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SCENARIO 15 Settembre Set 2014 1600 15 settembre 2014

Forza Italia, i 5 problemi di Berlusconi

Dalla fronda di Fitto alle casse vuote. L'autunno caldo dell'ex Cav.

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L’unica cosa che in questo periodo lo rende felice è il suo Milan, partito bene in campionato con due vittorie in altrettante partite. Per il resto, però, Silvio Berlusconi non può dormire sonni tranquilli.
Forza Italia, il partito creato a sua immagine e somiglianza, lo stesso che per più due decadi gli ha permesso di navigare sulla cresta dell’onda ora si sta rompendo come un vaso di cristallo. E stavolta rincollare i pezzi non sarà facile.
CORSA AL RIPOSIZIONAMENTO. Al momento all’interno del fu Pdl vige una sorta di «liberi tutti». L’ex Cav rimane il front-man di un’orchestra stonata, colpa di una strategia praticamente assente, di zero rinnovamento e nuove idee.
I MALDIPANCIA NEL PARTITO. Se i vari Verdini e Romani continuano a benedire il patto sulle riforme stretto con Matteo Renzi, dall’altra parte c’è una componente - capeggiata dal potente Raffaele Fitto ma con all’interno anche l’ex «direttorissimo» del Tg1, Augusto Minzolini - che spara palle di cannone contro il premier e la sua agenda.
Quanto accaduto con Antonio Catricalà, candidato scelto dallo stesso Berlusconi (su input di Gianni Letta) per la Corte Costituzionale e impallinato nel segreto dell’urna dalla stessa Fi, non è che l’antipasto di un autunno che a San Lorenzo in Lucina si preannuncia rovente.

1. Partito spaccato: Fitto a capo della fronda anti patto del Nazareno

Raffaele Fitto.  

Insomma, sono lontani i tempi del «partito dell’amore». Per capirlo basta leggere le parole dell’ex governatore pugliese, prima messe nero su bianco sul suo blog e poi ribadite in un’intervista televisiva. «Forza Italia deve essere pronta, in caso di elezioni anticipate, deve essere il motore trainante di una riorganizzazione del centrodestra», ha scandito Fitto, «ma se la percezione è quella di un’opposizione silenziosa che rischia di perdere credibilità dobbiamo riposizionarci».
ARGINARE IL «CERCHIO MAGICO». Quello che chiede l’europarlamentare è un maggiore coinvolgimento di tutte le componenti di Fi. Il «cerchio magico» formato dai vari Verdini, Rossi, Santanché, Brunetta e Romani, che - per dirla con l’espressione usata da un forzista - «telecomandano» Berlusconi irrita non poco la parte del partito che non ne fa parte.
«SERVE MAGGIOR COINVOLGIMENTO». Ecco perché «Violante e Catricalà sono nomi di grande livello, però il tema è riuscire a fare in modo che i gruppi parlamentari non sappiano pochi minuti prima le indicazioni ma siano maggiormente coinvolti. Quanto è successo non è frutto del dissenso di un singolo o di un gruppetto, ma di una situazione più ampia», ha messo in guardia Fitto.
Dalla sua parte c’è un manipolo di parlamentari, fra i quali figurano gli insospettabili Mara Carfagna, Lucio Malan e Minzolini. Una fronda pronta ad allargarsi nelle prossime settimane.

2. Casse vuote: Mariarosaria Rossi nel mirino di mezzo partito

  • Mariarosaria Rossi.

Altro problema, non meno rilevante, è legato al denaro. Le casse di Forza Italia sono praticamente vuote. La giustificazione accampata dal consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti, secondo cui «tutti i partiti sono in difficoltà economica perché è stato abolito il finanziamento pubblico» non regge.
I FORZISTI MOROSI. La questione è un’altra: all’interno di Fi c’è un folto gruppo di parlamentari morosi. Complici anche i 15 milioni di euro di buco nel bilancio 2013 e gli 88 di debiti, l'ex Cav aveva lanciato l’allarme già prima dell’estate incaricando la tesoriera Mariarosaria Rossi, grande amica della sua compagna Francesca Pascale, di scovare i cattivi pagatori.
«SE NON PAGATE SIETE FUORI». Da adesso comunque basta buonismi: chi non pagherà non sarà ricandidato né in Italia né in Europa. Il passaggio di Rossi alle maniere forti ha irritato mezzo partito. Anche questa volta a intervenire a gamba tesa per tutti è stato Fitto. «Lascia allibiti il fatto che il presidente Berlusconi possa consentire alla senatrice Rossi di distribuire, controllare, rilasciare o ritirare “patenti” sulla legittimità dello stare nel partito», ha scritto l’ex presidente pugliese. «Ritengo che né la senatrice Rossi né altri abbiano titoli o legittimazione tecnico-giuridica e statutaria nonché politica per ipotizzare cose di questo genere». Quel che è certo è che bisogna fare presto: dopo i 41 licenziamenti di giugno ora si rischia di non riuscire a pagare gli stipendi di settembre. Anche al quartier generale di Fi è partita la spending review.

