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COUNTDOWN 17 Settembre Set 2014 0620 17 settembre 2014

Scozia, referendum per l'indipendenza: il «no» in vantaggio

Ultimi sondaggi prima della votazione. Bill Clinton si schiera con gli unionisti.

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Il 18 settembre la Scozia deve decidere sull'indipendenza dal Regno Unito.

Alla vigilia dello storico referendum sull'indipendenza in Scozia, tre sondaggi indicano il fronte del «no» in leggero vantaggio sugli indipendentisti.
Un rilevamento condotto per il Daily Telegraph vede gli unionisti in testa con il 52% e il fronte del «sì» al 48%, con l'esclusione degli indecisi.
INDECISI TRA IL 6% E IL 14%. Stessa distanza registrata da un sondaggio Icm pubblicato sul quotidiano Scotsman e da un rilevamento Survation condotto per il Daily Mail.
Calcolando anche gli indecisi, il sondaggio Opinium per il Daily Telegraph segnala il «no» al 49%, il «sì» al 45% e gli indecisi al 6%.
Per il rilevamento Icm gli unionisti sono al 45%, gli indipendentisti al 41% e gli indecisi al 14% e quello Survation vede il fronte del «no» al 48%, il «sì» al 44% e gli indecisi all'8%.
CLINTON CONTRO IL «SÌ». Sul voto in Scozia è intervenuto da Oltreoceano, dopo Barack Obama e Hillary Clinton, l'ex presidente americano Bill Clinton che s'è aggiunto a chi si augura che gli scozzesi scelgano di restare parte del Regno Unito.
L'ex inquilino della Casa Bianca, pur riconoscendo che la decisione spetta unicamente ai cittadini, ha auspicato che la Scozia possa inviare al mondo «un potente messaggio» a favore dell'unità.
RISCHI PER L'ECONOMIA. Clinton ha anche messo in evidenza i potenziali rischi, a partire da quello di mantenere la sterlina senza il sostegno che far parte del Regno Unito comporta, l'incertezza economica che innescherebbe un lungo e complesso processo negoziale a seguito di una separazione, e ha pure sottolineato che la maggiore autonomia promessa alla Scozia porta con sé «la gran parte dei benefici dell'indipendenza evitandone però i rischi».

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