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VERSO IL VOTO 14 Settembre Set 2014 1600 14 settembre 2014

Scozia, Elisabetta II: «Pensino bene al futuro»

La regina rompe il silenzio e fa appello contro l'indipendenza.

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La regina Elisabetta II, sovrana d'Inghilterra.

Finora non si era esposta, e ufficialmente continua a tenere un profilo decisamente basso. Ma a quattro giorni dal referendum che rischia di toglierle la Scozia, la regina Elisabetta ha deciso di confidare le sue preoccupazioni: «Spero che la gente penserà con molta attenzione al futuro», avrebbe detto, secondo il Times, alla folla di fronte alla chiesa di Crathie Kirk, non lontano dalla tenuta reale di Balmoral in Scozia, dopo la consueta funzione domenicale a cui partecipa la sovrana.
PRIMA DICHIARAZIONE. Si tratterebbe della prima dichiarazione sul referendum scozzese fatta dalla regina. Fino a quel momento Buckingham Palace aveva ribadito la neutralità della monarchia sul voto.
Un portavoce della monarchia non ha voluto commentare quanto attribuito alla sovrana affermando che si tratta di «conversazioni private»: «Comunque, il Palazzo è stato molto chiaro sull'imparzialità costituzionale della regina su questo argomento e sul fatto che spetta al popolo di Scozia decidere», ha aggiunto.
Le parole della sovrana, che logicamente aspira a mantenere unito il suo regno, non appaiono così neutrali soprattutto alla luce di quanto si discute da giorni: da più parti vengono lanciati allarmanti previsioni proprio sul futuro della Scozia, che rischia il tracollo economico in caso di secessione.
I DUBBI DELLA BORSA. Come emerso anche da un sondaggio realizzato dal Sunday telegraph fra i presidenti delle 100 maggiori società quotate sulla Borsa di Londra: l'80% vede nell'indipendenza effetti negativi per il Regno Unito. Questo mentre continua l'altalena dei sondaggi, che non permettono di far previsioni su chi possa essere il vincitore. In una rilevazione per l'Observer, gli unionisti sono al 53%, mentre i secessionisti al 47%, se si escludono gli indecisi.
In quella del Sunday Times la differenza fra i due schieramenti è minima: il 'no' è al 50,6% mentre il 'sì' al 49,4. In quella del Sunday Telegraph, invece, i secessionisti sono al 54% mentre gli unionisti al 46%.
«Non è facile fare previsioni, abbiamo assistito a spostamenti drastici dei consensi da una parte all'altra», ha detto Martin Boon, a capo dell'istituto di rilevazione Icm Research. Negli ultimi giorni è annunciata una vera e propria 'caccia' agli indecisi, che vengono stimati in 500 mila.
CONSEGUENZE DI LUNGO TERMINE. Su un punto i due schieramenti concordano: è un referendum storico, con conseguenze di lungo termine. Lo hanno ammesso il primo ministro scozzese, Alex Salmond, e l'ex ministro del Tesoro, Alistair Darling, a capo rispettivamente della campagna del 'sì' e del 'no', che sono stati intervistati dalla Bbc. Salmond ha dichiarato che si tratta di un voto che «capita una volta in una generazione o forse nella vita», rispondendo alla domanda di chi gli chiedeva se in caso di sconfitta i nazionalisti possano cercare di organizzare un nuovo referendum.
Dal canto suo, Darling ha precisato che non c'è modo di tornare indietro nel caso in cui vincano i secessionisti. Ha anche detto di non essere sorpreso del testa a testa nei sondaggi. «Lo avevo detto un anno fa che sarebbe andata così. È la più importante singola decisione che mai prenderemo», ha sottolineato l'ex Cancelliere dello Scacchiere.
Intanto è stata trascinata nel dibattito elettorale un'altra grande istituzione britannica. Migliaia di sostenitori del 'sì' all'indipendenza hanno manifestato il 14 settembre di fronte alla sede della Bbc a Glasgow accusando l'emittente pubblica di essere prevenuta nella copertura del referendum e di sostenere gli unionisti.

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