3. Le partite aperte: la giustizia e il pressing dei berluscones

Denis Verdini.


«Alle prossime elezioni che facciamo, ci presentiamo insieme al Pd?», si domandano i malpancisti dentro Forza Italia. Il patto del Nazareno con cui Berlusconi e Matteo Renzi hanno dato il via libera alla nuova leggere elettorale e alla riforma del Senato ha trascinato il partito sotto il 20% alle ultime Europee, anche perché il premier-segretario («un ragazzo intelligente e poi non è comunista», ripete spesso Silvio) si è accaparrato buona parte dei voti che prima andavano al Pdl.
UN POSTO NEL GOVERNO. Anche se non formalmente, viste le posizioni discordanti su economia e politica estera, per molti Fi è già al governo. Lo ha detto anche il plenipotenziario Denis Verdini, scherzando ma non troppo, in un’intervista rilasciata a Repubblica lo scorso 8 agosto: «Entrare nella maggioranza? Ma noi siamo già al governo. Il governo delle riforme!». Fra le quali, com’è noto, c’è anche quella della giustizia, tema da sempre caro a Berlusconi.
Per ora dal quartier generale forzista è arrivata una netta bocciatura all’impianto della stessa, eccezion fatta per la responsabilità civile dei magistrati, da sempre un cavallo di battaglia della ditta. Raccontano però nei corridoi di palazzo che un modo per mettersi d’accordo ci sarebbe: discutere sulla norma che prevede la reintroduzione del falso in bilancio.

4. Le alleanze: Toti tratta con la Lega ma resta il nodo Ncd

  • Giovanni Toti.

Qualche tenero messaggio se lo sono già inviati. Anzi, hanno pure stipulato «un mezzo patto della fraschetta», come lo hanno definito Giovanni Toti e il governatore lombardo Roberto Maroni giovedì 11 settembre in un incontro a Frascati.
In vista delle prossime Regionali, a cominciare da quelle in Calabria ed Emilia-Romagna, Forza Italia e Lega nord torneranno a dialogare. Con un terzo incomodo: il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Perché se è vero che «in Lombardia e Veneto stiamo tutti insieme e il modello funziona», ha spiegato Maroni, il problema è che Ncd sta dentro a un governo che «sul tema dell’immigrazione è disastroso».
LA GIRANDOLA DI INCONTRI. In più nei giorni scorsi il segretario federale del Carroccio, Matteo Salvini, ha definito lo stesso Alfano «ministro dell’invasione» (colpa dell’operazione Mare Nostrum) mettendo a verbale che «la Lega non è disposta a fare accordi con il suo partito».
Anche dall’altra parte della barricata i toni non sono troppo concilianti. Se l’ex ministro Gaetano Quagliariello ha provato a gettare acqua sul fuoco spiegando che «noi non siamo una corrente del Pd, né interna né esterna» ma «un pezzo importante del centrodestra», i vari Schifani e Saltamartini hanno fatto sapere che la condicio sine qua non per tornare all’ovile è quella di non avere la Lega seduta al tavolo. Martedì 16 settembre, a Strasburgo, Toti incontrerà Salvini, mentre nella Capitale Altero Matteoli vedrà una delegazione centrista. Poi si cercherà la sintesi.

5. La successione: il nome di Marina resta l’unico in campo

Marina Berlusconi.


Infine c’è l’annoso problema della successione all’ex Cav. Per ora nessuno ci pensa perché in campo c’è ancora lui, ma prima o poi bisognerà trovare una figura che ne segua le orme.
Di nomi in questi anni se ne sono fatti tanti, compresi quelli di papi stranieri poi caduti nel dimenticatoio. Il primo nome sul taccuino dell’uomo di Arcore è, manco a dirlo, quello della figlia Marina, che oltre alla grande esperienza maturata nelle aziende di famiglia (Mondadori e Mediaset) porterebbe con sé il brand Berlusconi.
CRESCE IL FRONTE PER LE PRIMARIE. Ma la dynasty familiare non piace a tutti. Già in passato un pezzo da novanta come Renato Brunetta aveva espresso le sue perplessità sulle «investiture a carattere ereditario».
Nell’area del centrodestra e in particolare dentro Forza Italia, poi, è alto il coro di quelli che vorrebbero scegliere il successore di Berlusconi attraverso le primarie. Si tratta comunque di un percorso difficile. Sempre sull’argomento, Toti ha spiegato che «il presidente è favorevole» a un meccanismo simile, precisando però che sarebbe possibile attuarlo «laddove non ci sia già un candidato forte».
Marina lo sarebbe eccome, con buona pace di chi chiede altre soluzioni. Pensando, magari, a un futuro altrove.

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