SCHEDA 17 Settembre Set 2014 0600 17 settembre 2014

Scozia, le conseguenze dell'indipendenza

Sconfitta del Labour. E più debiti per Londra.

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Il 18 settembre 5 milioni di scozzesi sono chiamati a decidere se rimanere nel Regno Unito sotto il segno dell'Union Jack o diventare uno Stato indipendente.
DECIDONO GLI INDECISI. Secondo l'ultimo sondaggio realizzato dal Sunday Telegraph, gli unionisti sarebbero al 54% mentre i secessionisti al 46%, senza contare però gli indecisi. Per l'Observer invece i primi si fermerebbero al 53% e i secondi al 47%. Ma per il Sunday Times, la forbice è ancora più ridotta: i sostenitori del Regno Unito raccoglierebbero il 50,6% dei consensi e gli indipendentisti sarebbero incollati al 49,4%.
LE CONSEGUENZE DI UN YES. Il testa a testa mai così combattuto sta mettendo a dura prova l'establishment londinese, da Downing Street ai palazzi della City. La vittoria del sì avrebbe effetti a largo raggio, sull'economia, sulla politica e persino sullo sport d'Oltremanica. Ecco cosa potrebbe succedere a Londra e a Edimburgo, se la Scozia abbandonasse il Regno Unito in nome del kilt.

1. Il Labour rischia di perdere il governo di Londra nel 2015

Un sostenitore del Regno Unito e del no all'indipendenza.


Il premier David Cameron ha dichiarato che se la Scozia scegliesse l'indipendenza gli si spezzerebbe il cuore. Ma chi dovrebbe essere più preoccupato è Ed Milband, il leader dei labouristi che, dopo anni all'opposizione, ora rischia di giocarsi la premiership. La Scozia è infatti una enclave del voto progressista. In questo momento il centrosinistra controlla 41 dei 59 seggi dei collegi scozzesi e nelle elezioni di maggio 2015, stando ai sondaggi, potrebbero ottenerne anche cinque in più.
MAGGIORANZA A RISCHIO. Se la Scozia scegliesse l'indipendenza, il Labour avrebbe molte meno chance di conquistare Downing Street. Con la secessione, la differenza di seggi necessaria a Miliband per avere la maggioranza assoluta si alzerebbe dagli attuali 68 a 80 parlamentari di differenza.
Il rischio dunque è che con la Scozia indipendente, al voto del 2015 non vinca nessuno. E il Paese piombi in una crisi costituzionale. Secondo l'Independent, quindi il Paese potrebbe ritrovarsi nella stessa condizione del 2010, quando i Tory hanno dovuto cercare un'alleanza per creare un esecutivo. Lo Scottish national party (Snp) ha chiesto che le elezioni vengano posticipate per permettere negoziati tra le due capitali, ma l'opzione è ritenuta improbabile.

2. La sterlina si indebolirà, la Scozia potrebbe entrare in recessione

Una scritta che inneggia alla nazione scozzese.

Sul fronte economico, si susseguono gli allarmi. Le grandi istituzioni bancarie, il Fondo monetario internazionale, le associazioni di imprenditori, i rappresentanti del settore petrolifero e i due più autorevoli fogli economici britannici, il Financial Times e l'Economist, hanno lanciato appelli contro l'indipendenza della Scozia.
LA FUGA DEI CAPITALI... Secondo le previsioni di Crédit Suisse, la nuova nazione rischia anche di nascere libera, ma più povera. Secondo gli analisti dell'istituto elvetico, il nuovo Stato dovrebbe subito fronteggiare una pesantissima crisi perché la separazione dalla Gran Bretagna, culla della finanza, rischia di provocare la fuga dai conti correnti e file agli sportelli.
Attualmente, infatti, il sistema bancario scozzese gestisce asset 12 volte superiori al Pil del Paese. E quindi una eventuale crisi richiederebbe l'intervento di garanzia della Banca d'Inghilterra, a questo punto però istituto di credito di un Paese straniero.
...E DEI SERVIZI FINANZIARI. A livello di economia reale, i problemi maggiori sarebbero causati dalla quasi certa 'ri-localizzazione' in Inghilterra di molti servizi finanziari e pubblici, con conseguente perdita di posti di lavoro. Anche se il leader indipendentista Alex Salmond continua a ripetere che non ci saranno problemi «né per l'erario, né per gli impieghi».
Stando ancora alle stime di Crédit Suisse, per ritrovare competitività, l'economia scozzese dovrebbe svalutarsi tra il 10% e il 20%, con una conseguente riduzione dei salari tra il 5% e il 10%. Nel frattempo la sterlina subirebbe un contraccolpo con un calo della quotazione sul dollaro da 1,6 a 1,5 circa. Secondo le indiscrezioni 17 miliardi di sterline di capitale sarebbero già fuggiti dal Regno Unito per timore del divorzio.
IL NODO DELLA LA SOVRANITÀ MONETARIA. Ma se questi sono problemi legati alla prima fase della scissione, il nodo davvero difficile da sciogliere e destinato a rimanere è quello della sovranità monetaria: il nuovo Stato infatti non avrebbe pieni poteri sulla propria valuta. La sterlina è nelle salde mani della Banca di Inghilterra pronta a mettere in chiaro la sua autorità. E quindi gli scozzesi avrebbero una economia a sovranità limitata. Con tutta la debolezza che ne consegue.
Gli scenari all'orizzonte sono dunque due: o la creazione di un'unione monetaria tra Scozia e Inghilterra, con la Scozia nel ruolo di partner debole, oppure una scelta più radicale, cioè l'abbandono della sterlina in favore dell'euro.

