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RIFORME 14 Settembre Set 2014 1627 14 settembre 2014

Giannini: «Al via l'anno scolastico del rinnovamento»

Il ministro: riqualificare il sistema educativo.

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione.

La campanella dell'anno scolastico 2014-2015 suonerà la mattina del 15 settembre per gli studenti in circa 15 regioni, nello stesso giorno in cui partirà la consultazione online sulle Linee guida per l'istruzione varate dal Governo.
E con le proteste degli studenti che annunciano flash mob davanti agli istituti scolastici. «Domani inizia l'anno della buona scuola. Il 15 settembre dovrà essere per i giovani una data felice e non di rimpianto per spiaggia o montagna», ha detto il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, che parlando con i giornalisti a Ferrara ha spiegato che voler migliorare il settore dell'istruzione è una volontà politica comune di tutto il governo e non unicamente del ministero competente.
LA CAMPAGNA BUONA SCUOLA. «Mettiamo sul piano del dibattito nazionale ciò che ci sta a cuore: ci impegneremo per una riqualificazione del sistema educativo». E a una domanda su un'eventuale modifica dell'esame di Stato, ha spiegato che le piacerebbe, «soprattutto per gli studenti degli istituti tecnici, che ci fosse una prova più creativa piuttosto che la solita tesina. Ma stiamo ragionando anche su altri cambiamenti. Pazientate ancora qualche giorno».
L'anno scolastico è comunque già iniziato per alcuni studenti, perché Abruzzo, Molise, Valle d'Aosta e le province di Bolzano e Trento hanno anticipato di qualche giorno la ripresa delle lezioni e, in virtù dell'autonomia, tanti istituti, a macchia di leopardo sul territorio, hanno fatto lo stesso, anche nella capitale. In contemporanea con la prima campanella, domani parte la campagna di ascolto online sulla "Buona scuola".
«IL PAESE SI INTERROGHI SULLE GRANDI QUESTIONI». Giannini ha detto di aspettarsi che «tutto il Paese si interroghi sulle grandi questioni: dalla valutazione alla formazione degli insegnanti, dalle nuove competenze al consolidamento delle grandi competenze che l'Italia possiede, nella storia dell'arte, nella musica, nelle discipline umanistiche, ma senza dimenticare le lingue straniere. Vogliamo una scuola che risponda alle sfide di oggi».
Il 13 settembre il premier Renzi ha sottolineato che «la riforma non si fa sulla testa degli insegnanti, ignorandoli, né sulla testa dei genitori e che la riforma sarà discussa per un anno perché andremo per un anno casa per casa, scuola per scuola».
IL NODO STIPENDI. Intanto, i sindacati affilano le armi. Tutte insieme le sigle sindacali del comparto scuola (confederali e autonomi) hanno lanciato #Sbloccacontratto, una raccolta di firme del personale della scuola, che già nel titolo annuncia le intenzioni. «La lettura incrociata dei provvedimenti del Governo mostra», ha spiegato la Uil scuola, «che dal 2015 non varrà più l'anzianità e fino al 2018 non partirà il meccanismo degli aumenti per 'merito'. Il risultato? Nessun aumento, per nessuno per altri tre anni. Retribuzioni ferme fino al 2019. Un meccanismo di riduzione che per il triennio 2016-1018 vale oltre un miliardo di euro. Tutto ciò è inaccettabile e contrasta con l'esigenza di riconoscere il valore del lavoro di chi ogni giorno fa funzionare la scuola».
Sull'allarme stipendi insiste anche l'Anief, che ricorda come i docenti italiani guadagnino quasi in media il 30% in meno rispetto ai loro colleghi europei e la metà dei colleghi tedeschi e denunciano che il Governo Renzi vuole "proletarizzare definitivamente la categoria" bloccandoli fino al 2018.

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