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POLITICA 17 Settembre Set 2014 1018 17 settembre 2014

Nuova Zelanda, Internet Mana Party candidato alle elezioni

Kim Dotcom ha riunito Assange, Snowden e Greenwald.

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Glenn Greenwald e Kim Dotcom al meeting dell'Internet Mana Party.

Metti una sera a cena il fondatore di Wikileaks Julian Assange, l'ex tecnico della Cia Edward Snowden e il giornalista investigativo Glenn Greenwald, che ha svelato sulla stampa il programma di sorveglianza digitale di massa della National security agency americana.
Riuniti in Nuova Zelanda al desco di Kim Dotcom, imprenditore tedesco agli arresti domiciliari ad Auckland da gennaio 2012 con l’accusa di aver violato il copyright e causato danni per 500 milioni di dollari con il sito di filesharing Megaupload. Un mix esplosivo, tanto più perché ha un obiettivo politico. Dare sostanza all'Internet Mana Party, una nuova formazione in corsa per le elezioni politiche neozelandesi previste per il 20 settembre. Con tanto di 'prestanome', la sindacalista Laila Harre, donna dello schermo di Dotcom e candidata ufficiale del partito, che punta a conquistare due o tre dei 120 seggi in palio al parlamento.
SORVEGLIANZA DIGITALE ANCHE IN NUOVA ZELANDA. All'incontro, che si è tenuto il 15 settembre, hanno partecipato più di 1000 persone. Snowden è apparso in videoconferenza dalla Russia, mentre Assange ha parlato dall'ambasciata ecuadoriana di Londra. A fomentare gli animi le rivelazioni, apparse sul sito Intercept di Greenwald, circa l'esistenza di un programma di sorveglianza digitale di massa anche in Nuova Zelanda. Il primo ministro neozelandese, John Key, si è affrettato a smentire la notizia, basata sulle informazioni passate a Greenwald da Edward Snowden.
NOME IN CODICE SPEARGUN. Il giornalista ha detto che i documenti della Nsa che ha potuto consultare mostrano come le agenzie d'intelligence della Nuova Zelanda avessero iniziato a concretizzare un progetto di sorveglianza elettronica, chiamato in codice Speargun, 'attaccandosi' a uno dei cavi sottomarini che rendono possibili le telecomunicazioni nel Paese. In attesa che le autorità dessero loro l'autorizzazione necessaria per farlo, attraverso l'approvazione di nuove normative sullo spionaggio. «La prima fase del progetto consisteva nell'avere accesso a quel cavo», ha spiegato Greenwald alla radio nazionale neozelandese, «mentre la fase-due avrebbe comportato la cattura dei metadati».
IL PREMIER NEOZELANDESE HA SMENTITO. Key ha respinto le accuse, affermando che all'inizio del 2013 un programma nazionale di protezione informatica di massa sarebbe stato accantonato proprio dal suo governo: «Non c'è, e non c'è mai stato, un programma di sorveglianza digitale attivo in Nuova Zelanda attraverso l'accesso a cavi sottomarini», ha detto il premier, pubblicando alcuni documenti declassificati per dimostrare la veridicità della smentita.
ISTRUZIONE, INTERNET E PROTEZIONE DEI DELFINI. Che la sorveglianza digitale di massa in Nuova Zelanda sia mai stata attiva oppure no il partito di Dotcom, secondo il The Independent, anche a prescindere da queste presunte rivelazioni, starebbe riuscendo ad attirare gli elettori più giovani del Paese. Con un programma che promette di rendere gratuita l'istruzione superiore, tagliare il prezzo d'accesso a internet, combattere la sorveglianza digitale di massa, depenalizzare la marijuana e proteggere i delfini indigeni. «Mana» è appunto un termine indigeno, che ha il significato generale di «forza sovrannaturale», «potere spirituale».
LA FUSIONE CON IL MOVIMENTO MANA. Dotcom è il fondatore e il principale finanziatore del partito, che a maggio 2014 ha unito le forze con il Movimento Mana, focalizzato nel dare voce politica alla popolazione Maori. Una fusione che a molti osservatori è sembrata strana, ma sensata da un punto di vista puramente pragmatico. Dotcom ha infatti la liquidità necessaria per dare vita a un'efficace campagna elettorale, mentre il Mana può contare sulla popolarità del leader, Hone Harawira, per superare lo sbarramento del 5% e portare così in parlamento le istanze del neonato raggruppamento.

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