3. Edimburgo potrebbe non ripagare il suo debito con Londra

Un'unionista brandisce le immagini della Regina Elisabetta.

In realtà quello che molte analisi omettono è che anche l'economia inglese ne uscirebbe indebolita. E non di poco. Le attività scozzesi valgono il 10% del Pil britannico. E l’8,2% delle imposte, al netto dell'industria petrolifera.
CONTI PUBBLICI IN ORDINE. Gli scozzesi con un'aspettativa di vita più bassa dei vicini inglesi imporrebbero a Edimburgo una spesa sanitaria maggiore. Ma la Scozia può contare su un vantaggio: ha conti pubblici più in ordine di quelli di Londra, soprattutto sul fronte dell'indebitamento.
Secondo i calcoli del National institute of economic and social research, la 'porzione' scozzese di debito britannico è pari a 143 miliardi di sterline sul totale di 1.700 miliardi dell'intera Gran Bretagna: una quota pari all'8% e proporzionalmente inferiore all'apporto di ricchezza che gli stessi scozzesi producono.
DISPUTE IN VISTA. Inoltre, sulla carta l'indipendenza toglierebbe a Edimburgo anche l'onere di ripagare il debito emesso finora. I titoli di Stato infatti sono a nome del governo inglese e di conseguenza il soggetto giuridico chiamato a pagare resta il Tesoro di Londra. Almeno formalmente, a meno di grandi dispute legali peraltro probabili, la Scozia indipendente non solo avrebbe meno debito ma non sarebbe nemmeno tenuta a pagare.
IL PETROLIO CONTESO. Poi c'è il capitolo dello sfruttamento dell'oro nero del Mare del Nord. Anche qui il processo di secessione porterebbe a feroci battaglie giuridiche.
Secondo gli unionisti, le riserve di petrolio sono già state ampiamente sfruttate, la produzione è in calo da 15 anni e andrebbe addirittura esaurendosi. Ma in ogni caso l'Office for budget responsability ha calcolato che il nuovo governo potrebbe incassare almeno 61,6 miliardi di sterline di imposte fino al 2040.
Gli indipendentisti calcolano invece che il petrolio possa fruttare loro circa 54 miliardi di sterline da qui al 2017. Non solo. Bisogna calcolare anche lo sfruttamento di nuovi pozzi sul fronte Ovest e l'uso delle nuove tecniche come il fracking. In ogni caso, basandosi sui limiti delle acque territoriali, ben il 91% dei proventi fiscali legati all'attività estrattiva andrebbero a Edimburgo.

4. La Scozia 29esima stella dell'Ue: un precedente pesante

Un attivista del movimento indipendentista scozzese sventola le bandiere con la croce di Sant'Andrea.


Gli effetti dell'indipendenza di Edimburgo però sono destinati ad arrivare anche Oltremanica, dritti dritti sulla Capitale dell'Unione europea, Bruxelles.
La Scozia in teoria potrebbe diventare il 29esimo Stato dell'Unione. Ma dal punto di vista giuridico non ci sono precedenti. I testi Ue non offrono direttive precise.
Il Trattato di Lisbona, infatti, prevede la possibilità di lasciare l'Unione, ma non si pronuncia sul caso di reintegro di un Paese che abbia proclamato l'indipendenza da uno Stato membro. I problemi legali, quindi, sono destinati a fioccare.
LA PROCEDURA DI ADESIONE. Per tornare membro dell'Ue, dicono a Bruxelles, Edimburgo dovrebbe presentare formalmente una domanda di adesione. E a quel punto i 28 sarebbero chiamati a pronunciarsi sul destino del nuovo Stato. Facile prevedere l'opposizione, non solo della abbandonata Gran Bretagna, ma anche di tutti quei Paesi che combattono rivendicazioni indipendentiste: dalla Spagna al Belgio, per arrivare all'Italia.
GLI ASSI DI SALMOND. Ma come potrebbe l'Ue chiudere le porte in faccia alla Scozia, indipendente proprio perché democratica e finora perfettamente integrata nel sistema europeo?
La Gran Bretagna, inoltre, è uno dei pochi Paesi che gode di sconti sui contributi a Bruxelles. E in un eventuale negoziato Edimburgo ha alcune carte da giocare. Secondo Salmond, l'intera partita dell'adesione, chissà se con euro o no, può essere chiusa in 18 mesi. Difficile a credersi.

