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AL NAZARENO 17 Settembre Set 2014 1249 17 settembre 2014

Segreteria Pd, Renzi tenta la pacificazione

Con il nuovo team il premier ha teso la mano alla minoranza. Se non funziona...

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Matteo Renzi alla direzione Pd.

Ci ha messo sette mesi, ma alla fine Matteo Renzi è riuscito a trovate la quadra, e da giovedì 18 settembre inizierà a lavorare la nuova segreteria nazionale del Pd. Sarà «unitaria», come dice il segretario, o «plurale», come suggerisce Gianni Cuperlo, ma soprattutto utile a disinnescare le mine anti-riforme che l'opposizione interna al premier stava già piazzando sotto i banchi di Camera e Senato.
ESCLUSI LETTIANI E CIVATIANI. Nel nuovo team ci sono infatti tutte le aree di maggiore influenza: dai renziani (ovviamente la flotta più nutrita) ai bersanian-d'alemiani, dai popolari ai cuperliani (anche se un movimento vero e proprio non esiste), fino agli immancabili franceschiniani di AreaDem. Non stupisce invece l'assenza dei civatiani, che si autoescludono per principio, mentre quella dei lettiani lascia intendere che la frattura è davvero insanabile.
Non avrà un margine di operatività ampio come quella uscente, eppure la rosa dei nuovi generali dem dovrà supportare il governo nella sfida dei #millegiorni, anche se le urne restano un'opzione più che praticabile. Le deleghe saranno assegnate durante la prima riunione, che si terrà alle 7 e 30 di giovedì, come da consuetudine delle segreterie dell'era Renzi.
Stando alle indiscrezioni raccolte da Lettera43.it, gli unici due confermati, Filippo Taddei e Chiara Braga, continueranno a occuparsi, rispettivamente, di Economia (più riforma tributaria) e Ambiente.
IL TOTO-DELEGA. Tra le new entry, David Ermini viene indicato da più parti come responsabile Enti locali, Lorenza Bonaccorsi alle Infrastrutture e nuove tecnologie, Ernesto Carbone alla Comunicazione, Enzo Amendola agli Esteri, Alessia Rotta allo Sviluppo economico, Micaela Campana alla Giustizia, Emanule Fiano alle Riforme, Giorgio Tonini alla Cultura, Francesca Puglisi a Scuola e Saperi, Stefania Covello alla Famiglia, Valentina Paris al Lavoro (il Jobs act, per intenderci), Sabrina Capozzolo a Legalità e Sud e Andrea De Maria come portavoce della segreteria.
Per il ruolo fondamentale di responsabile dell'Organizzazione del partito, il premier avrebbe già deciso di affidarsi alla persona (non di natali toscani) di cui ha più fiducia nel Pd, cioè Lorenzo Guerini (alias Albano dopo la battuta del segretario), ormai vicesegretario vicario. Mentre Romina, al secolo Debora Serracchiani, rimarrà «solo» vice segretario e front-girl del Pd. Francesco Bonifazi, infine, continuerà a occuparsi delle casse del Nazareno (e dei debiti ereditati dalla precedente gestione) in qualità di Tesoriere.
L'ULTIMO ASSO PER LA PACIFICAZIONE. Matteo Renzi cala dunque l'ultimo asso del suo mazzo per #cambiareverso al Pd, dopo averle provate praticamente tutte: la segreteria giovane e a trazione femminile, il governo manuale-Cencelli-style, il 41% alle Europee e il programma di riforme.
Se anche questo tentativo di pacificazione andrà male, l'unica strada percorribile sarà quella del voto anticipato. Ma in quel caso le liste saranno composte con un unico criterio: posti cancellati, in percentuale, a chi avrà avuto più colpe nell'affossare le riforme. «La rottamazione può iniziare», aveva promesso infatti il premier. E così sarà, a partire proprio dai #frenatori e gli #amicigufi del Pd.

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