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INCHIESTA 11 Settembre Set 2014 1605 11 settembre 2014

Spese pazze Emilia Romagna, Bonaccini chiede a pm tempi rapidi

Istanza della difesa: «Nessun favoritismo ma è caso particolare».

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Stefano Bonaccini, candidato alle primarie del centrosinistra in Emilia Romagna.

Stefano Bonaccini, candidato alle primarie del centrosinistra in Emilia Romagna e indagato per peculato per uno presunto scorretto utilizzo dei fondi pubblici da consigliere regionale, ha presentato istanza di archiviazione ai pubblici ministeri. E chiesto tempi rapidi per sperare di uscire pulito, e il prima possibile, dalla vicenda.
Pm che ieri gli hanno consentito, rispondendo velocemente alla sua domanda, di presentarsi e farsi interrogare. Si parla di circa quattromila euro che Bonaccini ha utilizzato per rimborsi chilometrici e pasti.
LA DIFESA: SOLDI SPESI IN MODO CORRETTO. Bonaccini sostiene che i circa 4 euro euro oggetto dell'inchiesta che avrebbe utilizzato per rimborsi chilometrici e pasti siano stati soldi spesi, tra il 2010 e il 2011, per attività inerenti alla sua funzione e perciò spesi in modo corretto.
Nell'istanza, che come annunciato il 10 settembre dopo l'audizione, l'avvocato difensore del candidato democratico ha presentato in Procura, si chiede lo stralcio della posizione di Bonaccini dall'indagine 'madre', confidando che si possa arrivare al più presto ad una richiesta di archiviazione.
Nell'atto si leggerebbe che qualora vengano ritenute convincenti le argomentazioni presentate dal consigliere, i magistrati «procedano a definire la sua posizione». Vittorio Manes, il difensore di Bonaccini, si è detto «fiducioso» e spiegato di confidare in «tempi solleciti» e che si tenga conto del «contesto particolare».
«Non c'è nessuna corsia preferenziale», ha specificato il legale pur facendo riferimento all'urgenza di un candidato.
RICHETTI IN UDIENZA NON PRIMA DEL 15 SETTEMBRE. Se Bonaccini ha comprensibilmente fretta, Matteo Richetti, l'altro nome del Pd che come il segretario autosospeso aveva voluto sapere la verità sulla propria condizione rispetto all'inchiesta, scoprendosi poi indagato, dovrebbe farsi sentire non prima del 15 settembre. Il parlamentare si è infatti ritirato dalla corsa alle primarie e forse anche per questo ha scelto di prendere più tempo per approfondire le carte che lo accusano: per lui si tratta di 5.500 euro sempre in 19 mesi.
FAVIA: «NULLA DA TEMERE, RENDICONTI MESSI ONLINE». Se Richetti e Bonaccini hanno voluto vederci chiaro glia altri consiglieri, invece, hanno finora 'giocato al buio' e, a meno che non facciano la stessa istanza ex 335 Cpp è previsto che continuino a non sapere fino all'emissione di avvisi di fine indagine. Sin qui, infatti, nessun nuovo avviso di garanzia è stato notificato, se non l'avviso di proroga di indagine per tutti i capigruppo, di cui era emersa l'iscrizione nel registro degli indagati già nel 2013. Altri indagati poi si sono certamente aggiunti recentemente, di varie formazioni politiche. Alcune, poche, posizioni sono da chiarire. Poi è previsto che i magistrati valutino quali posizioni provare a portare davanti a un giudice, quali eventualmente archiviare.
Mentre il Pd con la capogruppo Anna Pariani, ha sostenuto che non si può parlare di 'spese pazze', c'è chi, come l'ex M5s Giovanni Favia, ha spiegato attraverso il suo legale di non aver interesse a fare l'istanza di certificazione e di non aver nulla da temere «avendo pubblicato a suo tempo tutta la rendicontazione delle spese online».

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