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INTERVISTA 16 Settembre Set 2014 0600 16 settembre 2014

Woolsey: «Obama deve imparare da Clinton e Bush»

L'ex direttore delle spie Usa boccia la politica estera di Washington.

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Gli Stati Uniti tornano in Iraq, dove tutto era cominciato. Dove George W. Bush aveva sprofondato la democrazia americana, con la promessa di esportarla; dove Barack Obama, comandante in capo suo malgrado, mai avrebbe voluto restare. E l'élite di Washington già celebra la sua vittoria.
OBAMA ALLA TRANSIZIONE. Nei palazzi ovattati della capitale americana, nei circoli ristretti dei think tank, già si parla di fine della dottrina obamiana, già si plaude al ritorno all'interventismo. «Aspettiamo la transizione», esordisce duro James Woolsey, numero uno della Cia dal 1993 al 1995, quando la Casa Bianca era occupata dal presidente più amato dagli americani, Bill Clinton, e la guerra era quella «giusta» dei bombardamenti su Belgrado.
E poco male se dopo aver rinunciato all'intervento in Siria e dopo aver fallito la guerra lampo in Libia, l'America si trova ora condottiera di un un'operazione di cui non si possono prevedere tempi e rischi.
L'ex capo dell'intelligence americana fa parte di quell'establishment compatto che non ha mai messo in discussione il ruolo degli Stati Uniti nel mondo, né la loro responsabilità nell'esercizio della forza: democratico per gli affari sociali, neocon nelle relazioni internazionali.
VERSO LA GUERRA CALDA. Prima di guidare la Cia, Woolsey è stato il negoziatore delle intese militari che hanno preceduto la caduta dell'Unione sovietica, rimesse in discussione dall'ascesa di Vladimir Putin. E oggi preannuncia una nuova fase muscolare nei rapporti con Mosca: non dice che la guerra fredda è finita, ma che quella calda non è ancora cominciata.
Sulla presidenza di Obama fa cadere l'accusa peggiore per un leader politico. «Non ha imparato a scegliere», sibila netto con Lettera43.it. Ma la sua 'lezione' di politica estera fa pensare che un presidente degli Stati Uniti d'America possa scegliere solo fino a un certo punto.

L'ex numero uno della Cia, James Woolsey (Gettyimages).

DOMANDA. Obama alla fine si è arreso alla guerra?
Risposta. Evitare una guerra è facile, se la si ignora. L'Isis era già in guerra contro di noi, ma Obama faceva finta che non esistesse. Se ti attaccano, ammazzano i tuoi e tu lasci fare, non stai semplicemente evitando la guerra, la stai perdendo.
D. La stampa americana ha detto che l'Isis ha beffato l'intelligence. I servizi segreti Usa hanno fallito?
R. Forse le analisi e la raccolta di informazioni non sono state perfette, ma non penso che il problema sia stato non capire quello che stava succedendo. Non ha fallito l'intelligence, ma la nostra leadership politica, il governo, la Casa Bianca.
D. Cosa ha sbagliato Obama?
R. Finora non aveva nemmeno una strategia, lo ha ammesso lui stesso. Ora sembra essersi deciso alla transizione.
D. Cosa dovrebbe fare l'esercito americano in Iraq e Siria?
R. Deve fare moltissime cose. Sostenere i curdi, dare loro rifornimenti, allearsi con le tribù sunnite moderate, portare avanti una campagna a tappeto di attacchi aerei, lavorare sul campo con l'intelligence, cooperare con gli alleati e dispiegare una forza speciale per l'addestramento e il coordinamento antiterrorismo. La sola cosa da evitare è limitarsi a qualche attacco e poi andarsene.
D. L'Isis è più temibile di al Qaeda?
R. Ogni tipo di terrorismo è inaccettabile, ma l'Isis controlla un territorio, impone una fede in maniera violenta ed elimina chiunque si opponga: è un terrorismo particolarmente feroce.
D. Gli americani non rischiano di infilarsi in un nuovo pantano?
R. Nessuno pensa seriamente di mandare truppe di terra in Siria o in Iraq. E nemmeno che gli Usa debbano essere il Paese che dà il contributo maggiore. Di certo, però, devono tornare a impegnarsi, senza di loro storicamente non c'è mai stata alcuna iniziativa.

«Un presidente Usa non potrà mai lasciare Israele e appoggiare Hamas»

