CONSULTAZIONE 19 Settembre Set 2014 0830 19 settembre 2014

Referendum Scozia: bocciata l'indipendenza

Il Regno resta Unito. Salmond si dimette. Ma Edimburgo chiede più poteri.

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Niente indipendenza per la Scozia. Edimburgo ha detto «no» alla separazione dal Regno Unito con un risultato netto: a favore del «sì» si sono espressi 1,61 milioni di scozzesi (44,7%) a fronte dei 2 milioni di elettori (55,3%) che hanno preferito schierarsi per bocciare l'indipendenza (84,59% l'affluenza alle urne per rispondere al quesito, «La Scozia dovrebbe essere un Paese indipendente?»). E hanno pure salvato l'Union Jack, bandiera britannica che vale 200 milioni di sterline all'anno (circa 250 milioni di euro).
ADDIO INDIPENDENZA. È stata una lunga notte quella del referendum scozzese che, dopo oltre 300 anni, avrebbe potuto concedere a Edimburgo la possibilità di dire addio a Londra. Invece poco hanno potuto la passione e la campagna fino all'ultimo voto combattuta dagli indipendentisti (guarda le foto delle prime pagine da tutto il mondo).
Così quella «occasione della vita» sulla quale il premier della Scozia, Alex Salmond, capofila del fronte del «sì», aveva puntato tutto è sfumata. Mentre, dopo il risultato, la sterlina sui mercati finanziari s'è impennata, arrivando a toccare i massimi sull'euro dal 2012.
«SÌ» IN AFFANNO. Salmond, che si è dimesso dall'incarico, aveva capito che le cose sarebbero finite male non appena chiusi i seggi. Un sondaggio di YouGov, pur su un campione limitato, dava il «no» chiaramente in testa al 54% e il «sì» in affanno, al 46%: una distanza più definita rispetto ai sondaggi che per giorni si erano trincerati dietro il too close to call.
Poi il direttore dell'istituto di rilevamenti era arrivato addirittura a dirsi sicuro «al 99%» che avrebbe vinto il «no». E alla fine, nonostante gli scettici, ha avuto ragione visto che i primi risultati arrivati dalle contee più piccole e meno prevedibili confermavano la sua tesi.
EDIMBURGO DICE «NO». Per la prima affermazione del «sì» s'è dovuto aspettare Dundee, la «Yes City». Ma che la corsa era stata frenata lo ha dimostrato Aberdeen, la prima grande città con un 'bottino' di voti per il «no».
«Verso la salvezza dell'Unione», hanno cominciato a mormorare a quel punto gli unionisti, perché se il «sì» di Glasgow era scontato, la voglia di indipendenza così evidente per le strade tappezzate di bandiere, nel segreto dell'urna ha subito alla fine una battuta d'arresto.
Finché - dopo il largo successo degli unionisti (60%) fatto segnare da Edimburgo, a fare i conti è arrivata la Bbc che ha dato l'annuncio ufficiale della bocciatura dell'indipendenza dopo aver calcolato il superamento della soglia matematica dei «no».

Salmond: «Accettiamo la vittoria del 'no'»

Il premier britannico, David Cameron.

Tra i primi ad ammettere la sconfitta è stato lo stesso Salmond. «Accettiamo la vittoria del 'no'», ha detto il premier scozzese parlando a Edimburgo quando ormai non c'erano più dubbi sul risultato del voto. Aggiungendo: «Riconosciamo la scelta democratica degli scozzesi».
Quindi Salmond ha ringraziato i sostenitori dell'indipendenza. E rivolto a Londra ha incalzato: «Si onorino lo promesse, Lo chiedano tutti gli scozzesi».
Lo scozzese ha promesso a sua volta di lavorare con e nel Regno rimasto Unito, ma non s'è dimenticato dell'impegno: se votate «no» avrete più poteri, aveva detto Westminster compatta fino all'ultimo accorato appello.
SODDISFATTO CAMERON. Sul fronte opposto, verso le 7 locali (le 8 in Italia) ha parlato anche il premier britannico David Cameron che già prima su Twitter aveva ringraziato Alistair Darling, leader del movimento del «no» e fatto i complimenti a Salmond «per la campagna combattuta con forza».
«È il tempo per il nostro Regno Unito di andare avanti», ha esordito il capo del governo inglese parlando davanti a Downing Street.
Quindi Cameron ha sentenziato: «La questione ora è stata risolta per una generazione o, come ha detto Salmond, per una vita».
PIÙ POTERI A EDIMBURGO. Tuttavia, il premier britannico, ribadendo l'impegno a devolvere ulteriori poteri a Edimburgo, ha spiegato di voler «rispettare le promesse fatte alla Scozia in pieno». Cameron ha anche parlato di una bozza di legge al riguardo «entro gennaio».
«Gli scozzesi hanno mantenuto unito il nostro Paese formato da quattro nazioni e come milioni di altre persone sono felicissimo», ha continuato il leader britannico. Che ha promesso agli scozzesi «più poteri sulla gestione dei loro affari», spiegando inoltre che questo varrà «ugualmente per gli abitanti di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord».

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