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MAMBO 12 Settembre Set 2014 1325 12 settembre 2014

Renzi, l'assedio della Casta non sia una scusa

È nel mirino di parlamentari, magistrati, opinion maker. Che si sono stufati di lui. Ma il premier non deve distrarsi. E proseguire sulla strada delle riforme.

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Il premier Matteo Renzi.

L'accumulo di cattive notizie si sta facendo, per Renzi, ingombrante. I magistrati si sono ripresi il centro della scena: dalle note spese che hanno mortificato le primarie emiliane alle accuse al vertice Eni, e non è finita qui. In parlamento sono tornati a farla da padroni i franchi tiratori. Ai tempi dell'impallinamemto di Prodi da parte dei famigerati 101 si disse che essi andavano cercati nell'area tradizionalista di origine post comunista per indicare cioè il settore del partito più legato al vecchio gruppo dirigente dei Ds; oggi si scopre che la vittima del voto segreto è Luciano Violante che di quel mondo è autorevole rappresentante. Forse i franchi tiratori sono molto più vicini a Renzi di quanto si possa immaginare.
IL MONDO CHE CONTA SI È STUFATO DI RENZI. Il dossier economico sta dove lo abbiamo lasciato, cioè con la Camusso che compare e scompare, Confindustria che scompare e basta, imprenditori sfusi che spesso straparlano come fossero deputati grillini. Nel frattempo i sondaggi danno ancora ragione a Renzi anche se non si sfugge all'impressione che si stia talmente rannuvolando sia il cielo della politica sia quello mediatico-politico che prima o poi scoppierà la bufera.
C'è in questo assedio a Renzi da parte di parlamentari, magistrati, opinion maker una tendenza suicida che si accompagna a una forte dose di superficialità. Il mondo che conta, nei grandi apparati, nei giornali, nella politica, di Renzi si è stufato. Alcuni sono appagati perché il premier ha mandato a casa gli ex comunisti e quindi vorrebbero che, compiuta la missione, andasse a casa anche lui. Altri non capiscono che cosa Renzi abbia in testa e quali siano i suoi veri amici.
L'ITALIA NON HA TEMPO DA PERDERE. Lui in effetti tiene coperte molte carte. Lo fa probabilmente perché è indeciso sulla data del voto e quindi, non avendo voglia di fare scelte definitive, lavora solo sulla propria immagine di riformatore anti Casta, di hombre vertical e ovviamente considera, come si diceva in tempi tragici, che molti nemici uguale molto onore. L'Italia ha tutto questo tempo davanti a sé? L'Italia può permettersi mesi in cui il suo leader più intrigante passerà a decidere come dare il colpo finale alla vecchia nomenclatura o, all'opposto, in cui i suoi attuali detrattori sogneranno, e predisporranno, trappole per lui? Ovviamente no.
Immaginiamo come starà fremendo al Quirinale un presidente che ormai sogna solo il giorno dell'addio. O come si industrierà Mario Draghi a difendere il suo indifendibile Paese. La verità è che da troppi anni, quasi due decenni e mezzo, l'Italia è diventata un nano produttivo e un nano politico.
IL PREMIER ADESSO DIMOSTRI SERIETÀ. La classe politica nostrana ha il maledetto vizio di ripetere urbi et orbi che «siamo un grande Paese». Non è vero, non è più vero. Siamo un piccolo, periferico Paese che suscita curiosità ma le cui vicende sconvolgono meno del referendum scozzese.
Renzi ha portato uno stile nuovo nella politica, giovane, sfrontato, ottimista. Dovrebbe introdurre una connotazione: dare l'idea che l'Italia è tornata un piccolo Paese ma serio, guidato da un anticonformista (anticonformista verso le vecchie caste, poi molto americanizzato e quindi molto tradizionale), che ci toglie di dosso queste perline colorate che fanno tanta simpatia ma anche, nell'Europa che conta, tanto compatimento.

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