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A MUSO DURO 16 Settembre Set 2014 1901 16 settembre 2014

Millegiorni, Renzi: «Ultima chance per l'Italia»

Il premier presenta il programma. No al voto anticipato, ma veloci sulle riforme. Articolo 18: pronto al decreto. E sulla giustizia è scontro con i magistrati.

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L'Italia è arrivata a un bivio: o si fanno le riforme tutte insieme o a perdere sarà il Paese. È stato chiaro Matteo Renzi nel presentare alle Camere il suo programma dei Mille giorni (guarda il video). Non «un tentativo di dilazione» ma «l'ultima chance per l'Italia dopo aver perso tanto tempo».
NON C'È TEMPO DA PERDERE. Tempo che non si può più perdere, anche a costo di decisioni traumatiche: «Noi chiediamo di abituarci al concetto che si vada a votare a febbraio 2018, tuttavia ogni valutazione sul passaggio elettorale deve essere preceduta dalla valutazione sulla capacità di questo parlamento di fare le riforme nei prossimi tre anni».
Una frase letta da qualcuno come un allusione a urne anticipate: «Di tutto quello che ho detto ho visto che il titolo è 'andiamo alle elezioni': non è assolutamente così», ha però chiarito il capo del governo.
DIRITTI CIVILI, RAI, LEGGE ELETTORALE. Nei piani di Renzi ci sono i diritti civili, la riforma della Rai, la nuova legge elettorale, un alleggerimento del carico fiscale. E un nuovo quadro di regole sul lavoro che, se necessario, potrebbe arrivare anche con un decreto legge: «Se saremo nelle convinzioni di avere tempi serrati» di esame della delega «rispetteremo» il lavoro del parlamento, «altrimenti siamo pronti anche a intervenire con misure di urgenza, perchè sul lavoro non possiamo perdere anche un secondo in più».
Un tour a tappe forzate che è già cominciato e ha una precisa data di scadenza.

Il premier Matteo Renzi alla Camera per presentare il programma di governo (©Ansa).

