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INTERVISTA 17 Settembre Set 2014 1700 17 settembre 2014

Ucraina-Russia, Marchand: «All'Ue serve la guerra»

Ha sfidato Putin cavalcando lo spettro dell'Urss contro gli anti-euro.

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da Bruxelles

Escalation, de-escalation, G8 con Putin, anzi G7 senza Putin. Sanzioni fase uno, due e tre. Incontri, accordi e disaccordi. Sotto il cielo di Bruxelles, la crisi ucraina, soprattutto dopo la tragedia dell’aereo abbattuto da un missile mentre sorvolava l'est del Paese, non sembra destinata a finire in maniera diplomatica.
ACCORDO CON KIEV FUORI TEMPO. Due pacchetti di sanzioni dell'Unione europea nei confronti della Russia e le conseguenti contro sanzioni di Mosca non sono bastate a far rientrare una situazione che, più che di crisi, sembra ormai di guerra. Uno scenario davanti al quale il 16 settembre la ratifica del parlamento di Strasburgo dell'accordo di associazione con Kiev sembra fuori luogo e fuori tempo massimo.
UNA SECONDA GUERRA FREDDA. «L'Europa sta andando incontro a una seconda Guerra fredda», dice a Lettera43.it Pascal Marchand, professore presso l'Università di Lione II e Sciences Po, specialista in geopolitica dell'Europa e della Russia. «Ma la cosa grave», aggiunge, «è che questo è il vero obiettivo del governo Ue».
PAURA FUNZIONALE. Una teoria che Marchand sostiene da sei anni. «A Mosca sono assolutamente convinti di questo», aggiunge. Secondo il professore, che è anche membro della commissione di geopolitica del Comitato nazionale francese di geografia, non si tratta, quindi, di un errore di strategia dovuto all'incapacità di gestire una situazione difficile: «L'esecutivo di Bruxelles vuole ritornare al tempo in cui i cittadini europei erano così terrorizzati dall'Armata rossa, che erano disposti ad accettare tutto quello che gli eurocrati dicevano e facevano».

Pascal Marchand, professore presso l'Università di Lione II e Sciences Po.


