Svezia Partito Populista 140914211430
URNE 14 Settembre Set 2014 2115 14 settembre 2014

Elezioni Svezia, vincono i socialdemocratici ma senza i numeri per governare

Vince la sinistra, ma senza la maggioranza.

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La festa dei sostenitori del partito dei democratici svedesi, formazione populista di estrema destra.

La Svezia è di nuovo un Paese di sinistra. Il voto del 14 settembre ha regalato al Paese la prevista vittoria dei socialdemocratici di Stefan Lofven, che dopo otto anni tornano a guidare il Paese strappando il governo alla variegata alleanza di centrodestra del premier Fredrik Reinfledt.
POPULISTI AL 10%. Quello che in pochi si sarebbero aspettati, è il successo dei populisti di estrema destra di Jimmie Akesson che, accreditati di un 5,7% dei consensi alla vigilia, hanno ottenuto oltre il 10% dei voti trasformandosi nella terza formazione politica svedese.
Un risultato che fa paura ai partiti tradizionali e conduce il Paese simbolo delle grandi socialdemocrazie nordiche verso scenari di ingovernabilità o verso i compromessi dettati dalla necessità di formare grandi coalizioni, non disponendo nessuna delle due alleanze dei numeri necessari.
CONSERVATORI AL 39,3%. Se infatti l'ex sindacalista metallurgico Lofven, 57 anni, può contare su un bottino del 44,9% per la sua coalizione (Socialdemocratici, Verdi e sinistra), l'attuale premier Reinfeldt, 46 anni, non dovrebbe andare, con la sua Alleanza, al di là del 39,3%.
Nessuno quindi, secondo i primi dati diffusi alla chiusura delle urne, disporrebbe di una maggioranza qualificata, costringendo così a un governo di minoranza la cui vita, secondo molti osservatori, non brillerebbe per longevità. Gli svedesi hanno certamente deciso di cambiare verso, di licenziare quel Reifeldt che in otto anni non ha, a detta di tutti, malgovernato, ma le cui scelte si sono spesso allontanate dalla tradizione sociale ed egualitaria della democrazia svedese.
REINFELDT, UN PREMIER TROPPO POCO 'SVEDESE'. A Reinfeldt è stato sovente rimproverato di aver approfondito il solco tra ricchi e poveri, di essere stato rigido sui temi dell'immigrazione, di aver ridotto la scuola pubblica a uno dei fanalini di coda dell'istruzione europea, privilegiando quella privata, e dunque il reddito a scapito della formazione.

Disoccupazione giovanile alta

Fredrik Reinfeldt, premier svedese.

La Svezia in questi anni ha sentito la crisi, ma in misura certamente minore che nel resto del continente, pagando però prezzi salati come un alto livello di disoccupazione giovanile e l'acuirsi delle tensioni nelle zone meno opulente del Paese, periferie delle grandi città in primis.
LOFVEN, UN UOMO NUOVO. A raccogliere l'eredità di Reinfeldt c'è dunque quello che è già stato definito come 'il futuro premier meno votato della storia svedese', quel Lofven dalla corporatura robusta e dall'eloquio non proprio trascinante che non è mai stato eletto in parlamento e non ha mai ricoperto cariche politiche. Quel Lofven che con ogni probabilità non può contare nemmeno su un seggio del partito di iniziativa femminista, che avrebbe fallito il tentativo di entrare al Rikstad. Quel Lofven che tuttavia ha convinto, promettendo di colmare i divari, di aumentare le tasse ai più abbienti, diminuendole ai ceti disagiati, di esercitare la politica dell'accoglienza.
AKESSON RADDOPPIA RISPETTO AL 2010. Akesson, da parte sua, è entrato a gamba tesa nel teatro politico di Stoccolma, eventualità da tutti temuta alla vigilia. I Democratici svedesi sono infatti un partito populista, anti-europeo e anti-immigrazione che affonda le sue radici nell'estrema destra tanto simile a quella dei 'confratelli' di Danimarca, Olanda, Norvegia, Gran Bretagna (con Farage) e Francia (con la Le Pen).
Già alle elezioni del 2010 Akesson colse uno straordinario successo: si presentava per la prima volta, e conquistò il 5,75% dei suffragi e 20 deputati.
AGO DELLA BILANCIA O EQUIDISTANTE? Il 14 settembre 2014 è arrivato il raddoppio per Akesson, faccia da bravo ragazzo e montatura degli occhiali Anni 60, forte accento populista in apparenza vicino alle classi disagiate, ma forte connotazione conservatrice sui diritti civili e l'immigrazione. Dal 15 settembre si dovrebbe cominciare a capire se Akesson si possa proporre anche come il nuovo ago della bilancia della politica svedese o invece decida di propugnare quell'equidistanza tante volte ribadita.

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