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REGIONALI 13 Settembre Set 2014 2126 13 settembre 2014

Emilia Romagna, M5s diviso su norma anti inquisiti

Defranceschi, indagato, non si ritira.

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Andrea Defranceschi.

Dopo aver investito il Partito democratico, ora il nodo giustizia in Emilia Romagna sembra destinato a squassare anche il Movimento 5 stelle. L'indagine della Procura di Bologna, nella quale sono finiti i due big del Pd Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, coinvolge, in qualità di capogruppo, anche l'unico consigliere regionale uscente del M5s Andrea Defranceschi, candidato per il bis, nonostante le regole diffuse dal blog sembrerebbero proibirglielo.
SOSPESO POI RIAMMESSO. L'Emilia-Romagna mantiene quindi, per Beppe Grillo, la sua tradizione di 'croce e delizia', terra dei primi successi (come quello che nel 2010 spalancò al movimento le porte del consiglio regionale), ma anche delle prime dolorose spaccature e dei primi clamorosi dissidenti.
Defranceschi era stato sospeso dal movimento, poco prima delle Europee, per un'analoga indagine della Corte dei Conti, ma poi è stato riammesso, a furor di blog, quando venne scagionato. Alla luce di questa correttezza certificata e in virtù della sua esperienza, è stato indicato da molti come il candidato naturale alla presidenza della Regione.
DUBBIO NORMA AD PERSONAM. È per questo che, dentro il M5s dell'Emilia Romagna, l'inedita norma introdotta da Beppe Grillo che vieta la candidatura non solo, come di solito, a chi ha procedimenti penali a proprio carico, ma anche agli 'inquisiti', è stata interpretata come una norma 'ad personam' inserita proprio per far fuori Defranceschi.
Il consigliere regionale bolognese fa infatti parte dell'ala più moderata del movimento, insieme al sindaco di Parma Federico Pizzarotti, all'eurodeputato Marco Affronte, alla parlamentare Mara Mucci, da mesi impegnati in uno scontro sordo con i' falchi' fedelissimi di Beppe Grillo, capitanati dal consigliere comunale bolognese Max Bugani, i quali vorrebbero un candidato alla presidenza della Regione più allineato. E, soprattutto, vorrebbero evitare una conta interna che vedrebbe molto probabilmente Defranceschi (che a differenza di Pizzarotti e altre 'colombe' emiliane ha sempre evitato scontri aperti con Grillo e il suo staff) trionfare a mani basse.
La norma anti-inquisiti è stata apertamente criticata da alcuni meetup attivi sul territorio. Ma è stata attaccata apertamente anche dallo stesso Defranceschi, che l'ha definita «scivolosa», annunciando di candidarsi ugualmente. Lasciando cioè che sia Grillo a prendersi, eventualmente, la responsabilità di farlo fuori.
LA STRATEGIA DI BONACCINI. L'aspetto paradossale della vicenda è che Defranceschi era stato uno dei grandi accusatori del sistema dei rimborsi spese ai gruppi consiliari. E che la sua strategia politica è, a questo punto, la stessa di Stefano Bonaccini, candidato del 'nemico' Pd: ovvero quella di riuscire a dimostrare prima delle elezioni la correttezza del suo operato anche in sede giudiziaria, confidando nel fatto di poter documentare che le spese sostenute sono state relative alla funzione di consigliere e che fra i rimborsi non ci sono voci che possano mettere in imbarazzo un movimento che della sobrietà nell'uso dei fondi pubblici ha sempre fatto una bandiera.

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