D. Pensa che gli Usa debbano riprendere, e Obama accettare, il ruolo di poliziotti del mondo?
R. Penso che non si possano ottenere successi senza prendere il comando. E l'idea del leading from behind, del comandare dalle retrovie, è ridicola.
D. Come giudica la politica dell'attuale presidente rispetto a quella dei predecessori Clinton e George W. Bush?
R. Nel 1993, Bill Clinton scelse di non intervenire in Rwanda. E poi se ne rammaricò profondamente. Confessò che la decisione di non intervenire per fermare il massacro fu la peggiore di tutta la sua presidenza. E allora durante il suo secondo mandato, quando dovette scegliere di nuovo, decise di intervenire con raid aerei contro i serbi per impedire la strage dei kosovari ed ebbe successo. Clinton ha dimostrato capacità di adattarsi, di cambiare: ha imparato a scegliere.
D. E George W. Bush?
R. Bush fino al 2005-2006 ha adottato una strategia sbagliata in Iraq, non aveva alleati di peso. Poi ha stretto un patto coi sunniti ed è riuscito ad arginare gli attacchi dei terroristi.
D. Non sembra essere stato sufficiente vista la situazione attuale.
R. Obama ha abbandonato completamente l'Iraq, lasciando la popolazione irachena a se stessa. Ed è stata un'idea terribile. Penso che il presidente americano debba imparare almeno due cose da Clinton e Bush: l'uso della forza e le alleanze sul terreno.
D. La guerra in Iraq è considerata il peggior errore americano degli ultimi anni: le armi chimiche non c'erano e il conflitto ha aumentato il terrorismo. Non crede che il disimpegno di Obama fosse un modo per rimediare a tutto questo?
R. Chi lo sostiene ignora completamente, o finge di ignorare, l'impennata di attacchi successivi all'annuncio del ritiro dell'esercito americano.
D. Per un certo periodo Obama ha sostenuto le Primavere arabe e il processo di democratizzazione dell'Egitto. Poi c'è stato un nuovo colpo di stato e la linea americana è tornata ad appoggiare lo status quo. Quale è la missione degli Usa in Medio Oriente: la democrazia o la stabilità?
R. Solo i più ingenui possono sostenere che non ci si può allineare con poteri discutibili per evitare che accada il peggio. Per tre anni e otto mesi, dal 1941 al 1945, gli Stati Uniti si sono alleati con il peggiore assassino della storia, Joseph Stalin: ne avevamo bisogno per sconfiggere Mussolini e Hitler. E abbiamo avuto ragione.
D. Poi però siete passati alla Guerra fredda.
R. Abbiamo combattuto per 40 anni contro lui e i suoi eredi, perché non c'era possibilità di vincere. Ma chi dice che violiamo dei principi perché abbiamo sostenuto Mubarak, ecco, dovrebbe pensarci.
D. Obama voleva che la democratizzazione del Medio Oriente portasse alla pacificazione dell'area. Una illusione?
R. Anche sotto Assad puoi avere la pace. Ma questo non è il percorso che scegliamo...
D. Ma quale è la differenza tra sostenere Mubarak, al Sisi e Assad?
R. È una decisione tattica, basata sulle circostanze. E può cambiare quando lo scenario muta.
D. Obama forse pensava che le circostanze fossero cambiate. Un presidente può scegliere un avvicinamento ad Abu Mazen e un allontanamento invece da Netanyahu, modificando le alleanze?
R.
Se significa svantaggiare l'alleanza con Israele a favore di Hamas, no, non può farlo.

«La Russia sta facendo quello che fece Hitler tra il 1933 e il 1939»

D. Per diversi analisti, Assad in Siria è una garanzia contro il terrorismo. È possibile trovare un'intesa con la Russia sulla Siria?
R. Sarebbe una perdita di tempo: Putin non vuole un'intesa.
D. Secondo lei la Guerra fredda è finita?
R. Diciamo che la guerra calda non è ancora cominciata. Ma la Russia sta facendo esattamente quello che fece Hitler tra il 1933 e il 1939. Sta occupando parti di Paesi europei con la scusa che su quei territori vivono persone russe che sono in pericolo: un pretesto per invadere prima la Georgia e poi l'Ucraina.
D. Non è possibile tentare ancora la via diplomatica?
R. E puntando a quale accordo? Dando alla Russia più territori? Putin non accetta accordi. Nel 1990 siamo arrivati a negoziare un'intesa (Conventional forces in Europe treaty, Cfe). Le truppe russe non avrebbero dovute invadere altri Paesi come Georgia e Ucraina. Ma non c'era nessuna volontà di rispettare quel patto.
D. E l'Unione europea cosa dovrebbe fare?
R. I Paesi europei devono avere coraggio e non ripetere l'errore del passato, riconoscendo di fatto il diritto alla Russia di occuparli. Hanno due scelte. O lavorare con gli Usa o cedere a Putin.
D. La Russia sta stringendo accordi con la Cina, potere emergente e forse la prossima grande potenza...
R. La Cina sta cercando di prendere il controllo del Mare della Cina orientale e meridionale in modo da guadagnare potere in particolare sulle rotte commerciali e sui giacimenti petroliferi. Non riconoscono lo spazio aereo degli altri Paesi, né il passaggio degli aerei americani: stanno facendo i cattivi ragazzi.
D. L'Australia vuole entrare nella Nato: l'alleanza atlantica sposterà la sua attenzione sull'Asia e sul Pacifico?
R. Dipende dalla Cina. Noi non stiamo pianificando nulla. Anzi, stiamo collaborando nella ricerca aerospaziale e nel settore della marina. Ma se i cinesi vogliono usare il bastone, di certo ci saranno problemi nello spazio aereo.

Twitter: @GioFaggionato

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