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DOPO IL VOTO 19 Settembre Set 2014 0605 19 settembre 2014

Referendum Scozia: «no» in vantaggio. Lo spoglio in diretta

Vittoria degli unionisti col 55,4%. Salmond ammette la sconfitta. Soddisfatto Cameron.

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Doveva essere il giorno dell'indipendenza della Scozia. S'è trasformato nella conferma che dall'annessione nel Regno Unito del 1707, Edimburgo non ha ancora voglia di separarsi da Londra.
«NO» AVANTI. Nei risultati ufficiali del referendum del 18 settembre, infatti, il «no» ha vinto sui «sì»: sulla totalità dei voti scrutinati, gli unionisti sono risultati in testa con il 55,3% (2 milioni di voti) mentre gli indipendentisti si sono fermati al 44,7% (1,61 milioni) a fronte della straordinaria partecipazione alle urne dell'84,48%.
CAMERON SODDISFATTO. La conferma che il Regno Unito non si deve sciogliere è poi arrivata dal premier britannico David Cameron che s'è congratulato con Alistair Darling, leader della campagna per il «no» al referendum sull'indipendenza scozzese, per il suo impegno.
Il capo del governo inglese, che rischiava il posto in caso di vittoria del «sì», ha elogiato il politico via Twitter per quella che ha definito una campagna «ben combattuta». E lo stesso Cameron ha annunciato una dichiarazione per le 7 locali (le 8 in Italia) sul risultato del referendum.

Anche la regina Elisabetta II ha annunciato di voler rilasciare una dichiarazione scritta sul voto. Secondo i media britannici, sarà un appello alla riconciliazione all'interno del Regno Unito dopo la campagna referendaria che ha messo a dura prova il Paese.
«La gente di Scozia ha scelto l'unità sulla divisione», è stato il commento di Alistair Darling nel suo primo intervento dopo il risultato del referendum scozzese.
RESA DI SALMOND. Quindi la resa del primo ministro scozzese Alex Salmond ha sancito il definitivo trionfo degli unionisti.
«Ben fatto a Glasgow e a tutti gli scozzesi per questo incredibile sostegno», ha scritto il leader degli indipendentisti su Twitter quando ormai lo scrutinio del referendum per l'indipendenza non ha lasciato più dubbi sul risultato finale.
Poi, intervenento nel quartier generale del comitato per il «sì», Salmond ha accettato l'esito del voto: «Riconosciamo la scelta democratica degli scozzesi», ha detto il primo ministro.

Il 'first minister', nel discorso con cui ha accettato il «verdetto democratico» degli scozzesi, ha sottolineato tuttavia anche il numero dei voti a favore del «sì» e ha ricordato immediatamente a Londra che «sono state fatte delle promesse che vanno onorate»: un riferimento all'impegno preso dai leader dei principali partiti a Westminster di riconoscere maggiori poteri alla Scozia se avesse votato «no». La Scozia ora «se lo aspetta», ha detto Salmond, «lo chiedano tutti gli scozzesi».

«No» in vantaggio sin dai primi exit poll

Una fase dello scrutinio del referendum sull'indipendenza della Scozia.

Che il «no» fosse avanti lo si era, però, capito fin dai primi exit poll. Nella rilevazione dell'istituto YouGov reso noto alla chiusura dei seggi, gli unionisti erano dati in vantaggio con il 54% dei voti.
Le prime conferme, poi, sono arrivate dalle più piccole e più remote contee del Paese - come quelle di Clackmannanshire (53,8% contro 46,2%), di Orkney (67,2% contro 32,8%), delle Shetland (64% contro 36%) e western islands (53% contro 47%) - dove hanno prevalso i «no».
UNIONISTI A EDIMBURGO. Pure la capitale della Scozia, Edimburgo, ha detto no all'indipendenza, con un risultato che ha lasciato pochi dubbi sull'orientamento dei suoi abitanti: gli unionisti hanno prevalso con il 61% dei voti, mentre i separatisti si sono bloccati al 39%.
Vittoria del «No» anche ad Aberdeen (59% contro 41%), prima tra le principali città scozzesi a essere scrutinata.
«SÌ» A DUNDEE E GLASGOW. Poche, invece, le contee dove ha prevalso il «sì». A preferire l'indipendenza è stato il collegio di Dundee, roccaforte indipendentista nota come «Yes City»: qui il «sì» ha chiuso in vantaggio con il 57,35%, mentre il «no» s'è fermato al 42,65%.
Risultati simili a Glasgow, la più grande città della Scozia che ha confermato le aspettative (53,5% per i separatisti contro il 46,5% degli unionisti).

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