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ANALISI 15 Settembre Set 2014 1330 15 settembre 2014

Svezia, il boom dei populisti xenofobi

L'appeal dell'ultradestra sui ceti medio bassi minaccia la socialdemocrazia.

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Jimmie Akesson, leader dei democratici svedesi.

Come da pronostici ha prevalso di misura la sinistra. Ma la vera notizia delle elezioni svedesi del 14 settembre è, secondo gli exit poll, il bis dell'estrema destra xenofoba, al 5,7% nei sondaggi e schizzata sopra il 10%, ben oltre le più ottimistiche previsioni.
Nella tranquilla Stoccolma, dove si parla molto della crisi economica che ancora non è arrivata, la famiglia media scandinava deve temere molto l'ondata di profughi che dai barconi nel Mediterraneo telefonano ai loro parenti rifugiati nel nord Europa, implorandoli di pregare per la loro traversata prima di chiedere asilo.
GRANDE COALIZIONE SVEDESE. Con il blocco di socialdemocratici, verdi e sinistra radicale (44,9%) costretto a una Grande coalizione con i membri dell'Alleanza di centrodestra (39,3%), sconfitta dopo otto anni di governo, il vincitore incontrastato delle ultime legislative è il leader nazional-populista Jimmie Akesson, con cui nessuno, a parole, vuole coalizzarsi.
Quasi un intoccabile dall'establishment politico, nonostante o forse proprio in ragione della sua grande presa tra la gente comune. A colpi di slogan anti-immigrati e anti-euro, i suoi democratici svedesi (Sd) sono il terzo partito del Paese. Ma già nel 2010, al suo esordio alle urne da capo di partito, Akesson riuscì a portare a casa quasi il 6% dei consensi e 20 deputati in parlamento.
AKESSON L'ACCHIAPPA VOTI. Un successo che la dice lunga sulle pulsioni del ventre molle svedese.
Giova ricordare che il voto del 2014 è stato, innanzitutto, un voto punitivo per l'operato del premier uscente. Al moderato conservatore Fredrik Reinfledt, che pur di non unirsi alla destra populista aveva virato sui verdi, sono stati criticati i tagli all'istruzione e al welfare e l'aumento delle diseguaglianze sociali. Ma, come in Francia, anziché votare a sinistra, una parte crescente dei ceti medio-bassi hanno abboccato all'esca dei democratici di Akesson.

La crisi della socialdemocrazia svedese: Löfven come Bersani

La festa dei sostenitori del partito dei democratici svedesi, formazione populista di estrema destra.

Ancor più della crisi dei centristi e dei liberali svedesi, l'emergere dell'ultradestra fotografa lo spettro dello sgretolarsi della socialdemocrazia scandinava: per decenni, il modello invidiabile al quale tendere per costruire un'Europa unita, accogliente e progressista, di giustizia e pax sociale per tutti.
Se anche le roccaforti periferiche dell'estremo Nord vengono penetrate dal boom di euro-scettici e populisti del Sud e del Centro Europa, che ne ne sarà dei partiti tradizionali e dell'Unione europea nei prossimi anni?
LÖFVEN, PREMIER DIMEZZATO. Ex metalmeccanico, sindacalista di lungo corso, il 57enne Stefan Löfven che ha promesso di darsi un gran daffare, per tirare insieme una sparpagliata coalizione, è stato definito come il «premier in pectore meno votato della storia svedese»: la sua missione esplorativa per la vittoria elettorale dimezzata ricorda il peregrinare, alla fine inconcludente, di Pier Luigi Bersani, uscito marchiato dal deludente risultato delle legislative del 2013.
In campagna elettorale, Löfven ha promesso alle classi meno abbienti di tassare i ricchi per aiutare i poveri, riducendo la disoccupazione - stabile all'8% negli ultimi anni, ma aumentata di un punto e mezzo, dopo la crisi del 2007 - che, per l'alto tasso di indebitamento privato (mutui, prestiti scolastici e finanziamenti vari) spaventa soprattutto le nuove generazioni.
ALLARME BOLLA IMMOBILIARE. La crisi ancora è poca cosa in Svezia. Ma con i prezzi delle abitazioni in calo dall'inverno e il fantasma della deflazione che si aggira in Europa, si teme l'esplosione di una bolla immobiliare, a scapito soprattutto delle giovani famiglie che, con un regime fiscale al 44,7% tra i più elevati del vecchio Continente, una volta perso o ridimensionato lo stipendio rimarrebbero strozzate dalle rate mensili.
Faccia pulita e modi da businessman, il 35enne Akesson, rampante scissionista dei conservatori di Reinfledt, parla ai giovani insicuri e a tutti gli svedesi che hanno paura. Rappresenta il nuovo che avanza, ma è lui stesso sorgente di paure.

Da neo-nazisti a populisti anti-immigrati: il maquillage di Akesson

Come l'Olanda costretta a trattare, fino al flop del 2012, con la destra xenofoba di Geert Wilders (Pvv), il 15 settembre la Svezia si è svegliata con una spina nel fianco abbastanza scomoda.
Paradossalmente il passato recente insegna che la migliore exit strategy potrebbe essere proprio quella di riconoscere ai populisti di Akesson il ruolo di ago della bilancia, dunque di interlocutori e attori politici.
Nei Paesi Bassi, l'ultradestra euroscettica ha subito una pesante batosta elettorale dopo la repentina ascesa a secondo partito politico (15,5%), per aver ritirato l'appoggio esterno al governo traballante di centrodestra dopo l'exploit del 2010.
AMICO DI MARINE LE PEN. Astro nascente della politica, il pulzello di Svezia amico di Marine Le Pen (Front National) e vicino ai movimenti della destra sociale e nazionalista del Nord Europa, è un abile comunicatore, capace di mietere consensi e dare filo da torcere ai partiti tradizionali.
Nati come versione nordica dei neo-nazisti inglesi del National Front, negli Anni 80 i democratici svedesi erano ex militanti del movimento razzista Bss (Keep Sweden Swedish, tieni la Svezia svedese) ed ex esponenti del Partito xenofobo del Progresso.
LA MATRICE NERA. Pur formalmente dissociata dall'ideologia nazista e neo-nazista, l'estrema destra svedese, attraverso i suoi membri - l'ex presidente Anders Klarström era tra i nazi del Nordic Reich Party -, ha sempre avuto connessioni con gli ambienti neri. Una contiguità che, per decenni, l'ha resa marginale.
L'arrivo alla fine degli Anni 90 di Akesson dalle file dei moderati e la sua operazione di maquillage, da leader del partito, hanno tolto all'Sd il marchio di impresentabili.
Grazie al nuovo appeal mediatico e all'espulsione dei militanti più estremisti, l'ultradestra svedese è uscita dai circuiti neo-nazisti e, con le sue sirene anti-immigrati, ha raggiunto la gente di strada. L'ingresso in parlamento del 2010, con un sostanzioso pacchetto di voti, ha segnato una svolta per il movimento, consolidato nel 2014. Il futuro è un incognita.

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