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POLITICA 19 Settembre Set 2014 1122 19 settembre 2014

Consulta, il candidato Forza Italia Donato Bruno è indagato

Indagine legata al fallimento della società Itierre. Il senatore: «Non ho ricevuto nessun avviso di garanzia».

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Donato Bruno nell'Aula di Montecitorio.

Donato Bruno, candidato di Forza Italia alla Corte costituzionale, è indagato dalla procura di Isernia per concorso in interesse privato del curatore degli atti del fallimento.
Questo è quanto ha riportato Il Fatto Quotidiano, aggiungendo che «una consulenza da circa 2,5 milioni di euro è ora nei cassetti della guardia di finanza e della procura di Isernia, e rischia di far tramontare ogni velleità» per Bruno.
FALLIMENTO DELLA ITIERRE. La vicenda è legata al fallimento della Itierre, ex colosso molisano del tessile, con più di 600 dipendenti ormai in cassa integrazione.
L'implicazione del parlamentare di Forza Italia sarebbe legata al suo «rapporto di 'amicizia'» con uno dei tre curatori del fallimento dell'azienda, Stanislao Chimenti.
TRE COMMISSARI PER SALVARE L'AZIENDA. Per capire bene la vicenda e le presunte responsabilità di Bruno, è necessario tornare indietro fino al febbraio 2009, quando l'allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola aveva nominato tre commissari straordinari per curare gli interessi dell'azienda e salvarla dal collasso. Una volta insediati, i tre nominati Roberto Spada, Andrea Ciccoli e Stanislao Chimenti avevano scoperto che 44 milioni erano spariti dalle casse dell'azienda e si erano costituiti parte civile nel processo contro l'ex presidente del consiglio d'amministrazione Tonino Perna, ora imputato per bancarotta.
UNA CONSULENZA DA 2,5 MILIONI DI EURO. «Poco tempo dopo, però, anche i tre commissari finiscono nel registro degli indagati. Il motivo? «In questi anni», ha spiegato Il Fatto, «hanno affidato consulenze su consulenze. Ed è proprio su queste consulenze che procura e Gdf stanno indagando. Il caso di Bruno è emblematico. È proprio al suo vicino di stanza - il senatore Donato Bruno - che Chimenti affida una consulenza, sul fallimento della società molisana che vale ben 2,5 milioni».
«NON HO RICEVUTO NESSUN AVVISO DI GARANZIA». Il senatore, però, sentito dal quotidiano di Antonio Padellaro, ha detto di non saperne nulla. Ha infatti spiegato che non ha «ricevuto alcun avviso di garanzia, non mi risulta essere indagato».
Bruno ha poi aggiunto: «La faccenda risale già a un anno fa, ci si può immaginare come mai esca in questo frangente...», facendo riferimento ad eventuali oppositori alla sua candidatura alla Consulta.
Bruno si è infine detto «sereno» e ha chiarito che non rinuncerebbe alla candidatura alla Consulta «anche se fossi indagato».
SERRACCHIANI: «NON È UNA CONDANNA». La notizia ha subito fatto eco nel panorama politico italiano, scatenando i primi commenti sulla vicenda. Secondo il vicesegretario Partito democratico Debora Serracchiani, un indagato alla Corte costituzionale non sarebbe uno scandalo, ha spiegato nella trasmissione di RaiTre Agorà, «perché un avviso di garanzia non è una condanna».

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