AVANTI FINO AL 2018. A Montecitorio, il premier ha parlato per 45 minuti e ha sostenuto la volontà di tirare dritto, rispondendo con fermezza ai critici. È una lettura «grottesca e persino ridicola» quella di chi ha dipinto il cambio di passo del governo come «una dilazione, un prendere tempo». Al contrario i Millegiorni sono «il cartellone di recupero» perchè «l'Italia ha interrotto la caduta ma non basta, non è sufficiente». O ce la fa il governo o «perde l'Italia», visto che in gioco non è tenere «in piedi la carriera di un singolo parlamentare o di un membro governo ma l'Italia».
Renzi ha messo in gioco se stesso per riuscire a realizzare le riforme: pur non temendo le elezioni anticipate, il premier ha intenzione di andare avanti fino al 2018 perchè la vera posta in gioco è tornare a crescere «reimpostando e rovesciando la scommessa politica e economica di questo Paese».
RIFORME TUTTE INSIEME, NO AL 'BENALTRISMO'. Le riforme «o si fanno tutte insieme o non si porta a casa il cambiamento». Le riforme istituzionali quindi devono viaggiare di pari passo a quelle economiche e sociali e chi pratica «il benaltrismo come filosofia politica ignora il dato di fatto che non si esce con il passo della tartaruga da 20 anni di stagnazione».
Una risposta a chi, come il capogruppo di Scelta civica alla Camera Andrea Mazziotti, aveva chiesto di mettere momentaneamente nel cassetto l'Italicum (ora all'esame del Senato) e le riforme costituzionali (ora alla Camera).
SUBITO LEGGE ELETTORALE, MA NO URNE. Dopo aver vinto, con il primo via libera alla riforma del Senato, l'accusa di aver fatto «il primo golpe con la moviola della storia del Paese», il governo ora intende far viaggiare sia la riforma istituzionale sia la legge elettorale che «va fatta subito». Non per andare alle elezioni anticipate, ha chiarito Renzi, ma per «evitare l'ennesima melina istituzionale». Una riforma che, è l'auspicio, va fatta con il confronto parlamentare, «senza bulldozer», ma evitando il rinvio e che può essere «modificata» rispetto al testo approvato dalla Camera, anche con soglie di sbarramento più basse. L'unico nodo da sciogliere è quello delle preferenze.
STRATEGIA UNITARIA PER FISCO MENO CARO. Il premier ha ammesso che «gli 80 euro non hanno dato gli effetti sperati», ma sono l'inizio di una «strategia condivisa» di riduzione fiscale per rendere il «fisco meno caro possibile».
PRONTI A DECRETO SU RIFORMA LAVORO. Rivolgendosi a tutto il parlamento, in particolare alla «sinistra», Renzi ha confermato l'accelerata sulla riforma del lavoro. Al termine dei mille giorni il diritto del lavoro deve essere rivoluzionato perchè «non c'è cosa più iniqua che dividere i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B» e va superato un «mondo del lavoro basato sull'apartheid». Il problema non è il reintegro legato all'articolo 18 ma la semplificazione della giungla delle regole: o il parlamento lavora, «altrimenti siamo pronti anche a intervenire con misure di urgenza». Leggasi decreto legge.
UE: CRESCITA AL CENTRO. Il premier ha evitato di aprire lo scontro con i rigoristi europei e non ha fatto cenno ai vincoli europei da rispettare. Ma ha insistito perchè la crescita torni al centro: «Siamo pronti a investire bene i 300 miliardi» annunciati da Jean Claude Juncker e di cui «chiederemo conto». Ma non ha rinunciato a polemizzare con «le banche d'affari che ci considerano falliti ma sono le stesse che sono fallite e sono state salvate dai nostri fondi».
AVVISI DI GARANZIA NON CAMBIANO LA POLITICA INDUSTRIALE. Il premier ha scelto l'aula per difendere l'Eni. «Noi aspettiamo le indagini e rispettiamo le sentenze ma non consentiamo a un avviso di garanzia di cambiare la politica aziendale di questo Paese», ha sostenuto Renzi ribadendo l'importanza della riforma della giustizia per «cancellare lo scontro ideologico del passato» e tirando dritto sulla diminuzione delle ferie dei magistrati: «Non è giusto che ci siano 45 giorni» di chiusura dei tribunali «per un servizio così delicato come la giustizia».
LEGGE SUI DIRITTI CIVILI E RIFORMA RAI. Nel programma di legislatura il premier ha inserito anche la necessità di una legge sui diritti civili e la riforma della Rai per sottrarre «la governance alle scelte di un singolo partito».

Un tour de force che parte da Italicum e riforme costituzionali

Il nodo dei tempi verte soprattutto su riforme costituzionali e Italicum. Le prime, già incardinate alla Camera, hanno un passaggio importante giovedì 18 settembre: il relatore, Emanuele Fiano (Pd), ha il compito di riferire in commissione Affari costituzionali quali sono i pochi punti che possono essere modificati.
OK IN COMMISSIONE IN DUE MESI. Renzi punta a che la Commissione approvi il testo entro due mesi, per portarlo in Aula subito dopo la Legge di Stabilità, a fine novembre. Percorso parallelo, ma al Senato, dovrebbe avere l'Italicum, che verrebbe licenziato da Palazzo Madama subito prima che vi arrivino i Documenti di Bilancio.
In due mesi Renzi è destinato a capire se il suo programma di 1.000 giorni è davvero condiviso da tutta la sua maggioranza.
IPOTESI ELEZIONI ANTICIPATE. Se questa punta alla «palude» il «piano B» consisterebbe, secondo alcuni parlamentari della maggioranza, nell'inserire nell'Italicum, durante l'esame nell'Aula di Palazzo Madama, un emendamento che lo renda applicabile anche al Senato (oggi è valido solo per la Camera, visto che il Senato verrebbe eletto dai Consigli regionali), così da correre al voto a marzo, come suggerito da un fedelissimo di Renzi come Roberto Giachetti. E come temono, appunto, in molti nella base del Pd e degli altri partiti della maggioranza.

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