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POLITICA 13 Settembre Set 2014 1705 13 settembre 2014

Crisi, Renzi: «L'Italia non è ancora ripartita»

«Non ci siamo rimessi in moto. Lavoro, dati al Sud devastanti».

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Il premier Matteo Renzi.

Crisi, Europa, politica interna, ricetta per ripartire: il premier Matteo Renzi in versione tuttocampo è intervenuto alla Fiera del Levante a Bari e ha parlato della recessione in cui versa ancora l'Italia: «Oggi la crisi economica è globale, ma vede nell'Eurozona un punto di difficoltà maggiore e vede il nostro Paese non ancora ripartito, non ancora rimesso in moto».
Così ha osservato come definire «devastanti» i dati della disoccupazione, soprattutto al Sud, «sarebbe riduttivo».
I dati sul Pil «suonano non come la fine della caduta, ma come una mancanza di ripartenza», ha detto Renzi ricordando come la crisi abbia «visto l'Italia raddoppiare la percentuale della disoccupazione, ed è una percentuale non omogenea, dal punto di vista anagrafico e all'interno divisione geografica del Paese».
«BASTA UBRIACATURE TECNICHE». Il presidente del Consiglio ha lanciato punzecchiature ai passati governi tecnici: «Dopo anni di ubriacature da soluzioni tecniche e tecnocratiche è il momento che la politica torni a fare il proprio mestiere».
Renzi citando Giorgio La Pira ha sottolineato che «fare politica significa la più alta forma di servizio».
«LA GENTE FA IL TIFO PER ME». Rispetto al passato il premier è una persona «che ha la testa dura, non molla e va avanti», mentre «sugli spalti c'è la gente che fa il tifo per lui», ha detto Renzi.
«UE SOLO SPREAD? NON HA FUTURO». Capitolo Unione europea: «La cornice internazionale è di profondi sconvolgimenti. O l'Ue torna a fare l'Europa o noi non abbiamo più futuro. Se noi facciamo quello che dobbiamo fare l'Ue non sarà più solo spread e indicatori economici».
«CHIEDEREMO 300 MILIARDI». Con il governo Ue (vice presidente della Commissione Jyrki Katainen in testa) c'è stata qualche scintilla, e ora Renzi ha ribadito: «Noi andiamo in Ue a chieder conto di questi 300 miliardi di euro» annunciati da Juncker per gli investimenti, «vogliamo sapere quando li mettono. Smettiamola con la cultura del piagnisteo, noi siamo alla guida dell'Ue, dobbiamo farci valere per quello che siamo».
«MARE NOSTRUM NON È UN'IMPUNTATURA». Quello dell'immigrazione è un altro argomento caldo: «Mare Nostrum non è un'impuntatura dell'Italia, ma l'idea che l'Europa abbia un cuore e un'anima, che l'Europa si preoccupi della vita delle persone, che non lasci morire una giovane mamma», ha detto il presidente.
«LA TAP? NON SI PUÒ FERMARE UN'OPERA COSÌ». Infine uno sguardo alle opere e ai cantieri pronti a ripartire con lo Sblocca Italia: «Non è pensabile che si blocchi un' opera pubblica che parte dall'Azerbaigian, e che non può arrivare a Ventimiglia, ma deve arrivare qui, cioè il Tap. Noi siamo pronti a rispettare chi dice 'No', ma chi dice 'no' non può dire 'stop'. Parliamo di tutto senza problemi ma non si può dire 'no' a un'opera così».

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