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ESTERI 12 Settembre Set 2014 0548 12 settembre 2014

India, lo scontro religioso infiamma le elezioni locali

Il presidente del Bjp attacca i musulmani.

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da New Delhi

Sostenitori di Amit Shah.

Amit Shah, presidente del partito nazionalista hindu Bharatiya Janata Party (Bjp), mercoledì 10 settembre è stato formalmente accusato dalle autorità di polizia dell'Uttar Pradesh (Up) del reato di incitamento all'odio relativo a un comizio tenuto lo scorso mese di aprile.
La richiesta di apertura del processo, che deve ora passare al vaglio degli organi giudiziari dello stato dell'India settentrionale, arriva a tre giorni dalle elezioni suppletive per il “parlamentino” dell'Up, in programma il 13 settembre, dove il Bjp potrebbe consolidare a livello locale la schiacciante vittoria registrata nella passata tornata. Facendo leva, come allora, sull'odio interreligioso.
BRACCIO DESTRO DI MODI. L'ascesa di Shah nell'organigramma del primo partito indiano è indissolubilmente legata al fenomeno Narendra Modi. Prima della vittoria plebiscitaria alle scorse elezioni nazionali, Modi ha governato per due mandati consecutivi nello stato del Gujarat, avvalendosi della stretta collaborazione del giovane Shah. Secondo un ritratto pubblicato dal magazine indiano Caravan, Amit Shah è «l'unica persona di cui Modi si fidi». Un legame di ferro che poggia sulla totale fedeltà e abnegazione del presidente Bjp al suo mentore e, questa l'ipotesi avanzata da alcune corti di giustizia indiane, spesso sfociata in presunti episodi criminali.
«MANDANTE DELL'OMICIDIO DI SHEIKH». La coppia Modi-Shah, durante la gestione della cosa pubblica in Gujarat tra il 2002 e il 2006, ha assistito a una serie di cosiddetti fake encounters, omicidi perpetrati dalla polizia (almeno 22, secondo gli inquirenti). In quel lasso di tempo Amit Shah copriva la carica di ministro degli Interni in Gujarat e nel 2010 venne arrestato dal Central Bureau of Investigation (Cbi, una delle polizie federali indiane) con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio del malvivente musulmano Sohrabuddin Sheikh, ucciso assieme alla moglie e a un complice durante una trappola architettata dalla polizia del Gujarat. Shah sarebbe uscito dal carcere dopo soli tre mesi di detenzione, obbligato a lasciare il Gujarat per evitare il rischio di inquinamento delle indagini che, a distanza di anni, sono ancora in corso.
FORTE PRESENZA MUSULMANA IN UP. I precedenti con la giustizia non hanno però intralciato la carriera politica di Shah che, durante la scorsa campagna elettorale, è stato nominato responsabile della strategia politica del Bjp in Up, Stato dalla presenza cospicua di comunità musulmane e di caste basse; fasce dell'elettorato che storicamente il Bjp ha sempre avuto difficoltà a intercettare.

Shah: «Gli scontri di Muzaffarnagar? Ci vendicheremo»

Narendra Modi, premier indiano.

A ridosso del voto, nel mese di aprile, Shah dichiarò a un comizio pubblico che una delle roccaforti del Samajwadi Party (partito di governo in Up) era un «covo di terroristi». In un'altra occasione, in un villaggio a pochi chilometri dalla cittadina di Muzaffarnagar, Shah promise che col cambio di governo e la vittoria dei nazionalisti del Bjp la comunità hindu avrebbe avuto finalmente la propria «vendetta» contro i musulmani.
Un riferimento incendiario agli scontri violenti che nemmeno un anno prima avevano sconvolto la cittadina di Muzaffarnagar: musulmani e hindu si massacrarono per le strade, lasciando sul campo 62 morti. Il terrore, instaurato dalla rappresaglia dei militanti estremisti hindu, risultò in un esodo di massa: secondo le stime, scapparono dal distretto oltre 40 mila musulmani.
LA PROMESSA NON MANTENUTA. L'istigazione all'odio interreligioso venne sanzionata dalla Election Commission indiana, che proibì a Shah di tenere comizi in pubblico, salvo poi ritrattare dopo la promessa scritta del leader del Bjp di «moderare i termini». Ora, con la richiesta di apertura del processo avanzata dalla polizia di Muzaffarnagar, l'hate speech di Shah rischia di sfociare nel penale.
La strategia dell'odio comunque pagò. Alla conta dei voti, il Bjp si assicurò 71 seggi sugli 80 disponibili in Uttar Pradesh, la più grande vittoria dei nazionalisti nello Stato. Un risultato unanimemente tributato all'opera di Amit Shah che gli valse, nel mese di luglio, la nomina a presidente del Bjp a livello nazionale. Oggi, all'età di 50 anni, Shah è il più giovane presidente nella storia del Bjp.
TEORIE DEL COMPLOTTO ANTI-HINDU. La strategia messa in campo da Shah è stata ripresa con entusiasmo dalle alte cariche del Bjp in Uttar Pradesh, con una sequela di riferimenti denigratori nei confronti dei musulmani.
Come la teoria della Love Jihad, che consisterebbe in un piano di annientamento demografico ordito dai musulmani a discapito della maggioranza hindu. Secondo alcuni ideologi estremisti come Vishva Hindu Parishad (Vhp) e Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), i giovani musulmani sarebbero addestrati all'interno delle madrasa nazionali per adescare e sedurre ragazze hindu, portandole alla conversione e al matrimonio. La teoria, che secondo diversi giudici della Repubblica indiana è priva di fondamento, è stata abbracciata ufficialmente dalla direzione statale del Bjp in Uttar Pradesh, che ne ha fatto uno dei principali temi della campagna elettorale in corso.

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