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RETROSCENA 18 Settembre Set 2014 2111 18 settembre 2014

Padre di Renzi indagato, il premier ai suoi: «Nessun complotto»

Esclusa l'ipotesi di una giustizia a orologeria.

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Il premier Matteo Renzi.

Tra i renziani si fa largo il sospetto che l'indagine su Tiziano Renzi (il padre del premier) sia l'effetto del duro braccio di ferro apertosi tra il presidente del Consiglio e la magistratura sulla riforma della giustizia. Ma il capo del governo ha silenziato i suoi: non c'è nessun complotto, nessuna giustizia ad orologeria, la giustizia farà il suo corso e in ogni caso c'è la massima serenità che l'inchiesta si risolverà in un nulla di fatto.
MANOVRA NELL'OMBRA? Dal giorno dell'inchiesta a carico dei principali candidati alle primarie del Pd, Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, tra i fedelissimi del premier gira forte l'impressione che ci sia qualcuno che voglia dar fastidio al Pd e soprattutto al premier. Dopo qualche giorno di silenzio, con un partito disorientato e nel caos, Renzi si è schierato con i suoi, confermando le primarie e avvertendo che «sono i cittadini e non i magistrati a scegliere i candidati».
SVOLTA GARANTISTA. Inoltre, in un'aperta difesa di Eni contro «gli avvisi di garanzia citofonati ai giornali», il premier ha certificato una svolta garantista, nuova tra le fila dei dem, i quali da sempre hanno fatto asse con la magistratura nel lungo ventennio berlusconiano. Per questo la notizia sull'inchiesta che coinvolge il padre di Renzi è suonata tra i renziani come l'ennesimo campanello d'allarme. Ma il presidente del Consiglio non la pensa così: il lavoro dei magistrati va sempre rispettato. Così come la magistratura deve rispettare il diritto della politica di fare delle scelte politiche. E la riforma della giustizia è tra le priorità del governo.

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