DOMANDA. E ora?
RISPOSTA.
Ora per fortuna sono passati 20 anni, la minaccia sovietica è scomparsa e i cittadini europei sono sempre più critici nei confronti della politica europea.
D. Il cosiddetto euroscetticismo...
R.
Ogni giorno che passa cresce negli Stati membri. Le ultime elezioni comunitarie hanno mostrato molto bene questa disaffezione.
D. E questo basta per pensare che l’Ue abbia sfruttato l'Ucraina per salvaguardare la propria esistenza?
R.
È stato logico per la Commissione cercare di innescare una nuova Guerra fredda con l'obiettivo di far sì che gli europei smettessero di interrogarsi se uscire o no dall'Ue e iniziassero a preoccuparsi.
D. Insomma è una guerra di distrazione di massa?
R.
Sì, l’esecutivo di Bruxelles non vuole combattere, vuole solo una Guerra fredda ad alta tensione.
D. Non le sembra un po’ troppo machiavellico?
R.
No, basta vedere i fatti: l'unica risposta razionale che sono riuscito a darmi davanti a tutti gli errori commessi dall'Ue in questi mesi è che la Commissione non ha lavorato per l'Europa ma per Washington.
D. Gli Stati Uniti hanno ancora così tanto potere sull’Ue?
R.
Sì, il primo, unico vero vincitore di questa situazione è Barack Obama, non ci sono dubbi. E il presidente Josè Manuel Barroso ha lavorato a stretto contatto con gli Usa per ottenere questo risultato.
D. Resuscitare il nemico sovietico?
R.
Proprio così. Ma la Russia non è assolutamente un pericolo per l'Europa. È tutta un’invenzione. Putin non vuole una politica imperialista, non vuole annettersi i Paesi confinanti.
D. Dopo la Crimea difficile non pensarlo…
R.
Anche se volesse, non ha abbastanza forza per poterlo fare. Tutti sanno che l'esercito russo è debole, non è più l'Unione sovietica di un tempo.
D. Di chi bisogna aver paura allora?
R.
Della propaganda europea. In Francia per esempio durante le ultime elezioni europee il 90% dei media era a favore dell'Ue, ed era chiaro a tutti che se i cittadini avessero cominciato a sentire la Russia come un pericolo avrebbero votato ancora di più a favore di Bruxelles.
D. Lei dipinge un’Unione del terrore?
R.
In effetti la paura è un ottimo strumento di consolidamento europeo. Ma diciamo che si poteva trovare un altro modo per costruire l'Europa.
D. Anche perché con tutte le sanzioni il rischio è quello di distruggerla.
R.
Questo è un grande problema. Le sanzioni avranno sicuramente delle conseguenze sull'economia russa, ma molto di più su quella europea.
D. Gli unici a non soffrire nessun disagio né rischio saranno gli Stati Uniti?
R.
Più l'Unione europea uscirà indebolita da questo conflitto più Washington sarà soddisfatta.
D. E la Germania invece?
R.
Penso che la posizione di Berlino sia quella di Angela Merkel e non sono sicuro che i cittadini tedeschi siano d'accordo con lei. Il governo tedesco oggi sta spingendo per diminuire le relazioni economiche tra Germania e Russia e questo non è un buon affare. Basta vedere come gli sforzi economici stanno indebolendo il Paese.
D. Senza contare che tutti gli oleodotti e gasdotti che partono dalla Russia per fornire energia all'Ue passano in Germania.
R.
Non solo: in Crimea già si vocifera che le prossime sanzioni di Mosca consisteranno nel divieto di import di carbone. E la strategia è chiara: vogliono colpire la Germania
D. Quindi oltre alla Guerra fredda tra Ue e Russia c'è anche un conflitto silenzioso tra Putin e Merkel?
R.
Sì, ma tutto questo non ha senso. Non capisco perché la Cancelliera sia così determinata nelle sanzioni contro la Russia. Non è nel suo interesse.
D. I rapporti si erano già incrinati con il progetto South Stream che tagliava fuori la Germania?
R.
Penso che tra Angela e Vladimir ci sia in gioco una guerra psicologica.
D. Paura dell'Eurasia?
R.
E perché? Il primo progetto russo includeva tutta l'Europea compresa l'Ue e i Paesi dell'ex Unione sovietica, si parlava di una grande Eurasia, ma Bruxelles non ha mai accettato questo progetto.
D. E a quanto pare nemmeno quello di una piccola Eurasia…
R.
Che doveva nascere dall’associazione tra Russia, Bielorussia, Kazakistan e forse Ucraina, una piccola free trade zone che però ostacolava il progetto di estensione dell'Ue.
D. L'Ucraina ha rovinato i progetti di Putin cercando un accordo commerciale con l'Unione europea?
R.
L'Ucraina non è mai stata un problema per la Russia. Ma stringendo un accordo commerciale con l’Ue, i prodotti europei possono entrare in Russia passando per l'Ucraina senza pagare dazi aggiuntivi. Un problema che già cinque anni fa Mosca aveva chiesto a Bruxelles di risolvere.
D. E cosa è successo?
R.
L’Ue si è sempre rifiutata di affrontare l’argomento. Solo qualche giorno fa la Commissione ha accettato di parlare con Mosca sull'applicazione del free trade agreement con l'Ucraina.
D. Meglio tardi che mai.
R.
Sì, anche se la situazione ora è davvero grave, le sanzioni sono una via senza ritorno. Purtroppo in geopolitica è molto comune vedere che le scelte più irrazionali hanno la meglio.
D. In che senso?
R.
L’Ue e gli Usa stanno usando la loro forza economica e tecnologica, ma non hanno considerato o fanno finta di non considerare che anche la Russia ha una sua forza che è quella militare.
D. Quindi?
R.
Se Usa e Ue continuano con le sanzioni, l'unica risposta che otterranno dalla Russia sarà l'occupazione dell'Ucraina.
D. Una risposta non proporzionata.
R.
Se in Ucraina saranno uccisi ancora molti civili russi come è successo ad agosto, sarà impossibile per il governo russo non agire.
D. E l'Ue che farà?
R.
Rimarrà con il cerino in mano, perché ha voluto una Guerra fredda e alla fine sarà responsabile di aver causato una guerra vera. La Commissione ha provato a giocare un gioco geopolitico senza capire nulla di geopolitica
D. Pensa che Juncker potrà fare qualcosa
R.
Dovrebbe essere capace di reggere la tensione, ma non sono molto ottimista anche perché ora c’è Donald Tusk alla direzione del Consiglio ed è molto pericoloso.
D. Perché?
R.
La Polonia da sempre cerca una vendetta storica contro la Russia
D. Insomma ci dobbiamo preparare a un conflitto?
R.
Sì, anche se confido molto nel nuovo Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, l'italiana Federica Mogherini.
D. Perché come dicono molti è filo russa?
R.
No, semplicemente perché sembra più propensa a una soluzione politica. Sinora l'Ue non ne ha azzeccata una: con le sanzioni ha dato una risposta economica a un problema politico.
D. Insomma è ancora Comunità economica più che un'Unione politica?
R.
È evidente. Gli sbagli fatti con la crisi ucraina mostrano proprio il fallimento della politica dell'Unione europea.
D. C’è una possibilità di rimediare?
R.
Nel 2008 quando nacque il problema con l'Ossezia, il presidente francese Nicolas Sarkozy andò in Russia e cercò di trovare una soluzione politica. Ora per evitare una guerra in Ucraina bisogna fare la stessa cosa e mandare i tre ministri di Francia, Germania e Italia.
D. Commissioniamo la Commissione?
R.
Sì, ora che c'è la presidenza italiana a capo dell’Ue c'è una speranza in più per fare un ultimo tentativo. Il primo ministro Matteo Renzi può avviare qualche iniziativa per cercare di bloccare le sanzioni e trovare un accordo politico. Anche se purtroppo per ora non vedo nessuno andare in questa direzione. Ed è davvero pericoloso.

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