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RIFORME 18 Settembre Set 2014 1729 18 settembre 2014

Jobs act, delega approvata in commissione

Sel e M5s lasciano i lavori. Fi si astiene. Pd vota a favore, ma il partito è diviso.

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La facciata di Palazzo Madama.

Via libera alla delega al lavoro da parte della commissione preposta del Senato. Il Jobs act approda martedì 23 settembre in Aula.
Le delegazioni del Movimento 5 stelle e di Sinistra ecologia libertà hanno abbandonto i lavori durante la discussione protestando contro quella che hanno definito «una delega in bianco»: «Di fatto si modifica lo Statuto del lavoratori», ha detto Sara Paglini dei 5 Stelle, «non è accettabile». Secondo i grillini e Sel, sugli emendamenti è avvenuta «una farsa».
PD COMPATTO. Nessuna defezione, invece, nel Pd, che al momento del voto si è dimostrato compatto, dissipando i dubbi creati dalle posizioni diverse espresse dal partito. Gli otto componenti dem in commissione Lavoro al Senato hanno detto sì alla delega. I parlamentari di Forza Italia si sono astenuti.
POLETTI SODDISFATTO. «Sono davvero soddisfatto per l'approvazione della delega, giunta a conclusione di un lavoro efficace e positivo della commissione Lavoro del Senato che ha consentito di apportare miglioramenti su punti significativi del provvedimento».
Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha sottolineato che il testo è pronto ad andare in Aula nei «tempi previsti».
«È sicuramente apprezzabile che anche l'articolo 4, nella nuova formulazione proposta dal governo, abbia raccolto il consenso pieno della maggioranza», ha aggiunto Poletti in riferimento all'articolo che riguarda il contratto a tutele crescenti modificato con l'emendamento del governo.

Il Pd resta in fermento

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Ma dentro il Pd continua il fermento. Il presidente Matteo Orfini ha sostenuto la necessità di «correzioni importanti» al testo: «I titoli del Jobs act sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in direzione». L'ex segretario Pier Luigi Bersani ha chiesto che il governo chiarisca, di fronte a quelle che giudica «intenzioni surreali»: invece, «è ora di poter discutere con precisione cosa intendiamo quando diciamo che bisogna superare il dualismo e l'apartheid nel mercato del lavoro», ha affermato richiamando le parole del premier Matteo Renzi.
SACCONI: «PAGINA STORICA». Soddisfatto anche il presidente della commissione Lavoro del Senato e relatore del provvedimento, Maurizio Sacconi (Ncd), secondo cui le norme varate rappresentano «l'incontro tra due riformismi», di destra e di sinistra: è «una pagina storica», ha detto. L'obiettivo di approvare definitivamente il Jobs act entro novembre resta confermato. Entro dicembre, secondo Sacconi, potrebbero essere pronti i primi decreti delegati.
«Difficilmente le pagine storiche dell'Italia si scrivono con le deleghe», gli ha replicato il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, Cesare Damiano (Pd), che «oltre al positivo confronto previsto il 29 settembre nella direzione del partito sui temi economici e del lavoro è necessario convocare tutti i parlamentari del Pd in una riunione con il governo per un'approfondita riflessione».
POSSIBILI OSTACOLI ALLA CAMERA. Se al Senato, dunque, la strada sembra ormai in discesa, non è detto che alla Camera non si incontrino ostacoli.
L'8 ottobre, intanto, si tiene il summit Ue sul lavoro a Milano. Mentre il Fondo monetario internazionale plaude ala riforma del lavoro del governo Renzi: «Va nella giusta direzione», ha scritto il Fmi, apprezzando in particolare l'idea di un «singolo contratto».
Dal fronte sindacale, Cgil, Cisl e Uil si preparano a un'iniziativa unitaria da concordare in un incontro tra i tre leader, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti: una mobilitazione di sabato 20 settembre che dovrebbe unificare le iniziative già annunciate dalle singole confederazioni, a cui non è escluso si possa affiancare un pacchetto di ore di sciopero.

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