5. Il nuovo Stato accoglierebbe 24 mila nuovi migranti ogni anno

Il confine scozzese.

Se la Scozia rappresenta l'8% della popolazione, l'8% delle tasse, il 10% del Pil del Regno Unito, va ricordato che rappresenta pure il 34% del territorio. L'indipendenza lascerebbe dunque da una parte una Inghilterra congestionata, dall'altra darebbe a Edimburgo l'impulso a colmare il gap di densità di abitanti.
PORTE APERTE. Detto, fatto. Il movimento indipendentista ha annunciato una forte politica a favore dell'immigrazione. In caso di indipendenza, hanno fatto sapere gli autonomisti, la Scozia è pronta ad accogliere 24 mila nuovi migranti l'anno, rispetto agli 11mila previsti attualmente dalle regole decise a Londra.
La faccenda delle quote pone, però, non pochi problemi nei rapporti tra le due Capitali. La Scozia, infatti, vorrebbe anche una zona di libero transito tra Inghilterra, Scozia, Irlanda del Nord e l'isola di Mann. Ma le nuove politiche migratorie potrebbero indurre gli inglesi a un rifiuto o, in ogni caso, a una battaglia anche su questo fronte.
NAZIONALITÀ A GO GO. Inoltre Edimburgo è pronta a riconoscere la nazionalità scozzese anche a tutti quei britannici che, anche se non residenti o nati in Scozia, rivendicano una discendenza o un attaccamento al territorio. In questo caso, però, la parola spetta ovviamente anche alle autorità inglesi.

6. La Scozia pronta a liberarsi delle testate nucleari, ma dentro la Nato

Due indipendentisti, vestiti in kilt, sventolano le bandiere con la croce di Sant'Andrea.

Gli indipendetisti scozzesi sognano anche di sbarazzarsi dei sottomarini nucleari del programma di difesa britannico Trident installati lungo le proprie coste. Le prime stime avevano calcolato costi di trasporto esorbitanti, tra i 20 e i 25 miliardi. Il think tank Royal united service institute, invece, ha stimato che il trasloco delle testate verso Davenport costerebbe dai 3,1 ai 4,4 miliardi di euro.
UN NUOVO ESERCITO. L'operazione, secondo i sostenitori della libera Scozia, potrebbe essere portata a termine entro il 2020. Anche perché, nel frattempo, la nuova nazione si deve anche dotare di un proprio esercito, di almeno 15 mila uomini per una spesa di altri 2,5 miliardi.
Edimburgo vorrebbe inoltre rientrare nella Nato, ma anche su questo fronte, è previsto un processo di adesione presumibilmente complesso.

7. La Scozia non riconosciuta dal Cio. Ma Londra si scordi le medaglie nel curling

Una manifestazione di unionisti, sostenitori del no al referendum per l'indipendenza del 18 settembre.

L'indipendenza scozzese avrebbe un effetto anche in campo sportivo. Non nel calcio o nel rugby, dove già le nazionali inglese e scozzese competono separatamente, ma nell'agone olimpico, dove la Gran Bretagna da sempre ha fatto incetta di ori, argenti e bronzi.
ORI ADDIO. Alle Olimpiadi di Londra, per esempio, gli atleti scozzesi hanno guadagnato 13 delle 65 medaglie portate a casa dal Regno Unito, poco meno di un quarto. Ma la percentuale si alza e di molto nei Giochi invernali: a Sochi, per esempio, gli scozzesi hanno conquistato la metà dei titoli incassati.
Se ci fosse l'indipendenza gli atleti avrebbero la possibilità di scegliere per quale bandiera competere. Il tennista Andy Murray, campione olimpico nel 2012, ha già optato per la terra di Sant'Andrea, mentre la mezzo fondista Lynsey Sharp ha preferito quella inglese.
LE DISCIPLINE DI SANT'ANDREA. Alle Olimpiadi di Rio 2016, tuttavia, la Scozia rischia di competere tra le nazioni non riconosciute dal Comitato olimpico internazionale.
Resta una sola certezza: la Gran Bretagna si scordi una medaglia nel curling. La disciplina, infatti, è stata inventata proprio dagli scozzesi e dei 20 titoli conquistati alle Olimpiadi invernali, ben 19 sono merito di atleti con il kilt. Ultimo in ordine di tempo il bronzo conquistato in Russia dalla squadra femminile.

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