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INCHIESTA 19 Settembre Set 2014 1140 19 settembre 2014

Il procuratore Di Lecce: «Tiziano Renzi indagato? Nessuna giustizia a orologeria»

La procura di Genova nega complotti: «Tempi decisi dal calendario, non da noi».

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Michele Di Lecce, procuratore della Repubblica di Genova.

Giustizia a orologeria? Niente affatto, parola del procuratore della Repubblica di Genova, Michele Di Lecce.
L'argomento caldo è l'inchiesta che coinvolge il padre di Matteo Renzi, Tiziano, indagato a Genova per bancarotta fraudolenta.
Il premier ha cercato di abbassare i toni con i suoi, ribadendo che non c'è nessun complotto in atto.
Ma in molti hanno associato il recente braccio di ferro con le toghe (in primis sulla decurtazione delle ferie) alla grana giudiziara che ha colpito il babbo di Renzi.
«NON ABBIAMO DISCREZIONALITÀ». Di Lecce però, intervistato dal Sole 24 Ore, ha respinto ogni ipotesi di disegno pre-ordinato: «I tempi sono decisi dal calendario, non da noi. Non abbiamo margini di discrezionalità. Dopo sei mesi, se l'indagine non è conclusa bisogna chiedere la proroga».
Insomma «il procedimento penale», ha sottolineato il procuratore, «è stato iscritto 6 mesi fa, quando ci sono arrivati i documenti a seguito della procedura fallimentare».
«DOVEVAMO CHIEDERE LA PROROGA». Quindi? «Non ci siamo mossi d'ufficio. Decorsi i sei mesi dovevamo chiedere la proroga, che va notificata agli interessati. Contestualmente abbiamo inviato anche l'informazione di garanzia, per fornire più elementi di conoscenza agli indagati».
Tiziano Renzi però ha sottolineato di aver venduto nel 2010 l'azienda, poi fallita nel 2013: «L'informazione di garanzia è collegata alla posizione che Renzi ha avuto nella società. Al momento del fallimento lui non era amministratore, ma aveva ricoperto incarichi previsti dalla legge fallimentare», ha commentato Di Lecce.
«MATTEO INDAGATO? ASSOLUTAMENTE NO». «Quindi non è rilevante il 'quando' del fallimento, ma alcuni suoi precedenti comportamenti. Si tratta di capire in che misura quei comportamenti abbiano influito sul fallimento».
Anche il presidente del Consiglio potrebbe essere indagato nell'inchiesta? «Assolutamente no».

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