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NODO GIUSTIZIA 17 Settembre Set 2014 1240 17 settembre 2014

Consulta, la rabbia di Napolitano

Fumata nera per la Corte costituzionale: 12 scrutini a vuoto. Il capo dello Stato: «Paralisi per pretese settarie». Renzi vede Berlusconi. Intesa lontana.

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Giorgio Napolitano.

Di umore nero come le fumate che filtrano di continuo da Montecitorio.
Così, dopo l'ennesimo tentativo andato a vuoto di eleggere i giudici per la Corte costituzionale e i due componenti laici per il Consiglio superiore della magistratura (Csm), è intervenuto Giorgio Napolitano in persona (video).
Il presidente della Repubblica ha manifestato tutta la sua irritazione per la paralisi che sta affliggendo il parlamento.
VETI INCROCIATI E FRONDE INTERNE. Tutta colpa di veti incrociati, fronde interne ed equilibri di potere che hanno affossato per l'ennesima volta Luciano Violante e Donato Bruno.
Il capo dello Stato, definito «sconcertato» da ambienti vicini al Quirinale, ha invitato da giorni le forze politiche a fare presto e il 17 settembre ha lanciato l'appello a non avere una visione «settaria» delle candidature perché, così facendo, si bloccano le istituzioni e si aprono «nuovi interrogativi» sulle conseguenze che lo stallo può comportare.
Una sollecitazione che si è rivelata inutile, visto che in serata è arrivato il 12esimo scrutinio andato male.
RENZI VEDE BERLUSCONI A PALAZZO CHIGI. Il premier Matteo Renzi ha incontrato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi: ufficialmente per dare un'accelerata alla riforma elettorale, ma dietro il faccia a faccia pare esserci stata anche la sollecitazione di Napolitano, che li ha spronati a trovare una soluzione.
«Il succedersi senza risultati conclusivi delle votazioni del parlamento in seduta comune per la elezione dei componenti laici del Csm e dei giudici della Corte costituzionale destinati a succedere ai due che hanno completato il mandato, solleva gravi interrogativi», aveva sottolineato il capo dello Stato in una dichiarazione.
IN DISCUSSIONE IL QUORUM TROPPO ALTO. «Il meccanismo dei quorum qualificati si paralizza senza convergenze sulle candidature e immotivate e settarie preclusioni. Si rifletta bene anche su questo aspetto delle conseguenze del protrarsi delle votazioni in corso, che innanzitutto impedisce l'insediamento nel nuovo Csm».
Dal punto di vista formale, del resto, la mancata elezione dei giudici del più alto tribunale della Repubblica e dell'organo di autogoverno dei magistrati è ritenuta movitazione sufficiente per procedere allo scioglimento delle Camere.

Violante e Bruno ottengono meno voti rispetto al giorno prima

Maria Elena Boschi alla Camera durante il parlamento in seduta comune per l'elezione di due giudici della Corte costituzionale e di cinque membri del Csm.

La coppia di candidati per la Consulta non è riuscita ancora una volta a raggiunge il quorum dei 570 voti (3/5 dei componenti).
Riducendo anche le preferenze ottenute il 16 settembre: Violante ha preso 518 voti (erano 526) e Bruno 511 (ne aveva 544).
Se Partito democratico e Forza Italia non riusciranno a stringere una vera intesa non solo con tutta la maggioranza, ma anche con l'opposizione, come Sinistra ecologia e libertà e Lega Nord, sarà difficile riuscire a superare l'asticella fissata a quota 570.
Ma ognuno vuole in cambio una contropartita e non sempre questa coincide con i desiderata dell'altro.
ZANETTIN (FI) NON PIACE ALLA LEGA. Anche sul fronte Csm il quadro è intricato: Pierantonio Zanettin, spacciato dai forzisti come uomo gradito anche al Carroccio, non sarebbe quello da loro indicato.
E infatti il senatore genero dell'avvocato di Berlusconi Franco Coppi non è passato, ottenendo solo 448 voti (ne servivano 514, cioè i 3/5).
Gli altri, presentati e scritti sulla scheda più per contarsi e lanciare messaggi in codice, che per indicare una vera preferenza, erano Maurizio Paniz (35 voti); Nino Marotta (33); Ciro Falanga (26); Luigi Vitali (10 voti pur essendo ormai una candidatura ritirata); Balducci (7).
Poi, sempre per il Csm, sono spuntati anche 16 voti per Violante, candidato invece alla Consulta; Bruni ne ha ottenuti 14.
A ciò si sono aggiunti 36 voti dispersi, 115 bianche e 39 nulle.
L'ACCORDO SLITTA DI UNA SETTIMANA. Così le Camere sono state riconvocate per la mattina del 18 settembre, alle 9.30, ma è molto probabile, si sostiene nella maggioranza, che a un risultato definitivo si arrivi solo nell'ultima settimana di settembre.
Quando ormai la pazienza di Napolitano sarà stata messa a dura prova.

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