Antonio Catricalà 140912181026
PASSO INDIETRO 12 Settembre Set 2014 1730 12 settembre 2014

Consulta, Catricalà ritira la sua candidatura

Elezione alla Consulta, il magistrato abbandona.

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Antonio Catricalà.

Antonio Catricalà ha scelto di uscire di scena e dopo l'ennessima fumata nera per l'elezione dei giudici costituzionali ha annunciato il ritiro della propria candidatura alla Consulta.
«Mi ritiro e spero che il parlamento superi l'impasse. Ringrazio i parlamentari che mi hanno votato, ma chiedo loro di non sostenere ulteriormente la mia candidatura per la Consulta», ha dichiarato. «Non vorrei mettere a rischio la mia immagine professionale e spero che il parlamento possa più facilmente superare le contrapposizioni che hanno finora ostacolato l'elezione dei due giudici costituzionali», ha concluso.
DOPPIA FUMATA NERA. L'uscita di scena di Catricalà è giunta dopo due tentativi falliti per scegliere i due membri della Corte costituzionale. I due candidati di nomina del parlamento, Luciano Violante e per l'appunto Catricalà, non hanno infatti raggiunto per tre volte di seguito, il quorum previsto dei 3/5 dei componenti, cioè 570 voti. L'ex presidente della Camera ne ha incassato «solo» 468. Catricalà poi, appena 368. Entrambi non sono stati sufficienti ad aprire le porte della Consulta.
PROSSIMA SEDUTA IL 15 SETTEMBRE. I presidenti delle Camere, Boldrini e Grasso, che già nelle ultime ore avevano raccolto l'appello del Capo dello Stato proclamando il voto a oltranza fino al completamento delle squadre per Consulta e Csm, hanno fissato la prossima seduta per lunedì 15 settembre alle 15. Ma il fine settimana potrebbe non bastare ai partiti per riportare ordine nella selva dei veti incrociati che avvelenano il clima per queste elezioni.
CAV IRRITATO DALLA FRONDA INTERNA. In Fi, ad esempio, si parla di una frattura difficilmente ricomponibile visto che una parte del partito non ha votato per Catricalà, candidato ufficiale di Gianni Letta e Berlusconi, preferendogli un altro forzista di primo piano, Donato Bruno, al quale sono arrivati 120 voti: alcuni dei quali probabilmente anche da Pd e Lega.
Berlusconi, dicono i suoi, sarebbe piuttosto irritato per la «fronda interna» che «non può pensare di imporre una linea al partito» e avrebbe chiesto a Catricalà di non fare il passo indietro.
ROMANI: «RINGRAZIO CATRICALÀ, NESSUNA FRATTURA IN FI». Il dissidio interno a Fi è stato però ufficialmente negato da Paolo Romani. «Ringrazio Antonio Catricalà per aver prima accettato la candidatura a membro laico della Consulta e per la dignità con cui oggi rinuncia», ha detto il capogruppo azzurro al Senato. «Nessuna fronda interna a Forza Italia dietro una scelta che è e deve essere frutto di un voto del parlamento in seduta comune come dispone la Costituzione. Fi è unita attorno al proprio leader, il presidente Silvio Berlusconi, per la scelta di un nuovo candidato, di pari levatura e preparazione, che raccolga il favore di tutto il parlamento».
A RISCHIO ANCHE VIOLANTE. Salta, in ogni caso, uno dei due candidati dell'accordo tra Pd e Forza Italia che avrebbe portato l'ex presidente dell'Antitrust a essere giudice della Corte costituzionale in coppia con il candidato dem Luciano Violante. Un passo indietro non voluto certo dai vertici dei due partiti che si trovano così a fare i conti con le fronde interne e a dover siglare una nuova intesa. Rischia, infatti, anche l'ex presidente della Camera che, già alle prese con mugugni interni ai dem, si trova ulteriormente indebolito dal fallimento del tandem indicato dalle segreterie. Prende così quota l'ipotesi di un nuovo ticket. Fi hatto sapere che continuerà a sostenere Violante con il proprio voto in modo da vincolare i dem al patto stipulato ed evitare così di rimanere isolata. Ma sull'ex presidente della Camera sarebbero in corso pressioni da parte di ambienti giudiziari per invitarlo a valutare l'ipotesi di un passo indietro.

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