Unione Europea 140912194516
INTERVISTA 13 Settembre Set 2014 0800 13 settembre 2014

Fabian Zuleeg: «La Commissione di Juncker? Troppo frammentata»

Secondo l'analista politico Zuleeg la nuova struttura rischia di creare confusione e problemi di leadership.

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da Bruxelles

Che cosa si aspetta l'Europa dalla nuova Commissione di Jean Claude Juncker? «Basta che funzioni», è il commento della maggiore parte di burocrati di Bruxelles, sempre più stanchi di sentire la parola 'cambiamento' per poi constatare «che alla fine, dentro l’eurobolla, nulla cambia».
Questa volta a provare a far cambiare loro idea è il lussemburghese neo presidente dell’esecutivo europeo, che a palazzo Berlaymont promette «una vera rivoluzione».
«TROPPO POTERE AI VICEPRESIDENTI». A partire dalla struttura della Commissione, «per come l’ha disegnata, potrebbe davvero essere più efficace e attiva», dice a Lettera43.it Fabian Zuleeg, analista politico e direttore del think tank European policy center.
«Juncker ha mostrato coraggio, la sua è una bella scommessa. Per ora però», riflette Zuleeg, «il vero cambiamento rischia di essere peggiorativo, ed è quello dei vicepresidenti, a cui è stato dato un ruolo politico molto importante mai avuto prima. E questo creerà non poche difficoltà».

Fabian Zuleeg, analista politico e direttore del European policy center.

DOMANDA. Quali pensa siano gli ostacoli che il neo-presidente incontrerà?
RISPOSTA.
Prima di tutto bisogna capire chi decide cosa. Non sono convinto che questa struttura flessibile, con cinque squadre per diverse aree tematiche, possa funzionare. Penso sarebbe stato meglio impostare una struttura per cluster. Sarebbe stato più semplice capire su quali dossier i commissari dovevano lavorare insieme e in che modo i vicepresidenti potevano intervenire.
D. Ma i cluster non piacevano a nessuno.
R.
Finora quel modello è stato respinto dagli Stati membri, ma sarebbe stata una soluzione migliore rispetto a questa.
D. Che cosa non la convince dei project teams?
R.
C'è il rischio di fare una grande confusione per come sono stati divisi i vari portafogli. Ci sono troppe sovrapposizioni. E per quanto riguarda la spartizione delle competenze ci saranno molti problemi.
D. Per esempio?
R.
Basta vedere l'area digitale che è multi frammentata: è seguita dal vicepresidente Andrus Ansip, responsabile del Mercato unico digitale. Poi c'è un altro vicepresidente, Jyrki Katainen, che si deve occupare di Occupazione, crescita, investimenti e competitività. Tra i commissari abbiamo chi ha il mercato interno, chi la digital economy e society, due argomenti che fanno parte della stessa area. Quindi alla fine chi dovrà decidere? Ma la domanda vera è: quando entreranno in conflitto?
D. Si ricorrerà al solito compromesso europeo?
R.
La difficoltà più grande non sarà arrivare a una decisione, ma implementarla, visto che le responsabilità e i poteri sono così frammentati.
D. «Dove sono troppi a comandare, nasce la confusione», diceva Luigi Einaudi.
R.
Il rischio è quello. Anche il ruolo del primo vicepresidente Frans Timmermans è difficile da interpretare. Sinora era sempre l'Alto rappresentante per la Politica estera, ma non aveva una funzione di supplente del presidente come adesso .
D. Timmermans, in quanto braccio destro di Juncker, ha il compito di «migliorare la regolamentazione, le relazioni inter-istituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali».
R.
Sì, ma il problema è che se davvero vuoi migliorare il regolamento, hai bisogno di una direzione centrale non ramificata. Per esempio, sinora non si è mai visto un segretario generale avere lo stesso potere del presidente della Commissione.
D. Perché allora questa decisione?
R.
Ogni strategia è difficile da capire perché è il frutto di una analisi che deve tenere conto dei diversi Paesi, delle loro esigenze e dei punti di vista.
D. Perché i desiderata olandesi sono così presi in considerazione?
R.
Forse, oltre alla simpatia che lo lega a Timmermans, Juncker sta cercando di ammorbidire alcune tendenze euroscettiche che sono presenti in Olanda. E poi ha ascoltato anche qualche suggerimento arrivato dal Consiglio europeo.
D. Chi dei 28 ha invece spinto per affidare l’Industria alla Polonia?
R.
Penso sia stata più l’esigenza di dare a un Paese dell’Est un ruolo importante. Per la Polonia è una grande sfida. Ma quello che colpisce di più è l’esperimento che Juncker sta facendo.
D. Quale?
R.
Ha unito il Mercato interno e l'Industria, due grandi commissioni che tradizionalmente non lavoravano insieme, così come anche Energia e Clima. Questa è una straordinaria opportunità perché riuscire ad avere una strategia comune è molto difficile.
D. Che strategia c'è invece dietro la scelta di dare i Servizi finanziari agli inglesi?
R.
Penso sia duplice: prima di tutto c'è il tentativo di tenere la Gran Bretagna nell’Unione europea, anche se non penso che questa scelta abbia un grande effetto sugli inglesi. Può essere gradita al governo, ma non credo venga capita e apprezzata dai cittadini che dovranno votare al referendum nel 2017.
D. La seconda?
R.
È quella di giocare sull’aspetto nazionalistico. Sul fatto che forse è più difficile per uno Stato membro dire no a delle richieste europee, se a farle è il proprio commissario, quello scelto per farsi rappresentare a Bruxelles.
D. E può funzionare?
R.
Può essere una buona idea per la Francia, che avrà Pierre Moscovici agli Affari economici. All'Inghilterra non penso interessi che sia il proprio commissario o no a voler cambiare la legislazione nella City, non la accetterebbero comunque.
D. Insomma, il rischio è di aver fatto tanta confusione per nulla, cambiare per non cambiare?
R.
Sono molte le cose che non mi convincono, ma penso anche che dobbiamo aspettare e vedere come sarà implementata questa squadra. Come riuscirà a lavorare. E comunque la cosa più importante alla fine non è la struttura della Commissione.
D. Ma?
R.
Come si comporteranno gli Stati membri, che cosa permetteranno di fare, se ascolteranno e rispetteranno l'esecutivo europeo. Per questo il ruolo di Juncker è determinante.
D. Come ha detto lui stesso, però, vuole essere un presidente che fa fare agli altri. Per questo ha dato così tanti poterei ai vicepresidenti.
R.
Sì, ma penso ci sia una grande differenza tra quello che si dice e quello che si fa. Vedremo. Certamente in quanto presidente deve enfatizzare l'importanza della collegialità, del gioco di squadra. Chissà poi se darà davvero tutto questo potere ai vicepresidenti.
D. Per ora l'unica ad avere più potere di lui è Angela Merkel?
R.
Mi sarei meravigliato se un Paese come la Germania non avesse avuto tutta questa influenza.

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