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NIENTE QUORUM 15 Settembre Set 2014 1955 15 settembre 2014

Consulta, fumata nera alla Camera

Violante e Bruno non ce la fanno. Assenti in 107. Si rivota il 16 settembre.

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Il piddino Luciano Violante.

Fumata nera per l'elezione di due giudici costituzionali da parte del parlamento in seduta comune.
Nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell'Assemblea, pari a 570 voti.
Luciano Violante e Donato Bruno, dunque, non ce l'hanno fatta. Serve una nuova votazione.
Violante ha ottenuto 530 voti, appena uno in più di Bruno.
Felice Besostri, sostenuto dal Movimento 5 stelle, segue con 125 voti.
AVANTI COL CSM. Il Parlamento in seduta comune va avanti, invece, a piccoli passi sul Csm. Dopo aver eletto la settimana precedente due esponenti del Pd (Giovanni Legnini e Beppe Fanfani) e uno di Ncd (Antonio Leone) ora è riuscito a mandare a Palazzo dei Marescialli altri tre candidati: Maria Elisabetta Casellati di Forza Italia, Teresa Bene del Partito democratico e Renato Balduzzi di Scelta civica. Lasciando fuori, almeno per il momento, gli altri: Luigi Vitali di Forza Italia e i due proposti dai 5 Stelle, Nicola Colaianni e Alessio Zaccaria, che non hanno raggiunto il quorum fissato in 482 voti (3/5 dei votanti).
Si torna a votare martedì 16 settembre alle 18, subito dopo le comunicazioni del premier in Parlamento per illustrare il suo programma dei Millegiorni. Lo ha annunciato il presidente della Camera Laura Boldrini in conferenza dei capigruppo.
PD E FI INSISTONO. I capigruppo del Partito democratico Roberto Speranza e di Forza Italia Renato Brunetta hanno assicurato di voler insistere con il ticket Violante-Bruno.
«Con un numero così elevato di voti», ha spiegato Brunetta, «non si abbandonano questi candidati, serve un altro sforzo».

Di voti, a Violante e Bruno, ne basterebbero una quarantina in più. A 570 si viene eletti, e la soglia non sembra così lontana.
A spiegare cosa potrebbe cambiare in un giorno ci ha pensato il deputato Dem Ettore Rosato: «È chiaro che in queste ore cercheremo di fare pressing e di portare a votare chi oggi non lo ha fatto».
Subito dopo la notizia della fumata nera, infatti, tutti hanno puntato il dito sulle assenze e hanno sottolineato le più eclatanti, come quella di Niccolò Ghedini che sinora, è stato confermato anche tra gli azzurri, non avrebbe mai votato in questa tornata per i due giudici costituzionali.
DIECI ASSENTI NEL PD, 16 IN FI. E il quadro è piuttosto eloquente: non hanno votato in 107, di cui solo 10 nel Pd (nove deputati e un senatore in missione); 16 in Forza Italia e nove in Ncd. Tutti presenti in Scelta civica, mentre in Per l'Italia hanno disertato in sei; sei anche nella Lega; 19 nel Misto; sette in Sel.
Il maggior numero di assenze si è registrato nel Movimento 5 stelle, ma su questi, anche il 16 settembre, «non ci sarà gran margine di azione», hanno spiegato dalla maggioranza, «visto che hanno confermato che non voteranno mai né per Violante né per Bruno», sebbene un nutrito drappello di senatori 5 stelle abbia assicurato a Bruno di avergli dato la preferenza se non altro «per simpatia».
Tre gli assenti in Grandi autonomie e libertà; quattro in Fratelli d'Italia; e tre nel gruppo Autonomie.
«DIFFICILE TROVARE 40 VOTI IN UNA NOTTE». Il 16 settembre, comunque, non si annuncia all'insegna dell'ottimismo perché, hanno osservato sempre in Forza Italia, non è facile recuperare 40 voti per ogni candidato in una notte.
Al massimo, ha ammesso un po' sconsolato un Dem, si «riuscirà a trovarne 20, ma di più non si sa...». Secondo i più pessimisti, poi, la candidatura del ticket, nel caso in cui non passasse, sarebbe a rischio. E per Violante, hanno spiegato alcuni tecnici delle riforme, diventerebbe «davvero difficile dopo la terza o quarta fumata nera, entrare alla Consulta» per un'altra porta, «cioè come candidato del presidente della Repubblica» che a breve deve indicare i suoi prescelti.
Gli esponenti del M5s, intanto, hanno ribadito di non voler scendere a patti su nomi così politici come quelli di Bruno e Violante, mentre su candidature più tecniche lascerebbero una porta aperta. «È solo un problema legato alle assenze», ha minimizzato Lorenzo Guerini, «domani si risolve».

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