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GUERRA AI JIHADISTI 11 Settembre Set 2014 1757 11 settembre 2014

Isis, la Gran Bretagna: «No ai raid sulla Siria»

Il ministero Esteri contrario. Cameron no.

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Miliziani dell'Isis al confine tra Siria a Iraq.

Mentre Barack Obama dichiarava guerra ai terroristi islamici, gli alleati europei si sono divisi sull'opportunità dell'intervento militare contro i jihadisti.
In Gran Bretagna, il ministro degli Esteri Philip Hammond ha escluso la partecipazione di Londra ai raid aerei per colpire l'Isis in Siria dopo l'annuncio del presidente americano Barack Obama. Ma poco dopo è stato smentito dal premier, creando un caso politico interno al governo.
OPPOSIZIONE DAL 2013. Il capo del Foreign Office, parlando da Berlino, aveva precisato che questa decisione «non sarà rivista» e ha ricordato l'opposizione a un intervento militare in Siria espressa nel 2013 dal parlamento di Westminster.
Peccato che poi David Cameron abbia affermato di «non escludere nulla» riguardo un'azione militare.
GERMANIA CONTRARIA. Un'apertura che ha fatto seguito a quella della Francia, mentre il capo della diplomazia tedesca Frank-Walter Steinmeier ha escluso categoricamente l'opzione bellica.
L'Italia, come riferito dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, è pronta a inviare aerei da rifornimento e addestratori, dopo aver già fornito armi ai combattenti curdi.
CON OBAMA 10 PAESI ARABI. Intanto Obama ha incassato un buon risultato sul fronte arabo, con 10 Paesi del Nord Africa e del Golfo Persico che - al termine di un incontro col segretario di Stato americano John Kerry a Gedda - si sono detti pronti a far parte della grande coalizione contro lo stato islamico del 'califfo' al Baghdadi.
Coalizione che ha anche lo scopo di tagliare i finanziamenti ai jihadisti, bloccare il flusso di combattenti stranieri in Iraq e in Siria (la vera minaccia per l'Occidente) e assicurare aiuti umanitari alle popolazioni più minacciate.
Ognuno avrà il suo compito. Anche l'Arabia Saudita e il Qatar, che finora hanno tenuto un atteggiamento ambiguo e da cui continuano a partire ingenti risorse per alcuni gruppi di estremisti.
C'è stato poi il sì a Obama di Egitto, Giordania, Emirati Arabi e Libano.
LA TURCHIA ANCORA TENTENNA. La Turchia - dalle cui basi sarebbe più facile attaccare molte postazioni Isis in Siria - invece tentenna ancora. Kerry ha in programma di vedere il premier Erdogan (che già nei giorni scorsi ha ricevuto il capo del Pentagono Chuck Hagel) per cercare di convincerlo a mettere da parte le paure per gli ostaggi turchi in mano all'Isis e quelle legate a un rafforzamento dei gruppi curdi che da sempre Ankara considera dei terroristi.

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