO LETTORI E POTERE. Per troppo tempo si è parlato di conflitti d’interesse e di politicizzazione dei media anche sul versante nazionale, senza mai venire a capo di una spiegazione pseudo-scientifica sul potere dei media.
Se da un lato i quotidiani, in grave crisi di lettori (-10% nel solo 2013), non sono più in grado di influenzare il voto degli italiani, dall’altro il potere television-based dei media nazionali trova riscontro anche nei dati Censis. Nel mercato del consenso elettorale, la televisione è il principale strumento utilizzato dagli italiani per formarsi un'opinione politica.
LA TIVÙ LA FA DA PADRONA ANCHE IN ITALIA. In occasione delle ultime elezioni nazionali (2013), il 55,3% degli elettori ha utilizzato come fonte primaria i telegiornali, il 36,8% ha attinto dai programmi di approfondimento e talk show, mentre la partecipazione diretta agli eventi organizzati dai partiti non ha superato il 4%. D’altra parte i nuovi media, come Facebook, pur cresciuti del 6,6% rispetto al 2009, pesano appena per il 14,2%.
Se i due mercati dimostrano dunque una forte propensione verso il consumo di informazione dal piccolo schermo, il problema della concentrazione richiede un’attenzione particolare da parte dei Garanti.
Siamo sicuri che la più alta concentrazione di canali digitali in Europa garantisca all’Italia una reale libertà d’informazione?

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

Twitter @gcomin

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